venerdì, Settembre 17

Australia e Iran: quale futuro? field_506ffb1d3dbe2

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Sydney – Questi sono mesi di fervente attività, per l’Iran. L’accordo sul nucleare dello scorso Luglio – noto come E3+3 in Europa e come P5+1 al di fuori di essa – ha rappresentato l’ultimo importante sviluppo della pragmatica gestione del Paese da parte del Presidente Hassan Rouhani. Ed è stato proprio questo accordo a portare ad un rapprochement, un riavvicinamento, tra l’Iran e molti Paesi occidentali, tra cui l’Australia.

Una delle prime conseguenze, per quest’ultima, è stata la recente revisione dello status di rischio della nazione mediorientale, nei consigli di viaggio ufficiali del Governo, passato da ‘riconsiderare la reale necessità di effettuare il viaggio’ ad ‘esercitare un elevato livello di attenzione durante il viaggio’, stesso consiglio riservato per i viaggiatori in Israele, Giordania e Kuwait, mentre il Governo ancora dissuade fortemente dal viaggiare in Arabia Saudita e rende di fatto illegale ogni viaggio in Iraq, Siria e Yemen.

Questa condizione è il frutto non soltanto di un mutato clima internazionale – essenziale nel complesso intreccio di interessi economici e diplomatici presente in Medio Oriente – ma anche di un lento, ma costante lavoro effettuato dal Governo australiano nel corso del 2015. Non bisogna infatti dimenticare il discusso viaggio in Iran del Ministro degli Esteri australiano Julie Bishop, effettuato lo scorso Aprile, all’interno del quale si tennero diversi incontri bilaterali volti a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi in tema di migrazione, laddove Canberra aveva interesse a convincere Teheran ad accettare diverse migliaia di cittadini iraniani cui non era stato concesso il visto da rifugiato. La stessa visita servì inoltre a gettare le basi per una rinnovata collaborazione nella lotta allo Stato Islamico, attraverso lo scambio di informazioni sensibili da parte dei servizi segreti di entrambi i Paesi. Oggi la coalizione conservatrice di governo è più che mai convinta di riuscire a concludere l’accordo per il rimpatrio dei migranti in Iran, mentre prosegue il clima di cooperazione nella lotta al terrorismo internazionale.

Oggi, dunque, c’è un ponte in più a collegare Iran e Australia, soprattutto considerando la ben nota predisposizione ai viaggi internazionali degli Australiani. Per usare le parole del giornalista investigativo Paul Farrell: «Il treno che porta da Istanbul a Teheran rappresenta uno dei migliori viaggi su rotaie del mondo. In più di quattro giorni il Trans-Asia Express corre attraverso la Turchia, passando le montagne ad est. Il terreno non è dolce, ma è pieno di meraviglie della natura. Dopo essersi fermati per l’attraversamento del Lago Van, un secondo treno ti porta fino al cuore di Teheran. Questa è la migliore presentazione per un viaggio in un Paese di cui avevo sentito così tanto parlare ma che conoscevo così poco nel Gennaio 2011, quando lo andai a visitare. Ora altri Australiani potranno avere l’opportunità di visitare questo Stato, dopo che il Dipartimento per gli Affari Esteri e il Commercio ha abbassato lo status di pericolo per chi vi si reca. I viaggiatori adesso ricevono come consiglio quello di prestare attenzione, anziché quello di ripensare all’effettiva necessità di fare il viaggio.

[…] L’Iran si è rivelato meraviglioso e affascinante, e io ho amato ogni minuto che vi ho passato. Tutte le persone che ho incontrato erano aperte e cordiali, trattavano i viaggiatori stranieri con enorme rispetto e cortesia. E’ un Paese maestoso e pieno di storia di imperi dissolti da molto tempo. Teheran è una metropoli vibrante, piena di segreti nascosti appena sotto la superficie. E’ una città molto meno conservatrice di quanto il resto del mondo possa pensare, con una popolazione davvero molto giovane. Trovo sia rassicurante sapere che l’Australia ha abbassato il livello di raccomandazione per gli Australiani che intendono viaggiare in Iran (nonostante è importante ricordare che viene sempre consigliato un elevato livello di attenzione). Questa decisione segue il percorso simile del Regno Unito, il cui Foreign Office ha abbassato il livello di allerta lo scorso Luglio. La lenta apertura dell’Iran al mondo, dopo la fine del regno di Ahmadinejad e lo storico accordo sul nucleare, non può che essere positiva, e permetterà a più persone di vivere la bellezza di questo misterioso Paese».

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