sabato, Settembre 18

Australia, industrie automobilistiche a rischio field_506ffb1d3dbe2

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Sydney È polemica in Australia sul futuro dell’industria automobilistica nazionale. L’intero settore, dominato da Holden, Ford Australia e Toyota Australia, è infatti in continuo calo e mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. L’esecutivo australiano, guidato dal conservatore Tony Abbott, si trova così per la seconda volta in pochi giorni a dover affrontare un dibattito circa il futuro di una delle icone dell’economia australiana. È ancora tutta aperta, infatti, la discussione sulla Qantas, storica compagnia aerea di bandiera che versa in acque tutt’altro che calme. Il comparto automobilistico, con vendite di circa mezzo milione di veicoli negli anni ’70, registra da allora costanti cali nelle vendite, fermandosi a quota 200.000 unità previste per il 2013.

Nata negli ultimi anni del XIX secolo, l’industria automobilistica australiana si è sviluppata in modo più significativo a partire dagli anni ’40 del secolo scorso, vedendo avvicendarsi da allora sul mercato circa un centinaio di case automobilistiche. Poco note in Europa continentale, le vetture australiane sono conosciute e apprezzate da tempo in diverse parti del mondo. Negli Stati Uniti, infatti, la celebre sportiva Pontiac GTO è una Holden Monaro cui è stato cambiato qualche dettaglio nella carrozzeria, stesso discorso per la britannica Vauxhall VXR8, anch’essa sportiva australiana sotto mentite spoglie. Caratterizzate da grandi ingombri, mole non indifferente, particolare attenzione a comfort, dotazione, prestazioni e semplicità costruttiva, le automobili australiane hanno scavato negli anni una piccola ma significativa nicchia nel panorama automobilistico mondiale, forti di svariati accordi industriali con grandi gruppi stranieri. L’icona nazionale Holden, nasce infatti nel 1856 come selleria, per poi fare il proprio ingresso nel settore automobilistico nel 1908, trasformandosi nel ramo australiano e neozelandese del colosso americano General Motors. La Holden fa tuttora parte del gruppo GM e, negli anni, le sinergie tra queste ed altre importanti case hanno prodotto diverse vetture i cui componenti venivano condivisi da marchi diversi come Chevrolet, Isuzu, Nissan, Opel, Suzuki, Toyota e Vauxhall. Le recenti dichiarazioni della GM non lasciano molte speranze e lasciano intendere che ci sia l’ipotesi di terminare la produzione nel 2017.

L’altro grande marchio australiano è Ford Australia, divisione australiana della Ford fondata nel 1925, la quale ha una gamma di autovetture progettate e prodotte interamente in Australia secondo standard nazionali. La terza grande contendente è invece Toyota Australia, fondata nel 1958 e spesso al primo posto per numero di auto vendute in Oceania. La difficile coesistenza tra questi grandi gruppi è messa a dura prova da un calo generalizzato delle vendite di automobili di questi marchi, al pari di una costante crescita di altre compagnie storicamente meno influenti in questi mercati. La prima bandiera bianca è stata alzata da Ford Australia la quale, nel maggio scorso, ha dichiarato l’intenzione di chiudere tutti gli stabilimenti entro il 2016, dopo 91 anni nel panorama industriale australiano. La casa automobilistica ha rilasciato un comunicato in cui si evidenziavano le ingenti perdite cui il gruppo faceva fronte da anni: 141 milioni di dollari nel 2012, 290 nell’anno precedente ed oltre 600 negli ultimi cinque anni. La decisione, che ha scatenato polemiche trasversali, porterà al licenziamento graduale di circa 1.200 lavoratori.

Il timore, adesso, è che anche la Holden possa seguire lo stesso percorso della storica rivale. Il gruppo australiano, infatti, continua ad avere un andamento incerto nelle esportazioni, a fronte di una domanda interna in forte calo nei confronti di vetture di grandi dimensioni. Un altro problema che le case automobilistiche australiane devono affrontare, insieme ai mutati gusti della popolazione, è rappresentato dal prezzo da pagare per continuare a produrre in Australia, oramai proibitivo in un contesto di competizione internazionale. Il costo del lavoro in Australia, infatti, è tra i più alti al mondo e continua a spingere le imprese a spostare la produzione nei vicini paesi del sud-est asiatico, in forte crescita economica ma dai costi di produzione ancora molto bassi. La questione, di rilevanza nazionale come nel caso della Qantas, ha inevitabilmente influenzato il dibattito politico.

John Camillo, sindacalista del South Australia, è dell’opinione che uno dei maggiori problemi sia dovuto alla mancanza di supporto da parte del governo: «Tony Abbott ha il dovere di intervenire, deve salvare l’industria automobilistica perché se Holden fallisce, anche Toyota Australia chiuderà a breve, portandoci entro pochi anni a non avere più una sola automobile prodotta in Australia. Quando osserviamo dov’è diretto il supporto dello Stato, è chiaro che il settore automobilistico viene dopo quello agricolo, quello bancario e quello minerario. Non possiamo permetterci di perdere questo tipo di industria, da essa dipendono indirettamente 200.000 posti di lavoro». Maggioranza e opposizione discutono quotidianamente delle misure da adottare per scongiurare il peggio, senza tuttavia trovare un accordo.

La posizione del Partito Laburista è efficacemente riassunta dal Senatore Kim Carr, il quale è convinto di come la linea del governo sia altamente controproducente, ritenendo che il tentativo di limitare la spesa pubblica ad oltranza si concluderà con il fallimento di grandi aziende nazionali senza che esse abbiano ricevuto il supporto dello Stato. Il Capo dell’Esecutivo Tony Abbott, d’altro canto, ha idee molto diverse su come stiano le cose: «Sin da quando la prima automobile è uscita dalla linea di produzione, l’industria automobilistica di questo paese ha ricevuto un’enorme quantità di denaro pubblico. Noi, oggi, siamo ancora qui a garantire il giusto supporto. Ma non continuerà ad esserci lo stesso fiume di denaro che i contribuenti hanno generosamente finanziato fino a poco tempo fa, questo non sarà più possibile».

Una delle prime misure dell’attuale esecutivo, infatti, è stata quella di rimuovere l’erogazione di 500 milioni di dollari all’anno per supportare l’industria automobilistica australiana, eliminando cosi’ la principale fonte di aiuto economico per l’intero settore. Vista l’intenzione di non voler reintrodurre tale forma di finanziamento pubblico, i dubbi sul fatto che General Motors possa spostare la produzione Holden all’estero sono forti. A tal proposito Abbott ha aggiunto: «Spero che Holden e GM dichiarino al più presto le loro intenzioni, questa situazione di incertezza non fa bene al Paese». Un ulteriore problema potrebbe nascere dal recente accordo di libero scambio stipulato tra Australia e Corea del Sud, uno dei maggiori produttori di automobili al mondo. Industriali e sindacati sono unanimi nell’affermare come tale accordo di libero scambio sia potenzialmente disastroso per la costosa industria australiana dell’auto, la quale ha prodotto nel 2012 solo 220.000 autoveicoli a fronte dei circa 4,5 milioni della Corea del Sud.

Associazioni di industriali, gruppi di pressione e opposizione stanno facendo pressione sul Governo affinché dia seguito ad un documento trapelato in questi giorni, un dossier della precedente amministrazione che quantifica in circa 150 milioni all’anno la cifra necessaria per salvare la Holden e in 300 milioni all’anno quella per salvare l’intero comparto automobilistico australiano, indotto incluso. Intanto la Holden, solo nel mese di settembre, ha tagliato 500 posti di lavoro, mentre ad ottobre Toyota Australia ha licenziato altri 100 operai. Il Governo dovrà agire in fretta per risolvere questioni importanti come quella della Qantas e dell’industria automobilistica nazionale, comparto che impiega direttamente più di 50.000 operai e rappresenta una parte importante dell’economia di stati come il South Australia e il Victoria, contribuendo all’economia nazionale per oltre 20 miliardi di dollari.

 

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