sabato, Dicembre 4

Australia: energie rinnovabili o no? field_506ffb1d3dbe2

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Sidney – L’Australia è una terra di contraddizioni, spesso proporzionate alla grandezza del Paese. Si tratta di una Nazione che ha vissuto una rapida crescita economica tra gli ultimi anni del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio, fortemente favorita da quello che è stato poi ribattezzato mining boom‘, il boom minerario.
Canberra è, infatti, il maggiore produttore al mondo di bauxite, alluminio e opali, il secondo al mondo di nichel, oro e zinco, il terzo di ferro, uranio, diamanti e gas naturale, il quarto di carbone, nonché uno dei maggiori produttori delle risorse maggiormente usate nei processi industriali.

Proprio questa particolare condizione ha permesso all’Australia di passare indenne la grande crisi economica internazionale che ha attanagliato gran parte del mondo occidentale, e non solo. La grande ricchezza del sottosuolo australiano, poi, è stata attentamente ma costantemente sfruttata dai governi australiani  -sia a livello federale che a livello statale-  che sono spesso di natura conservatrice. Questo insieme di caratteristiche ha compresso, negli anni, il dibattito circa lo sviluppo delle energie rinnovabili, mai come in questo caso contrapposte alle energie non rinnovabili di cui l’Australia fa grande uso e dalla cui esportazione trae indubbi vantaggi economici.

Il solo comparto minerario, infatti, raccoglie il 9% dell’occupazione nazionale australiana, mentre un altro 10% deriva dal relativo indotto. Una buona parte dell’industria mineraria australiana, poi, raccoglie, purifica, consuma ed esporta carbone nero  -di cui l’Australia è il quarto produttore al mondo- col risultato che gli australiani detengono il triste primato della più alta quantità di CO2 per persona, preceduti solo dai lussemburghesi.

E’ bene precisare, tuttavia, che le energie rinnovabili sono cresciute eccome, in Australia. Le serie storiche sono in questo caso di aiuto: a fronte dei 9.500 GWh (Gigawatt/ora) del 2006 (circa il 4% di tutta l’energia prodotta nel Paese), si è passati a 29.678 GWh nel 2012 (13,14% del totale), fino ad arrivare a 31.684 GWh registrati alla fine del 2014, pari al 13,47% della produzione energetica nazionale.

Secondo il Clean Energy Australia Report 2015, riferito al 2014, la principale fonte di energia rinnovabile del Paese è rappresentata dall’energia idroelettrica (45,9% di tutte le rinnovabili), seguita dall’energia eolica (30,9%), dal solare (15,9%), dalla bioenergia (7,6%) e dalla geotermia (0,002%). Analizzando gli andamenti di tali produzioni energetiche grazie ad un raffronto con lo stesso report, ma riferito al 2012, si scopre che le proporzioni sono simili, ad eccezione del solare, cresciuto di circa 8 punti percentuali rispetto a due anni prima.

E’ impossibile non notare, tuttavia, che il trend positivo di crescita delle rinnovabili australiane si è del tutto arrestato dal 2012 ad oggi. Questo dato è facilmente spiegabile con motivazioni di tipo politico. Nel 2013, infatti, Tony Abbott veniva eletto Capo di Governo con una coalizione conservatrice alle spalle, storicamente favorevole allo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo australiano ma decisamente meno propensa a favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Secondo un’analisi di Bloomberg New Energy Finance «Il settore industriale su larga scala delle energie rinnovabili australiane è entrato in un periodo di gelo economico, con un congelamento degli investimenti. Vi è stato un solo grande progetto di sviluppo negli ultimi 6 mesi, soprattutto a causa dell’incertezza circa l’elargizione di nuovi incentivi da parte del Governo». Sempre secondo la stessa analisi, poi, l’andamento di tali investimenti ha subìto una drastica riduzione negli ultimi mesi: circa 560 milioni di dollari australiani nel 2011, 1,03 miliardi nel 2012, 1,886 miliardi nel 2013 e solo 188 milioni nel 2014, con un trend ancora più negativo se si considerano i soli 5,1 milioni di investimenti fatti nel primo quarto dell’anno.

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