sabato, Maggio 8

Australia, Tony Abbott vacilla ma resiste

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Sydney – Quella che si è appena conclusa è stata una settimana decisamente movimentata per la politica australiana. Il Primo Ministro australiano, Tony Abbott, è infatti in costante calo di consensi già da diversi mesi ormai, una situazione che pesantemente influito anche sull’andamento della politica a livello statale. E’ questo il caso delle elezioni del Queensland, tenutesi il 31 Gennaio scorso, le quali hanno visto sprofondare i Liberali, partito di governo di cui è a capo, a livello federale, lo stesso Abbott. Pochi giorni dopo i malumori all’interno del Partito Liberale sono cresciuti fino ad arrivare alla proposta di un foto di (s)fiducia interno al partito, infine deciso per questo martedì. Abbott, che potenzialmente rischiava di doversi dimettere, ha dunque anticipato la riunione a lunedì, una decisione che ha pagato dal momento che questa si è conclusa con 61 voti contrari alla mozione di sfiducia e 39 favorevoli.

Tuttavia è meglio procedere con ordine. Il Queensland è, come la maggior parte degli Stati e dei Territori australiani, uno Stato tendenzialmente conservatore, in virtù non solo di un passato, ma anche di un’economia e conseguentemente di una società maggiormente orientate verso un moderato progressismo che non intacchi i pilastri della politica nazionale. Le elezioni svoltesi il 31 Gennaio scorso si contestualizzavano dunque in un momento in cui i consensi dei Liberali, a livello federale, erano in calo, ma ci si attendeva un margine piuttosto ristretto tra i due maggiori partiti. Così non è stato, tanto che il Premier uscente, Campbell Newman, ha perfino perso il suo seggio di Ashgrove, con un calo di voti personali del 9,8%.

Newman ha annunciato le sue dimissioni non appena cesserà di esercitare le funzioni di Premier del Queensland, tuttavia le ripercussioni di tale sconfitta si sarebbero sentite anche al di fuori dei confini dello Stato. Nonostante il conteggio del voti non sia ancora terminato, infatti, l’88% delle schede vagliate indica che i Laburisti disporrebbero di 44 seggi, uno meno di quanto necessario per formare un governo di maggioranza, mentre i Liberali si fermerebbero a 39 seggi.

Come si suol dire, dunque, la sconfitta nel Queensland è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, motivo per cui i molti Liberali scontenti hanno organizzato il voto di fiducia per vagliare la forza politica residua del Primo Ministro australiano, impegnato ormai da anni nella politica del Paese. Tony Abbott, nato a Londra nel 1957, è parlamentare australiano dal 1994. Laureato in Giurisprudenza, ha lavorato come giornalista, dirigente d’azienda e consigliere politico. Ministro del Lavoro nel 1998 con il Governo Howard, è stato anche Ministro della Salute nel 2003 con lo stesso Capo di Governo. Abbott è a capo del Partito Liberale dal 2009, riflette una visione moderna ma non riformista della politica australiana, con posizioni conservatrici riguardo i temi di politica interna – politiche familiari, monarchia costituzionale, economia, aborto – ed estera.

Tony Abbott è stato l’uomo che nel Settembre 2013 ha riportato la coalizione conservatrice al governo dopo sei anni di guida laburista, quest’ultima più volte caratterizzata da voti di fiducia interni al partito, analogamente a quanto accaduto lunedì tra i Liberali. L’Australia infatti, generalmente caratterizzata da una forte stabilità politica, ha visto succedersi nel 2013 tre governi nell’arco di un solo anno, per la prima volta dal 1945.

L’ex Primo Ministro laburista, Julia Gillard, è stato in carica dal giugno del 2010 fino al giugno 2013. Il 26 giugno dello stesso anno, il collega di partito ed ex Primo Ministro Kevin Rudd vinceva la votazione interna al Partito Laburista Australiano, costringendo Gillard a rassegnare le sue dimissioni. Il giorno seguente, Rudd veniva nominato nuovo Premier dal Governatore generale. Il secondo Governo Rudd nasceva con il pesante fardello di dover traghettare un Partito Laburista, diviso ed in calo di consensi, alle elezioni che si sarebbero tenute circa tre mesi dopo. Il secondo mandato del leader laburista era, quindi, tutt’altro che facile, contraddistinto dal tentativo di contrastare la coalizione rivale di centrodestra sui principali temi dell’agenda politica australiana, ovvero economia, immigrazione, sanità, educazione e ambiente. Proprio su questi temi vincevano Abbott e i conservatori. Fu dunque in quell’occasione che il neoeletto Premier australiano dichiarò: «Il vento è cambiato. Da oggi, l’Australia ha una nuova gestione ed è pronta ancora una volta a fare business».

Tornando ad oggi, nel discorso di lunedì mattina il Primo Ministro australiano indicava il voto di pochi minuti prima come una forte e definitiva conferma del suo operato e del suo governo nel complesso, una dichiarazione del tutto prevedibile e comprensibile date le circostanze. Sono molti, tuttavia, gli analisti e i parlamentari che non ritengono affatto richiusa la lacerazione interna al partito. Le motivazioni principali sono due: la manifesta difficoltà dell’esecutivo nel mantenere un livello di consenso necessario per governare senza troppe difficoltà e la presenza di figure che potrebbero rimpiazzare entro pochi giorni Tony Abbott come Primo Ministro.

I due personaggi di cui si è parlato ininterrottamente per diversi giorni sono Malcolm Turnbull e Julie Bishop. Il primo è una figura storica del Partito Liberali, un veterano della politica australiana dall’aspetto e dal comportamento dinamico ma ben controllato, da sempre apprezzato dai conservatori australiani. Turnbull è nato nel 1954 a Sydney e si è laureato in legge sia presso l’università di Sydney sia presso quella di Oxford. Ha lavorato come avvocato per diversi anni, per poi darsi alla gestione di diverse aziende australiane, alcune delle quali fondate da lui stesso e operanti nel settore dell’informatica. L’impegno in politica è anch’esso di lungo corso e risale al 1993 a partire dal quale, nel corso degli anni, ha ricoperto cariche importanti come quella di Deputato nel parlamento federale, Ministro dell’Ambiente, leader del Partito Liberale all’opposizione e Ministro delle Comunicazioni, ruolo che svolge attualmente. Turnbull era dato per favorito alla carica di Primo Ministro qualora Tony Abbott non fosse riuscito a passare indenne la votazione interna al partito.

L’altro nome è quello di Julie Bishop, apprezzata veterana dei liberali e Vicepresidente del partito da 8 anni. Nata a Lobethal, South Australia, nel 1956, è laureata in legge presso l’università di Adelaide ed ha lavorato come avvocato per diversi anni. Come Turnbull, anche Bishop ha ricoperto funzioni importanti per i Liberali, come quella di Deputato al parlamento federale, Ministro per le Politiche Sociali, Ministro per le Politiche Femminili, Ministro dell’Educazione e Ministro degli Esteri, ruolo che ricopre tuttora. Julie Bishop era la seconda figura ipotizzata per un’eventuale sostituzione di Abbott come capo dell’esecutivo. Tuttavia la sua nota vicinanza al Premier, sia dal punto di vista personale che da quello politico, ha comportato che Turbull le fosse preferito nella corsa – categoricamente smentita da entrambi – per la poltrona di Primo Ministro dell’Australia.

Non appena conclusa la votazione Abbott ha dichiarato: «Il Partito Liberale ha affrontato la votazione interna e ora la questione è alle nostre spalle. Io amo questo Paese, e farò del mio meglio per aiutarlo a crescere a ad avere successo». Pur lasciando il processo alle intenzioni a qualcun altro, sono in molti ad avere dubbi sull’effettiva tenuta della guida di Tony Abbott per il futuro.

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