sabato, Aprile 17

Australia: guerra agli zuccheri? Aumenta la prevalenza del diabete, è dibattito sulla tassazione delle bibite zuccherate

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Sydney – In Australia si torna a parlare della possibile introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate, col doppio obiettivo di limitarne il consumo e raccogliere fondi da destinare alla lotta al diabete.

E’ opportuno ricordare che il diabete è, secondo la definizione ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità, «una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina». La patologia è divisa in diabete di tipo 1 e di tipo 2 e, al di là dei sintomi della malattia stessa, può comportare complicanze molto gravi se non trattate, inclusa la retinopatia diabetica, la nefropatia diabetica, la neuropatia diabetica, il piede diabetico, malattie cardiovascolari e complicanze in gravidanza.

Quello sulla possibile tassazione delle bibite zuccherate in lattina è, in Australia, un dibattito che torna periodicamente alla ribalta ma, questa volta, potrebbe essere preso a cuore del governo, sia a causa dei provvedimenti analoghi presi di recente da altri Paesi, sia per via della crescente prevalenza del diabete tra gli Australiani, tra i maggiori consumatori di bibite zuccherate al mondo.

 

Apporto calorico medio derivante dalle bibite zuccherate

Apporto calorico medio derivante dalle bibite zuccherate

 

Questi ultimi figurano infatti spesso in cima alle classifiche socio-economiche internazionali, condizione che rappresenta un vanto sia per la popolazione che per i governi, i quali sono molto reattivi nei confronti dei diversi problemi che, nel corso del tempo, hanno riguardato il proprio Paese. Ecco alcuni dei dati principali: il relativo PIL pro capite, aggiustato secondo la parità del potere d’acquisto, è di 40.073 dollari, ovvero il decimo più alto al mondo; il tasso di disoccupazione è in parte stagionale ed è del 6,4%; l’Indice di Libertà Economica (Index of Economic Freedom) è il quinto al mondo, con un punteggio di 81,4; la qualità di vita è la più alta al mondo secondo l’OCSE, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) dell’ONU è 0,937, il secondo più alto al mondo; l’indice Freedom in the World australiano è il più alto in assoluto; l’indice di corruzione percepita è tra i migliori al mondo all’ottavo posto; l’aspettativa di vita è di 83 anni, la seconda più alta alla pari con l’Italia, mentre la mortalità infantile è molto bassa, con un valore uguale a quello della media UE.

Alla luce di quanto riportato, dunque, stona l’aumento della prevalenza del diabete tra gli Australiani nel corso degli ultimi 35 anni, passato dal 6% all’8,1% di oggi per gli uomini e dal 4% al 7,3% di oggi per le donne. Il sistema Paese ha risposto con un piano nazionale per il contrasto del diabete, uno per ridurre l’inattività fisica, linee guida nazionali per la diagnosi del diabete, un registro nazionale per i malati di diabete e con un recente campionamento su scala nazionale dei fattori di rischio per questa malattia. Mancano, tuttavia, criteri comuni tra i diversi Stati per lo spostamento dei pazienti diabetici da una struttura medica generica ad una specialistica e, soprattutto, un piano nazionale per la riduzione del numero di persone sovrappeso e di quelle obese, due note concause.

Per tornare alla proposta che sta facendo dibattere gli Australiani a più livelli, la nuova legge prevedrebbe una tassa del 20% sulle bevande zuccherate, la quale porterebbe nelle casse dello Stato 400 milioni di dollari australiani all’anno e salverebbe approssimativamente 1.600 vite nell’arco dei prossimi 25 anni, a causa di una diminuzione del consumo di tali bevande di circa il 12,5%.

Quello che bisogna tenere a mente è che, questa volta, la proposta non arriva da associazioni di categoria o da gruppi di intellettuali più o meno versati nella statistica, ma da 4 scienziati che hanno appena pubblicato un importante studio su PLOS One (volume 11, numero 4), nota rivista scientifica internazionale. Lo studio, dal titolo The Impact of a Tax on Sugar-Sweetened Beverages on Health and Health Care Costs: A Modelling Study, porta la firma di J. Lennert Veerman, Gary Sacks, Nicole Antonopoulos e Jane Martin, i quali hanno riportato che, secondo le loro proiezioni, «Venticinque anni dopo l’introduzione della tassa, ci sarebbero 4.400 casi in meno di malattie cardiovascolari, 1.100 persone in meno che vivrebbero con le condizioni post-infarto e una cifra stimata in 1.606 persone vive in più grazie a questa tassa. Quest’ultima genererebbe una cifra stimata di 400 milioni di dollari all’anno per lo Stato. I Governi dovrebbero considerare un aumento delle tasse sulle bevande zuccherate: questo migliorerebbe la salute della popolazione, ridurrebbe i costi della sanità e apporterebbe un diretto beneficio fiscale».

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