martedì, Settembre 28

Australia: elezioni anticipate? Possibile elezione anticipata al 2 Luglio: intervista al politologo Daniel Johnson

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SydneySono giorni sempre più intensi per la politica federale australiana, attanagliata dal forte calo di consensi del Primo Ministro Turnbull, dal recupero dell’opposizione laburista e del suo leader Shorten, dal congelamento dell’iter parlamentare dovuto alle altre opposizioni e dalle minacce sempre più concrete di elezioni anticipate.

L’Australia, uno dei Paesi più benestanti e geograficamente isolati al mondo, è governata dai Liberali (conservatori) dal 2013, anno in cui l’ex Premier Tony Abbott riuscì a portare il suo partito a capo dell’esecutivo dopo 6 anni di guida Laburista. Nel Settembre dello scorso anno, tuttavia, quest’ultimo venne scalzato da un voto di sfiducia interno al partito – condizione precedentemente associata al Partito Laburista – a tutto vantaggio di Malcolm Turnbull, attuale Primo Ministro australiano.

La luna di miele del nuovo leader conservatore è durata fino alla fine dell’anno, periodo in cui ha mantenuto livelli di soddisfazione inusualmente alti, per poi terminare rapidamente con l’inizio del 2016. La mancanza di un’agenda politica chiara per il Paese, infatti, ha comportato che molta della fiducia riposta in Turnbull venisse meno, risultando sia in una crescente difficoltà di far passare nuovi provvedimenti in Senato, sia in una sempre maggiore distanza con l’elettorato. Proprio a causa di queste due motivazioni, il Primo Ministro ha iniziato a paventare, da almeno un mese, l’ipotesi di un’elezione anticipata, da tenersi agli inizi di Luglio anziché tra Agosto ed Ottobre, come da prassi.

 

 

L’ipotesi in questione, inoltre, prevede l’utilizzo di una double dissolution, ovvero di un’elezione in cui vengano sciolte – e dunque ricomposte – entrambe le camere contemporaneamente. Il fatto di avere una nuova compagine parlamentare sia al Senato (76 seggi) che alla Camera dei Rappresentanti (150 seggi) rappresenta, di fatto, una scommessa non certo timida da parte di Turnbull: in caso di vittoria quest’ultimo potrebbe contare su una maggioranza più solida, più estesa e, soprattutto, a lui favorevole, mentre, in caso contrario, verrebbe ricordato come il Premier australiano che è riuscito a disperdere un ampio consenso popolare in tempo da record.

Un’ulteriore conferma che Turnbull stia puntando su un’elezione da effettuarsi il 2 Luglio, inoltre, arriva dalla nuova riforma elettorale, passata dopo una maratona parlamentare di 40 ore, con un’unica seduta durata 28 ore. Con 36 voti contro 23 al Senato e con 81 voti contro 31 alla Camera dei Rappresentati, la coalizione di governo è riuscita a far passare un provvedimento che, riformando i meccanismi elettorali del Senato, ha fortemente ristretto le possibilità dei cosiddetti micro-partiti e degli indipendenti di venire eletti, una condizione favorevole per il potere legislativo della maggioranza di governo. E’ importante notare, poi, come questo provvedimento sia passato anche con il supporto dei Greens, partito storicamente opposto alle posizioni della destra australiana.

A questo punto, è del tutto possibile che il governo indica un’elezione per il 2 Luglio, nonostante vi siano alcuni fondamentali aspetti di cui tenere conto. Innanzitutto la presentazione del budget federale, ovvero della legge di stabilità, la quale dovrebbe essere necessariamente anticipata di circa una settimana per poter avere i tempi tecnici per l’organizzazione della tornata elettorale. In questo caso, la presentazione del budget dovrebbe avvenire il 3 Maggio. In second’ordine, è evidente che sarebbe un suicidio politico andare alle urne con la possibilità di perdere le elezioni, nonostante questo possa essere un rischio: secondo l’ultimo sondaggio Fairfax-Ipsos, infatti, la coalizione di governo ha il supporto del 53% degli Australiani, contro il 47% dell’opposizione, mentre, secondo le ultime proiezioni della Newspoll, l’attuale maggioranza otterrebbe 74 seggi alla Camera dei Rappresentanti, tallonata dai Laburisti con 70 seggi e, a seguire, con 5 seggi dei partiti minori.

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