martedì, Agosto 3

Australia, continua la guerra ai bikers field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


SydneyContinua la battaglia contro la più persistente minaccia all’ordine pubblico australiano dopo il terrorismo, quella contro le bande illegali di motociclisti. Solo nei primi 5 mesi del 2016 si sono susseguite diverse serie di arresti che non hanno potuto fare a meno di catturare l’attenzione dei media e del grande pubblico, soprattutto considerata l’entità delle operazioni effettuate e la trasversalità territoriale del fenomeno.

Nel Gennaio scorso, diverse ricognizioni da parte della polizia del New South Wales (NSW) confermarono la continua emorragia di affiliati – e la conseguente perdita in termini di influenza – da parte di una delle gang più note d’Australia, i Rebels. I gruppi speciali della polizia si dichiararono convinti che la mancanza dello storico capo della banda – Alex Vella, il cui visto fu revocato mentre si trovava a Malta – abbia pesantemente influito sulla tenuta del gruppo, così come la morte del “Sergente d’Armi” Simon Rasic, avvenuta poco dopo.

L’11 Gennaio, poi, la NSW Gangs Squad arrestò 4 motociclisti che intendevano creare il ramo australiano del Satudarah, un club motociclistico illegale originatosi in Olanda nel 1990 e avente intenzione di espandersi proprio in Australia, cominciando dal New South Wales e dal South Australia. Deborah Wallace, a capo del reparto anti-gang della polizia del NSW, dichiarò in proposito: «Sono diversi mesi che monitoriamo con attenzioni le attività di questi soggetti. La loro strategia prevede il reclutamento di nuovi membri tramite Facebook, e il nostro timore è che possano avere successo tra coloro che sono stati espulsi da altre gang illegali. Il neonato gruppo si definiva come il primo vero club multiculturale di motociclisti in Australia».

Esattamente un mese dopo, l’11 Febbraio scorso, più di 200 poliziotti furono coinvolti nell’arresto di 17 persone – 14 uomini e 3 donne – e vennero emessi altri 16 mandati di cattura per sospetti membri dei Rebels. La stessa Deborah Wallace commentò dicendo che «Non c’è alcun dubbio che questi arresti e l’intera operazione – i mandati di cattura, i sequestri, l’invio di nominativi all’ufficio della tasse – avranno un impatto significativo. Noi stiamo indebolendo la loro risolutezza e credo che stiamo facendo danni considerevoli alle loro imprese criminali all’interno dello Stato. Non ci fermeremo. Continueremo ad indebolire e smantellare questa gang ogni volta che potremo. Tutte la bande di motociclisti, di cui i Rebels fanno parte, hanno una incredibile capacità di resilienza e molte risorse. Proprio queste capacità ci impongono di mantenere molto alta l’allerta».

La scorsa settimana, poi, un’apposita commissione ha potuto fare il punto circa l’ultimo anno di lotte contro le gang illegali di motociclisti. I numeri sono impressionanti: sono state denunciate 1.588 persone con 3.840 capi d’imputazione, sequestrati 1 aereo ultraleggero, 9 automobili, 14 motociclette e circa 300 chilogrammi di droghe di vario tipo. Questo è il frutto dell’Operazione Morpheus, una task-force congiunta di Australian Crime Commission (ACC), Australian Federal Police (AFP), Border Force, Australian Taxation Office (ATO), Australian Securities and Investments Commission (ASIC), AUSTRAL e personale di diverse agenzie proveniente da tutti gli Stati e Territori.

Michael Keenan, Ministro Federale della Giustizia, ha così commentato: «Questi risultati provano l’efficacia dell’Operazione Morpheus. Le gang illegali di motociclisti sono bene organizzate, hanno risorse importanti e sono diffuse su tutto il territorio. Il modo migliore di combatterle è combinando gli sforzi di tutte le agenzie preposte all’ordine pubblico in Australia.» Il Ministro Keenan ha inoltre ricordato i risultati degli sforzi precedenti, quelli della Attero National Taskforce, creata proprio per contrastare i Rebels e conclusasi con l’arresto in totale di 3.000 persone.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->