martedì, Giugno 15

Australia-Giappone, accordo strategico field_506ffb1d3dbe2

0

abbott_abe_131010_aap_0 

Esiste un altro importante attore nello scacchiere dell’Asia Pacifico. Si tratta dell’Australia, una Nazione dal notevole peso economico nonché strategico, la cui rilevanza non sfugge ai protagonisti dell’attuale scenario geopolitico della regione. In particolare, quella tra l’Australia e il Giappone si presenta come una delle alleanze più solide e durature, in particolare dal punto di vista commerciale (e recentemente anche da quello strategico).

Dopo una breve parentesi di ‘raffreddamento’ diplomatico durante il governo del Primo Ministro Kevin Rudd (2007-2010), noto per le sue simpatie verso Pechino, l’Australia è tornata a ‘corteggiare’ Tokyo, attraverso le parole dell’attuale Primo Ministro australiano, il conservatore Tony Abbot, che ha definito il Giappone come «il miglior amico dell’Australia in Asia».

I primi accordi commerciali tra i due Paesi risalgono al periodo del dopoguerra, ma la vera svolta nelle relazioni tra Giappone e Australia si ha solo nel 1976, con la stipulazione del Basic Treaty of Friendship and Cooperation, di cui è si è celebrato il trentennale nel 2006. A tutt’oggi il Giappone rappresenta per l’Australia una delle principali destinazioni per il proprio export (circa il 20% del totale), in particolare per quanto riguarda il settore energetico, delle risorse minerarie e dei prodotti agricoli; mentre il Giappone esporta essenzialmente tecnologia elettronica, automobilistica e prodotti manifatturieri, coprendo però appena l’11% dell’import totale dell’Australia. Le imprese australiane attuano poi grandi investimenti in Giappone nel settore turistico.

Ma le relazioni non si fermano al piano economico. Ancora una volta, è stato il ‘fattore Cina’ a determinare un avvicinamento anche dal punto di vista strategico-militare. Nel 2002 era stato lanciato infatti un dialogo su base trilaterale tra Australia, Giappone e Stati Uniti, promosso poi a livello ministeriale nel 2006, improntato sulle tematiche della sicurezza e della stabilità regionale e globale. Un tale avvicinamento da parte dell’Australia verso Tokyo e Washington ha però problematizzato i rapporti con Pechino, considerando che essa ha tutt’ora un peso non indifferente nell’agenda diplomatica di Tony Abbot; senza contare poi che dalla Cina dipende circa il 35% dell’export australiano.

Abbiamo ascoltato Jonathan Berkshire Miller, membro del Pacific Forum CSIS (Center for Strategic and International Studies) di cui guida il gruppo di lavoro su Giappone-Corea, che ha analizzato così i rapporti tra Australia e Giappone, alla luce anche del ruolo della Cina e degli Stati Uniti:

Quello tra Australia e Giappone è un rapporto di lunga data, che si esplica su più livelli e con una serie di interessi comuni, tra cui l’impegno congiunto sulla non proliferazione, il disarmo e la promozione di un ordine basato su regole precise nella regione Asia -Pacifico. Tradizionalmente, i due sono anche importanti partner commerciali, con un volume di più di 70 miliardi dollari negli scambi bilaterali. Mentre i legami economici sono rimasti forti nel corso degli anni, c’è stato un leggero calo nelle relazioni politiche durante il governo del partito laburista, sotto Kevin Rudd e Julia Gillard. L’Australia sta cercando di bilanciare la sua visione economica e la necessità concreta di mantenere i propri impegni con Pechino, affiancandovi i propri interessi nell’ambito dell’accordo di sicurezza tra USA e Giappone.”

Di Rudd erano noti la fluenza nel parlare il cinese mandarino e la fermezza nel sostenere legami più stretti con la Cina, a scapito di quelli con il Giappone. “Il nuovo primo ministro, Tony Abbott , ha radicalmente modificato questa tendenza” prosegue Miller, “indicando immediatamente il Giappone come ‘il miglior amico’ che l’Australia abbia in Asia -con grande disappunto della Cina. Abbott ha anche fortemente condannato l’imposizione unilaterale, da parte Pechino, di una Air Defense Identification Zone (ADIZ) nel Mar Cinese Orientale lo scorso mese. Associando tutte queste tendenze con il rinnovato dialogo trilaterale sulla difesa tra Stati Uniti, Giappone e Australia, sembrerebbe che i legami fra Tokyo e Canberra stiano diventando di natura sempre più strategica. Il ruolo dell’Australia all’interno della strategia del pivot – o del ‘riequilibrio’ – degli Stati Uniti, ha spinto l’Australia a ricalibrare il proprio approccio nei confronti della Cina e a ravvivare i legami con il Giappone su questioni di sicurezza internazionale. Lo stabilirsi di relazioni trilaterali più salde viene visto come una necessità per l’Australia di intensificare la propria sicurezza, ma il rischio è che i toni eccessivamente critici possano suscitare l’ira di Pechino, che è restìa a essere criticata su ciò che essa definisce come ‘questioni interne’“.

Il rafforzamento delle relazioni strategiche tra Tokyo e Canberra, in funzione di contenimento della Cina, rappresenta dunque una questione fondamentale anche per gli Stati Uniti, che vedono in tale rinnovato sodalizio una valida alternativa alla ‘pericolante’ alleanza tra Giappone e Corea del Sud, i cui rapporti diplomatici appaiono sempre più inficiati da questioni storiche e ideologiche irrisolte.

Nel corso della quinta riunione ministeriale del Trilateral Strategic Dialogue (TSD), tenutasi a Bali lo scorso 4 Ottobre, ai margini dell’APEC Forum 2013, si è svolto l’incontro tra  Julie Bishop, Ministro degli Affari Esteri dell’Australia, Fumio Kishida, Ministro degli Esteri giapponese,  e  John Kerry, Segretario di Stato degli Stati Uniti,. Sono stati rimarcati alcuni punti chiave, come la necessità di uno sforzo congiunto tra Stati Uniti, Giappone e Australia per il mantenimento della stabilità globale, la condanna al programma nucleare di Corea del Nord e Iran e all’utilizzo di armi chimiche in Siria e la garanzia della libertà di navigazione lungo le rotte marittime del Pacifico occidentale.

Ma il vero scoglio su cui si abbatte’ l’operatività’ del TSD è quello delle Senkaku (rivendicate dai cinesi con il nome di Diaoyu), su cui l’assertività della Dichiarazione Congiunta tra Australia, Giappone e Stati Uniti sembra smorzarsi. Sebbene le posizioni di Stati Uniti e Australia convergano implicitamente in favore del Giappone(attraverso l’esortazione al mantenimento dell’attuale status quo), nondimeno nella Dichiarazione Congiunta non emerge, da parte dei due alleati di Tokyo, una chiara posizione ufficiale in merito all’attribuzione della sovranità delle isole; inoltre la Dichiarazione impegna il Giappone stesso a «evitare errori di calcolo o incidenti», che possano compromettere la ricerca della soluzione diplomatica prospettata da Stati Uniti e Australia.

Nonostante quindi la ferma condanna di tutti i partecipanti al TSD nei confronti dell’imposizione della ADIZ da parte di Pechino, tale accordo trilaterale rischia di restare su carta, almeno fino a quando tutti i suoi firmatari non intenderanno rendere operativa ciò che al momento appare una pura retorica. Le prospettive in tal senso appaiono estremamente complesse, alla luce della necessità da parte dell’Australia di mantenere – e possibilmente sviluppare – il rapporto economico con il partner cinese; a cui si unisce l’impossibilità da parte di Tokyo e Washington di ignorare la posizione assertiva assunta da Pechino nell’area del Mar Cinese Orientale e infine la consapevolezza collettiva che un tentativo di accerchiamento e isolamento della Cina – voluto o anche solo percepito – risulterebbe, allo stato attuale, estremamente controproducente per tutte le parti in gioco.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->