venerdì, Aprile 16

Australia: i Laburisti si riprendono il Victoria Il Partito Laburista torna a vincere nello Stato australiano del Victoria, Andrews è il Premier

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Sydney – Il Victoria, uno degli Stati più importanti dell’Australia, è tornato alle urne, da cui è uscita vincitrice l’opposizione del Partito Laburista guidata dal nuovo Premier Daniel Andrews, mentre esce sconfitto l’ex partito di Governo, il Partito Liberale, ed i Greens, terza forza politica del Paese.

Il Victoria viene da quattro anni di Governo liberale sotto la guida dell’ex Premier Denis Napthine, il quale fu eletto leader dei liberali del Victoria e capo dell’Esecutivo statale il 6 Marzo 2013, in seguito alle dimissioni del predecessore Ted Baillieu per uno scandalo relativo ad alcuni posti di lavoro assegnati ad amici e conoscenti. Tali eventi hanno catturato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica soprattutto a causa dell’importanza dello Stato del Victoria per la politica federale e per l’economia dell’intero Paese.

Posto nel sud-est del Paese, il Victoria confina con il New South Wales a nord, il South Australia ad ovest e lo Stretto di Bass a sud. E’ lo Stato con la maggiore densità di popolazione dell’intero sub-continente e la sua capitale, Melbourne, è la seconda città più popolosa d’Australia (4,4 milioni di abitanti) ed è stata eletta città più vivibile al mondo per quattro anni consecutivi dall’Economist Intelligence Unit (EIU). Melbourne è considerata la metropoli più cosmopolita d’Australia dopo Sydney, mentre le similitudini in termini di ricchezza e popolazione tra il New South Wales ed il Victoria fanno sì che quest’ultimo ricopra un ruolo fondamentale nell’economia del Paese. Il Victoria possiede infatti la seconda maggiore economia tra tutti gli Stati ed i Territori australiani, contribuendo a produrre circa un quarto del PIL nazionale con oltre 360 miliardi di dollari australiani nel 2013. L’economia statale è principalmente fondata sul terziario – finanza, gruppi assicurativi e bancari e settore immobiliare – mentre il manifatturiero, nonostante i grandi cali in termini occupazionali del settore automobilistico, continua a ricoprire un ruolo importante.
L’industria automobilistica australiana infatti, dominata da Holden, Ford Australia e Toyota Australia, è infatti in continuo calo e mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Poco note in Europa continentale, le vetture australiane sono conosciute e apprezzate da tempo in diverse parti del mondo, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti. La difficile coesistenza tra i grandi gruppi automobilistici australiani è stata messa a dura prova da un calo generalizzato delle vendite di automobili di questi marchi, al pari di una costante crescita di altre compagnie storicamente meno influenti in questi mercati. A peggiorare ulteriormente la situazione ha contribuito la decisione dell’attuale esecutivo, lo scorso anno, di cancellare i contributi pubblici di 500 milioni di dollari all’anno per supportare l’industria automobilistica australiana, eliminando così la principale fonte di aiuto economico per l’intero settore. Questo ed altri fattori, come l’eccessivo costo del lavoro, hanno portato alla decisione, da parte dei tre colossi dell’automobilismo australiano, di chiudere tutti gli stabilimenti del Paese entro il 2017, segnando di fatto la fine della produzione di automobili in Australia. Nonostante, dunque, i marchi australiani abbiano deciso di continuare a produrre auto all’estero, soprattutto in Corea del Sud,  questo evento segnerà la fine di una importante realtà industriale durata oltre un secolo.

Nonostante gli scossoni economici derivanti dal forte calo del settore manifatturiero, dalle nuove liberalizzazioni promosse dall’esecutivo e dai dubbi circa gli effetti dei diversi accordi di libero scambio siglati negli ultimi anni, l’economia del Victoria rimane comunque uno dei pilastri del sistema Australia. Questo, assieme al suo importante bacino di voti, risulta in un valore strategico di tale Stato che non può essere modificato da cambiamenti occupazionali di breve termine, motivo per il quale le elezioni del Victoria sono considerate estremamente importanti dalla politica federale.

Le elezioni di quest’anno si sono svolte il 29 Novembre scorso, ma è necessario attendere ancora qualche giorno per poter avere i risultati definitivi. Ciò che è già possibile dire con certezza, ad ogni modo, è che il Partito Laburista ha ottenuto la maggioranza dei seggi e che Daniel Andrews è il nuovo Premier dello Stato. Nato il 6 Luglio 1972 a Williamstown, cittadina del Victoria, Andrews ha fatto la gavetta nel partito sin dal 1993 duranti gli studi universitari, conclusisi tre anni dopo con il conseguimento della laurea. Nonostante si definisca un cattolico “devoto e praticante”, nel 2008, in qualità di Ministro della Salute del Victoria, Andrews ha supportato la riforma della legislazione sull’aborto, eliminando le vecchie leggi restrittive di impostazione Common Law relative all’aborto. E’ noto come in tale occasione Andrews abbia cercato il consiglio di un sacerdote di sua conoscenza, il quale gli avrebbe raccomandato di modificare la riforma in quanto contraria ai principi cattolici. Andrews stesso ha poi confermato di aver replicato dicendo “non è mia intenzione essere un Ministro della Salute cattolico, ma è mia intenzione essere il Ministro della Salute del mio Stato, il Victoria”.

Dopo una campagna elettorale che lo ha visto vincitore su temi come la sanità, l’istruzione e gli investimenti statali, i politologi australiani e diversi analisti di area liberale si sono trovati d’accordo nell’affermare che le recenti politiche di bilancio restrittive dell’Esecutivo federale hanno influenzato l’esito di queste elezioni. E’ infatti impossibile non notare come, in un contesto in cui molte migliaia di posti di lavoro sono stati persi a causa del ritiro dei sussidi pubblici, le nuove politiche economiche varate dal Primo Ministro Tony Abbott abbiano ulteriormente abbassato il livello di popolarità del Partito Liberale nel Victoria.

Nonostante, come accennato in precedenza, sia stato contato circa il 90% delle schede elettorali, è certo che i Laburisti abbiano ottenuto 47 seggi su 88 nell’Assemblea Legislativa del Victoria, 2 in più del numero minimo necessario per poter governare. Questo mostra un lieve miglioramento rispetto al pur buono risultato delle scorse elezioni (43 seggi), mentre l’ex partito di governo, i Liberali, sono passati da 45 a 39 seggi. I Greens invece, terza forza politica del Paese, hanno ottenuto un solo seggio a causa dei meccanismi della legge elettorale, nonostante abbiano ottenuto circa l’11% dei voti.

La sfida per Andrews e i Laburisti del Victoria è ora rappresentata dal problema del calo occupazionale, dai diversi tagli federali a sanità ed educazione – considerati necessari per non far crescere il debito pubblico nazionale – e dai precedenti impegni in investimenti all’estero, come la presenza autonoma del Victoria all’Expo di Milano del 2015. Ad ogni modo, gli ultimi sondaggi effettuati su scala nazionale mostrano un forte calo della popolarità dell’Esecutivo (Liberali al 46% e Laburisti al 54%), così come è in calo la popolarità del Premier rispetto al capo dell’opposizione (Tony Abbott al 36% e Bill Shorten al 43%). Che le elezioni del Victoria siano il primo segno di un’inversione di tendenza a livello nazionale?

 

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