lunedì, Agosto 2

Australia: Turnbull di nuovo Primo Ministro Ma con uno scarto minimo: e i problemi sul tavolo sono tanti

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Il Primo Ministro Malcolm Turnbull ha dichiarato vittoria, così come il capo dell’opposizione Bill Shorten ha ammesso la sconfitta alle urne. Dopo otto giorni dalle elezioni federali anticipate tenutesi lo scorso 2 Luglio, il conteggio dei voti ha finalmente permesso di chiarire chi tra i due contendenti possa considerarsi il nuovo capo dell’esecutivo, seppure con molti e importanti dubbi. In Australia, infatti, è contemplata la possibilità di un governo di minoranza, un’eventualità che non è ancora del tutto da escludere. Un governo di minoranza rappresenta – laddove costituzionalmente permesso – un esecutivo in cui il partito o la coalizione con il maggior numero di seggi in parlamento non ha la maggioranza necessaria per governare, una condizione che richiede, inevitabilmente, una serie di accordi con i partiti minori, con i candidati indipendenti o entrambe le cose, al fine di raggiungere la maggioranza per permettere al governo di svolgere il suo compito con tranquillità.

Nel caso specifico dell’Australia, gli occhi sono puntati sulla Camera dei Rappresentanti (House of Representatives) per la formazione dell’esecutivo, con 76 seggi su 150 per avere la maggioranza nella cosiddetta “camera bassa”, laddove il Senato è tradizionalmente la “camera alta”. Secondo gli ultimi risultati della commissione elettorale australiana, la coalizione guidata da Turnbull se ne sarebbe già assicurati 74, con una buona probabilità, secondo le analisi dei distretti elettorali ancora incerti, di conquistarne altri 2.

Tutto bene, dunque? Non proprio, perché le incertezze restano tante, e le principali sono 4. Cominciando dalla prima, bisogna considerare che, qualora il governo riuscisse formalmente a porre le basi per un esecutivo di maggioranza, questo sarebbe marcatamente più fragile del precedentegià noto per essere uno dei meno stabili degli ultimi anni – dal momento che la maggioranza ipotetica sarebbe molto più ristretta rispetto al primo governo Turnbull.

In second’ordine, qualora Turnbull riuscisse solo a formare un governo di minoranza, questo nascerebbe con un duplice cattivo auspicio. Dando per scontata la evidente difficoltà di un governo che non ha una propria maggioranza in parlamento, nel caso in questione uno dei tre indipendenti che hanno promesso – in cambio di cosa, è ancora da vedere – di sostenere l’esecutivo in caso di una mancata maggioranza, non è certo noto per essere un politico moderato o affidabile. Si tratta di Bob Katter, frequentemente citato come uno dei più duri cowboys della politica australiana, un ultra-conservatore anche favorevole all’utilizzo di armi da fuoco per i civili. Gli altri due indipendenti che hanno annunciato sostegno all’esecutivo sono Cathy McGowan  ed Andrew Wilkie.

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