Australia, l'Alta Corte dà l'ok ai campi di detenzione off-shore Pagata l'isola del Pacifico di Nauru per trattenere i migranti

L’Alta Corte australiana ha stabilito che la politica del Paese di inviare i migranti nei campi di detenzione off-shore è legale. A contestare la decisione era stata una donna del Bangladesh, che riteneva illegale la decisione dell’Australia di pagare Nauru, piccola nazione del Pacifico, per trattenere i richiedenti asilo che tentano di raggiungere le coste australiane con delle imbarcazioni. La donna era stata portata a Nauru nel gennaio 2014, ma è stata rimandata poi in Australia nel mese di agosto per assistenza medica a causa delle complicazioni della sua gravidanza. Dopo il parto ha ottenuto un’ingiunzione del tribunale, che impediva il suo ritorno a Nauru in attesa di una decisione della corte. Ma lei era solo uno dei 267 richiedenti asilo, tra cui 72 bambini, che sono rimasti in Australia proprio grazie a questo caso.

«Ora la legalità è una cosa, la morale è un altro», il commento di Daniel Webb, del Human Rights Law Centre. «E’ fondamentalmente sbagliato condannare queste persone ad una vita nel limbo su una piccola isola, cancellare questa legge è tutto ciò che sarebbe bastato al nostro primo ministro o al nostro ministro dell’immigrazione per fare la cosa giusta». A condannare i campi di detenzione anche l’ONU, che ha segnalato le difficili condizioni al suo interno e i diversi abusi ricevuti da alcuni bambini. A difendere la decisione il premier Malcolm Turnbull: «Non c’è dubbio, se vogliamo mantenere i nostri confini sicuri, se vogliamo evitare che la gente anneghi in mare, se vogliamo mantenere il sostegno per la nostra politica sull’immigrazione, abbiamo bisogno di un regime di forte protezione delle frontiere». Ma le polemiche non finiranno qui, così come successo lo scorso anno, quando l’Australia pagò per riportare una barca di immigrati in Indonesia.

(video tratto dal canale Youtube di Euronews)