domenica, Dicembre 5

Australia: Turnbull di nuovo Primo Ministro Ma con uno scarto minimo: e i problemi sul tavolo sono tanti

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Il terzo problema del II° governo Turnbull, invece, è esattamente lo stesso che affliggeva il primo esecutivo del Primo Ministro, ovvero la presenza di una frangia oltranzista all’interno della sua coalizione di governo, guidata proprio da Tony Abbott, ex Primo Ministro sostituito in favore dello stesso Turnbull. La luna di miele dell’attuale leader conservatore è durata dal Settembre scorso fino alla fine dell’anno, periodo in cui ha mantenuto livelli di soddisfazione inusualmente alti, per poi terminare rapidamente con l’inizio del 2016. La mancanza di un’agenda politica chiara per il Paese, infatti, ha comportato che molta della fiducia riposta in Turnbull venisse meno, risultando sia in una crescente difficoltà di far passare nuovi provvedimenti in Senato, sia in una sempre maggiore distanza con l’elettorato. Ad accrescere questa difficoltà, com’è evidente, sarà la maggioranza ancora più ristretta rispetto al precedente governo.

 

L'indice di gradimento dei principali politici australiani, secondo NewsPoll

L’indice di gradimento dei principali politici australiani, secondo NewsPoll

 

Il quarto problema per il nuovo esecutivo a firma Turnbull è infine rappresentato dal suo principale oppositore, Bill Shorten, il quale ha riacquisito consensi e condotto una battaglia politica molto efficace nel corso dell’ultima campagna elettorale. Shorten, australiano di 49 anni, ha fatto valere un curriculum di tutto rispetto. Nato a Melbourne da padre sindacalista e madre avvocato, ha una laurea in legge presa alla Monash University ed un MBA (Master in Business Administration) alla Melbourne Business School. Si interessa alla politica sin dai primi anni, lavorando part-time per parlamentari laburisti e associazioni studentesche.

Finiti gli studi si dedica alla professione di avvocato presso uno studio legale specializzato nella difesa di associazioni sindacali. A partire da questo momento, Shorten si dedica pienamente all’attività sindacale, arrivando a ricoprire la carica di Segretario del Sindacato dei Lavoratori Australiani (AWU) per sei anni. Divenuto parlamentare nel 2007, comincia a dedicarsi alla politica a tempo pieno. Nel 2010 viene nominato Ministro per i Servizi Finanziari e le Pensioni, nel 2011 diventa Ministro del Lavoro e in seguito assume la guida di altri ministeri, fino a diventare capo dell’opposizione nel 2013.

E’ opportuno aggiungere che Shorten ha dichiarato che, nella sua opinione, si tornerà alle urne entro un anno, una condizione che accrescerebbe ulteriormente l’instabilità politica interna d’Australia, un Paese che ha avuto 5 Primi Ministri nell’arco di solo 6 anni.

Turnbull, d’altro canto, ha un passato molto diverso. Per usare le parole del politologo Daniel Johnson in un’intervista rilasciata a L’Indro lo scorso 21 Marzo: “Malcolm Turnbull è un imprenditore di successo e un politico di lungo corso, un personaggio molto conosciuto e chiacchierato in Australia, probabilmente meno all’estero. Nato nel 1954 a Sydney – questo è importante per le campagne elettorali – è figlio di una professoressa universitaria e di un broker del settore alberghiero. Turnbull ha avuto molto successo come uomo d’affari, alcuni dei suoi maggiori punti d’orgoglio sono stati il diventare Direttore di Goldman Sachs Australia e successivamente socio di Goldman Sachs International, così come tutti gli Australiani conoscono la sua esperienza nel campo di internet. A livello politico, poi, Turnbull è conosciuto come colui che tra i Liberali – conservatori, in Australia, al contrario degli USA – si è sempre dichiarato fervido repubblicano, sostenitore della necessità di dotare l’Australia di una nuova bandiera nazionale e favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, temi per i quali ha compiuto molte battaglie politiche. Da Primo Ministro, però, devo dire che con tutta probabilità ha deluso le molte e significative aspettative che si avevano nei suoi confronti”.

Il responso delle urne, dunque, ha tutta l’aria di essere un ultimatum per Malcolm Turnbull, un Premier che ha entusiasmato ma anche deluso, ora alle prese non solo con problemi come le debolezze dell’economia, il rischio terrorismo e le crescenti diseguaglianze socio-economiche, ma anche con un parlamento che sembra sempre più un’anatra zoppa, potenzialmente inadatto per fronteggiare le tante sfide che gli verranno poste nei prossimi mesi.

 

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