venerdì, Luglio 30

Australia: tra industria mineraria e ambiente E’ uno dei maggiori esportatori di minerali al mondo, ma presenta anche una biodiversità unica

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I vantaggi di una terra sconfinata, ricca di risorse e sottopopolata, appaiono evidenti in un contesto geografico dominato da Paesi asiatici con caratteristiche inverse, ma è soltanto di recente che Canberra si è imposta come riferimento socio-economico nel mondo. L’Australia è infatti l’unica grande nazione occidentale ad aver evitato le tenaglie della recessione globale, grazie agli importanti scambi commerciali con i colossi asiatici – principalmente Cina, Giappone, India e Indonesia, fortemente supportati dai molti accordi di libero scambio in fase di attuazione – ed alla reattività dei governi federali. Il settore minerario, in particolare, ha permesso non solo di passare indenne gli anni della crisi economica internazionale, ma è anche alla base del cosiddetto “mining boom”, il boom minerario che ha dato uno slancio crescente all’economia nazionale negli ultimi 15 anni.

Canberra è infatti il maggiore produttore al mondo di bauxite, alluminio e opali, il secondo al mondo di nichel, oro e zinco, il terzo di ferro, uranio, diamanti e gas naturale, il quarto di carbone, nonché uno dei maggiori produttori delle risorse maggiormente usate nei processi industriali. Una delle maggiori preoccupazioni riguardo la fiorente economia australiana, d’altro canto, riguarda proprio l’eccessiva dipendenza di quest’ultima dalle esportazioni di minerali, principalmente verso i partner asiatici. In un’intervista rilasciata a L’Indro all’inizio di quest’anno, tuttavia, l’economista Daniele Fano aveva chiarito come lo sfruttamento delle abbondanti risorse naturali del Paese fosse inevitabile: «L’Australia è il principale fornitore dei minerali necessari per la crescita dei grandi Paesi asiatici. Risulta quindi chiaro come l’economia australiana sia legata all’andamento di economie come quella cinese e, in misura minore, di Giappone, Indonesia e India. L’Australia deve indubbiamente lavorare sulla diversificazione dei settori della propria economia, come sta facendo grazie all’ importanza dei servizi, ma deve, nonostante tutto, continuare a lavorare nei settori dove possiede un maggior vantaggio comparato, come quello minerario».

L’industria mineraria australiana, il cui indotto contribuisce al PIL nazionale per circa il 9%, deve tuttavia confrontarsi con la necessità di salvaguardare le preziose caratteristiche ambientali del Paese, uniche al mondo. L’Australia vanta infatti uno dei maggiori livelli di biodiversità al mondo, dovuto principalmente al lungo isolamento che il sub-continente australiano ha vissuto ed alle sue considerevoli dimensioni. Nonostante la maggior parte del territorio sia arido, il 91% è coperto da vegetazione nativa australiana, in gran parte flora semi-desertica. Sono inoltre 17 i territori australiani considerati Patrimonio dell’Umanità, tra cui la Grande Barriera Corallina – la più grande al mondo – il Parco Nazionale di Uluru con la celebre Ayers Rock, Fraser Island – la più grande isola sabbiosa al mondo –  le Blue Mountains e le Riserve Tropicali del Nordest. Più del 10% dell’intero territorio australiano è protetto dalle leggi per la conservazione ambientale e più del 7% delle sue vaste acque territoriali sono inserite in riserve nazionali.
Il lunghissimo isolamento dagli altri continenti e le grandi dimensioni del territorio hanno influito in modo estremamente marcato sui numeri della biodiversità australiana: sono più di un milione le specie animali e vegetali presenti in Australia, meno della metà delle quali sono state studiate e classificate scientificamente. L’84% dei mammiferi, l’85% delle piante con fiore, l’89% dei pesci costieri e d’acqua dolce e oltre il 45% di tutti i volatili sono specie uniche, presenti solo in Australia.

Questa enorme varietà di ecosistemi e di climi comporta, tuttavia, una notevole fragilità intrinseca. Sono infatti molti i problemi che l’ambiente australiano si trova a dover fronteggiare, alcuni storici, altri più recenti. Una delle criticità più antiche è la scarsità di acqua dolce, l’Australia è infatti il Paese abitato più arido al mondo e questo ha creato, e continua a creare, nuove sfide per ogni Governo. Altre fondamentali criticità sono rappresentate da acidificazione del suolo e degli oceani, cambiamenti climatici, inquinamento minerario, deforestazione, urbanizzazione e aumento della mole di rifiuti, fenomeni spesso riconducibili alle intense attività minerarie australiane.

Secondo quanto riportato in un documento ufficiale dell’ Australian Bureau of Statistics (ABS – l’istituto nazionale di statistica australiano), infatti, il governo federale riconosce che l’impatto dell’industria mineraria sull’ ambiente è un problema che riguarda tutti i cittadini australiani, non solo gli esecutivi. Tale preoccupazione è stata inoltre associata al nuovo livello di coscienza ambientale degli Australiani e dei molti turisti che visitano il Paese ogni anno, comportando una maggiore attenzione sui possibili danni dei processi di estrazione, lavorazione e trasporto delle risorse naturali.

Sono dunque diversi i rischi derivanti dalle esplorazioni sia marittime che terrestri, dell’estrazione, lavorazione e trasporto dei minerali, dei processi di acidificazione del sottosuolo, causati dal contatto di minerali altamente solforosi con acqua ed ossigeno, della contaminazione delle falde acquifere con residui di metalli pesanti. Un ulteriore problema è rappresentato dalle enormi quantità di acqua che tali processi richiedono, una necessità che è in netto contrasto con la storica scarsità di acqua del Paese. Altri aspetti critici, poi, sono una diretta conseguenza dell’inquinamento da agenti chimici, dei processi di erosione e desertificazione del territorio, dei depositi di scarti di lavorazione, dell’inquinamento indiretto derivante dal grande impiego di energia elettrica e, infine, dalla coscienza del fatto che tale modello non sarà sostenibile in eterno, nonostante le più che abbondanti risorse del sottosuolo australiano.

I governi federali e statali che si sono succeduti nel tempo, tuttavia, non hanno mancato di porre parziale rimedio a tale situazione, attraverso un’attenta gestione dei rifiuti, legislazioni atte a proteggere biodiversità, territorio e clima, a partire dal livello statale fino ad arrivare alle azioni comuni dei Paesi del Commonwealth, dove quest’ultimo si dimostra sempre più attento a tali questioni.

Rimangono, tuttavia, molti dubbi sul futuro del rapporto tra industria mineraria – ancora fondamentale per l’economica australiana – ed il patrimonio ambientale del Paese. Non sono ancora stati dimenticati i diversi casi di corruzione riguardanti concessioni minerarie da parte di autorità locali, così come ha suscitato molte proteste la recente autorizzazione data per realizzare la Miniera Carmichael, la più grande d’Australia ed una delle maggiori al mondo, i cui costi in termini ambientali sembrano essere stati fortemente sottostimati.

E’ tuttavia importante tenere in considerazione come, allo stato attuale delle cose, lo sfruttamento delle enormi risorse del sottosuolo australiano sia inevitabile, sottolineando come un drastico cambiamento delle politiche energetiche sarebbe disastroso per l’intero Paese. E’ però altrettanto importante che tale condizione sia associata alle necessarie misure volte a preservare e valorizzare l’altro patrimonio naturale dell’Australia, ovvero l’ambiente.

 

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