martedì, Ottobre 19

Australia: eccellenze universitarie a rischio field_506ffb1d3dbe2

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Sydney – In Australia prosegue l’animato dibattito riguardo l’ultimo budget federale, presentato dal Governo di coalizione guidato dal conservatore Tony Abbott. Il Premier australiano risponde da diverse settimane alle molte critiche relative alla recente presentazione del budget di quest’anno, ovvero la legge finanziaria. Questa ha seguito in pieno la tradizione dei conservatori in tema di politica economica in caso di un deficit pubblico modesto ma in forte crescita, comportando una serie di tagli trasversali che hanno suscitato proteste in tutte le maggiori città del Paese. La serie di polemiche ha influenzato pesantemente l’indice di gradimento sia del Primo Ministro che del Governo, favorendo alcuni aspri dibattiti interni alla coalizione conservatrice alla base dell’Esecutivo.

Analizzando dove si sono concentrati maggiormente i tagli della coalizione di Governo, si scopre che questi hanno riguardato principalmente sanità ed istruzione, due delle maggiori voci di spesa pubblica del Paese. Se da un lato, comunque, le polemiche scaturite erano state preventivate dalla maggior parte degli esponenti del governo, dall’altro è importante capire i motivi dietro a tali proteste, ovvero i timori di aver provocato un danno ad uno dei fiori all’occhiello del sistema Australia, le Università.

In linea con l’impostazione fortemente federalista del Paese, in Australia la gestione ed il finanziamento di scuole ed Università è prevalentemente di competenza dei diversi Stati e Territori della Nazione (Western Australia, South Australia, Northern Territory, Queensland, New South Wales, Australian Capital Territory, Victoria e Tasmania), lasciando quindi notevole autonomia e specificità nel settore. Come nella gran parte dei Paesi occidentali, il sistema educativo è suddiviso in tre fasce: istruzione primaria, le scuole dell’infanzia; istruzione secondaria, ovvero istituti superiori; e istruzione terziaria, composta da università e college, questi ultimi talvolta conosciuti con il nome di TAFE (Technical And Further Education). Dove le prime due fasce del sistema educativo hanno, per motivi fisiologici, rilevanza unicamente all’interno del Paese, il sistema universitario australiano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

Approfondendo i dati della fascia più alta dell’istruzione, si scopre che in Australia sono presenti 41 Università, di cui 37 pubbliche, e più di 150 college o istituti para-universitari. Questi dati vanno letti assieme al fatto che l’Australia è il terzo Paese al mondo per numero di studenti stranieri, preceduta soltanto da Stati Uniti e Regno Unito. Queste cifre, poi, assumono un rilievo ancora maggiore quando si tiene conto del fatto che l’Australia è il secondo Paese più sottopopolato del mondo, dopo la Mongolia, con solo 23 milioni di abitanti per 7.692.024 chilometri quadrati di superficie.
L’istruzione del Paese brilla anche nelle diverse classifiche internazionali, con 6 Università costantemente tra le prime 100 del mondo (in ordine: Australian National University, University of Melbourne, University of Sydney, University of Queensland, University of New South Wales, Monash University) e con oltre 20 dipartimenti e scuole di specializzazione classificati nell’1% dei migliori al mondo. Il Paese è ai primi posti anche nelle classifiche che non tengono conto solo dei risultati degli istituti e dei propri alunni, ma anche della qualità della vita di questi ultimi. Tra le prime 30 città elette come le migliori al mondo per gli studenti, 5 sono in Australia. Anche qui, è importante ricordare che solo 5 sono le città australiane che superano il milione di abitanti.

Il sistema universitario nel suo complesso, fondato su criteri di merito ed efficienza, è in ottava posizione al mondo, superando Paesi storicamente eccellenti come Giappone, Regno Unito, Olanda e Germania. È tuttavia importante tenere in considerazione, nella valutazione di tale sistema universitario, come in Australia le università pubbliche, al pari di quelle private, siano estremamente costose, e di come queste apportino introiti considerevoli nelle casse dei singoli Stati, i quali possono quindi agevolmente investire nella qualità dell’insegnamento e della ricerca. Tali costi, inoltre, variano fortemente in base alla cittadinanza dello studente, con costi marcatamente più alti per gli studenti internazionali, vera risorsa dell’Australia nel suo complesso.

Le spese cambiano a seconda del tipo di laurea, dell’ateneo e dello Stato o Territorio scelto, ma una Laurea di Primo Livello (Bachelor’s Degree – durata di tre anni) costa in media 25.000 dollari australiani all’anno, una Laurea Specialistica (Master’s Degree – durata di due anni), normale o di ricerca, richiede in media 30.000 dollari all’anno e lo stesso viene generalmente richiesto per i massimi titoli accademici, i Dottorati di Ricerca (PhD – durata di quattro anni). L’eccellenza delle Università australiane e le bellezze naturali del Paese attraggono al contempo un numero di studenti stranieri sempre crescente, complici anche i quasi 200 milioni di dollari stanziati ogni anno dal Governo per borse di studio internazionali.

È dunque comprensibile la preoccupazione degli australiani per i nuovi tagli ad una delle punte di diamante del Paese, grazie alla quale sono stati 15 i premi Nobel vinti negli anni dai propri connazionali e sono oltre 2,5 milioni le persone al mondo che hanno studiato negli istituti australiani.

Il dibattito è ora più che mai politico, con le opposizioni  -Partito Laburista e Greens-  che accusano il Governo di tagliare fondi per il futuro dei giovani australiani. Nello specifico Kate Ellis, portavoce dell’opposizione in tema di istruzione e ricerca, ha dichiarato che: «Tony Abbott e Christopher Pyne, anziché migliorare il sistema scolastico del Paese, hanno programmato tagli per 30 miliardi di dollari». Le frasi di Ellis hanno sollevato un gran numero di polemiche da parte della coalizione di maggioranza, ma sono state confermate dalle prospettive di medio termine conseguenti al budget federale presentato quest’anno. E’ importante sottolineare, tuttavia, come i 30 miliardi di dollari di tagli non siano applicati immediatamente ma siano distribuiti nell’arco di 10 anni, periodo di tempo lungo a sufficienza per eventuali modifiche future.

A prescindere dalle strategie economiche ritenute migliori in questo specifico caso, rimane indubbia l’importanza fondamentale dell’istruzione terziaria in Australia, un’eccellenza dai molteplici ruoli. Il sistema universitario australiano è in primis, evidentemente, mirato a formare la futura classe dirigente australiana, ma anche ad esportare un modello culturale vincente attraverso le centinaia di migliaia di studenti stranieri attualmente nel Paese, studenti che inoltre contribuiscono in maniera importante e continuativa alla dinamica economia australiana. I dati confermano il ruolo strategico di tale settore, alla base di oltre 290.000 richieste di visti di studio solo nel 2013  –principalmente da Cina ed India, con cifre in crescita dell’11,1% su base annuale- mentre gli studenti internazionali attualmente iscritti ad un corso di studio in Australia, condizione spesso fondamentale per il rilascio di un visto, sono circa 305.000.

Il budget federale presta, dunque, il fianco a diverse critiche, molte delle quali stanno minando l’indice di gradimento del governo e dei suoi ministri. Tuttavia è importante tenere in considerazione che tali misure, proprio a causa dell’enorme portata delle conseguenze future, sono state distribuite in un arco temporale ampio a sufficienza non solo per non destabilizzare eccessivamente il sistema, ma anche per poter essere modificate dai successivi Governi.

 

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