sabato, Aprile 17

Australia, matrimoni gay: la parola al Parlamento field_506ffb1d3dbe2

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Con una decisione prevista da tempo, la Corte Suprema australiana, nei giorni scorsi, ha annullato la legislazione dell’ACT – Australian Capital Territory – in materia di matrimoni tra persone dello stesso sesso. A Canberra, capitale dell’ACT, le prime nozze gay erano state celebrate il weekend antecedente al pronunciamento della suprema Corte, dando seguito alle recenti leggi varate lo scorso ottobre dal Parlamento del piccolo Stato australiano, in linea con quanto successo da poco in Paesi vicini come la Nuova Zelanda.
Il provvedimento, noto sotto il nome di ‘ACT’s Marriage Equality Act’, è approvato con una stretta maggioranza di 9 voti contro 8, supportato dall’alleanza di scopo di Greens e Laburisti, ma osteggiato dai Liberali. I media locali hanno parlato di un ‘evento storico di importanza nazionale’, lasciando intendere che i parlamenti degli altri Stati e Territori avrebbero potuto seguire, in un futuro vicino, la stessa strada. Entusiasti sono stati i leader dei movimenti politici che avevano sostenuto il passaggio della legge. I Greens hanno rivendicato un’importante vittoria per il loro partito di opposizione, mentre i Laburisti si sono dimostrati coerenti con le dichiarazioni del loro ex leader ed ex Primo Ministro Kevin Rudd. Quest’ultimo, infatti, durante l’ultima campagna elettorale che lo ha visto sconfitto, promise di legalizzare i matrimoni egualitari entro i primi 100 giorni, qualora avesse vinto le elezioni. Ma i risultati elettorali sono stati diversi e hanno visto vincitore il capo della coalizione conservatrice, Tony Abbott, attuale Primo Ministro con una formazione di stampo religioso.
Il nuovo Premier, nei suoi primi 100 giorni, ha dettato un’agenda politica decisamente diversa da quella promessa dal proprio rivale, eliminando Carbon Tax e Mining Tax, aprendo nuove raffinerie marine, introducendo nuove politiche migratorie restrittive e, congiuntamente, chiudendo la porta in faccia ai matrimoni gay promessi da Laburisti e Greens. Abbott si è da sempre impegnato nel supportare i valori dell’Australia meno progressista e più tradizionale, mettendo in chiaro da subito che l’Australia riconosce i diritti delle coppie omosessuali tramite le unioni di fatto presenti ormai da anni, senza la necessità di matrimoni gay: «Mi rivolgo alle persone che si sono sposate in questo breve lasso di tempo. Eravate a conoscenza della possibilità che questi matrimoni venissero annullati dalla Corte Suprema. Comprendo che sia uno sviluppo deludente per voi, ma questo era uno scenario previsto».
La situazione famigliare del premier australiano è, tra l’altro, decisamente sensibile a questa tematica, proprio a causa della sorella omosessuale, Christine Forster: «Le mie questioni familiari non hanno cambiato le mie idee sul fatto che il matrimonio deve essere solo tra un uomo e una donna. Ovviamente auguro tutto il bene possibile a mia sorella e, se ci sarà una cerimonia di qualche tipo, sarò felice di partecipare e di portare un regalo».

La decisione della Corte Suprema, tuttavia, è tutt’altro che negativa per i promotori delle nozze gay in Australia. Nelle motivazioni della sentenza, infatti, si specifica che questa è stata negativa solo perché la legislazione dell’ACT è in contrasto con quella federale, non ponendo alcun ostacolo costituzionale ad una modifica di quest’ultima, come chiaramente delineato dai giudici della suprema Corte: «La legge che disciplina i matrimoni deve adattarsi e bisogna riconoscere che la materia è decisamente più complessa di quando questa sia stata scritta. La giurisprudenza di alcuni paesi prevede la poligamia. Le leggi di altri paesi, in contesti costituzionali molto differenti fra loro, permettono ora il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questi fatti non possono essere ignorati o nascosti, il discorso ora è quale sia il significato stesso del concetto di matrimonio. L’assenza di una legge che disciplina il matrimonio tra persone dello stesso sesso a livello federale, tuttavia, non autorizza i parlamenti statali a redigerne di nuove. Non può esistere una legge statale che operi parallelamente con una diversa disposizione federale, ed è per questo che il provvedimento è stato annullato». Annullato all’unanimità’ con 6 voti a zero, ma ora la strada da seguire è chiara e punta direttamente verso il Parlamento federale di Canberra.
La discussione di questo tema è stata infatti inserita nell’agenda parlamentare
, mentre gli schieramenti sono divisi su un eventuale voto di coscienza, libero quindi dalle logiche di partito. L’opposizione di Laburisti e Greens è compatta nell’appoggiare il voto di coscienza, mentre gran parte della coalizione conservatrice opterebbe per il contrario. Non tutti gli uomini di Abbott sono, tuttavia, contrari al voto libero. Malcolm Turnbull, ex capo dei Liberali, ex capo dell’opposizione ed attuale Ministro per le Comunicazioni, è infatti uno dei più apprezzati conservatori del Paese e sostiene il voto di coscienza in Parlamento riguardo alle unioni gay: «Credo sia molto probabile che i parlamentari della Coalizione avranno la possibilità di esprimere liberamente il proprio voto. Credo anche che ci sia una ragionevole probabilità che un atto parlamentare per il matrimonio egualitario passi in questo parlamento». Diverse richieste di dimissioni da Ministro sono pervenute a Turnbull da colleghi di partito come il Senatore Cory Bernardi, mentre il Primo Ministro Abbott tenta di non gettare benzina sul fuoco: «Sia Turnbull che Bernardi hanno il diritto di avere opinioni diverse. Conoscete la mia opinione però, e potete prevedere come si comporterà la Coalizione in caso di votazione in parlamento su questa materia. Siamo convinti che il matrimonio debba rimanere tra uomo e donna, senza nulla togliere ai diritti dei gay espressi dalle unioni civili».
Dall’opposizione arrivano, invece, segnali di grande apertura alle dichiarazioni di Turnbull, mentre il numero due dell’opposizione, Tanya Plibersek, annuncia la presentazione di un atto parlamentare volto in tal senso ed auspica la collaborazione di tutti i parlamentari della Coalizione, per promuovere un’istanza che «è al di là della politica».

È certo che ora le 30 persone che hanno contratto il matrimonio nell’ACT ne vedano annullata la validità, mentre le altre persone in lista d’attesa, più di 40 solo nei giorni scorsi, non avranno la possibilità di sposarsi fino all’elezione del prossimo governo laburista. L’alternativa è rappresentata dalle battaglie in Parlamento, seguite con attenzione da tutti gli australiani, nessuno escluso.

 

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