sabato, Maggio 8

Australia: cittadinanza e terrorismo Il pericolo resta alto, il Governo vorrebbe spingersi ancora più in là di quanto fatto con l'ultima legge

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Altre proposte prevedono, ad esempio, di cancellare la cittadinanza australiana anche a coloro che posseggono solo questultima, nonostante non siano ancora stati chiariti i relativi aspetti legali. Abbott ha chiesto una ‘conversazione di massa’ sull’argomento ma, al momento, ha ottenuto solo una grande discussione confusionale, anche all’interno del suo stesso partito, quello Liberale, fortemente diviso su tali tipi di misure.
Proprio quest’ultima proposta è stata oggetto di un grande sondaggio stratificato effettuato dalla Fairfax-Ipsos, la quale ha interrogato 1.402 persone in età di voto per ottenere un campione quanto più rappresentativo dell’intera popolazione australiana. Il sondaggio, effettuato tra giovedì sera, 2 luglio, e sabato sera, 4 luglio, chiedeva, assieme ai classici dati anagrafici e di affiliazione partitica, se il partecipante fosse d’accordo o meno con la proposta di cancellare la cittadinanza ai ‘sole Australian nationals’, ovvero a chi possiede solamente la nazionalità australiana, se colpevole di atti terroristici e teoricamente in possesso dei requisiti per ottenere una seconda cittadinanza di Paesi a rischio.
I risultati sono chiari: il 75% dei votanti si dichiara d’accordo con questa proposta, il 21% è contrario e il 4% è indeciso. Elaborando ulteriormente i dati, la Fairfax-Ipsos ha reso noto che, tra coloro che sostengono l’esecutivo di Abbott, l’89% si è dichiarato favorevole alla controversa misura, a fronte di un 69% tra coloro che sostengono l’opposizione laburista e di un 49% tra coloro che votano i Greens, la terza forza politica del Paese.
Guardando i risultati da un’altra prospettiva, ancor più importante per il governo di coalizione, solo il 9% dei votanti conservatori si opporrebbe alla cancellazione della cittadinanza per i cittadini che abbiano solo quella australiana, tra chi vota il Partito Laburista ad opporsi sarebbe il 25% mentre, per i Greens, tale cifra si assesta al 46%, percentuali decisamente ridotte per quelle che sono le opposizioni australiane.
Oltre a mostrare un perfetto esempio della scala valoriale dello spettro politico australiano, il sondaggio da poco conclusosi dimostra in maniera inequivocabile che le preoccupazioni degli australiani per nuovi attacchi terroristici sono oramai radicate, così come è più trasversale del previsto la convinzione che sia necessaria una politica a tolleranza zero per chi collabora alla realizzazione o effettua un attentato terroristico, anche qualora si tratti di un cittadino australiano senza altre nazionalità.
Allo stato attuale, sono stati cancellati già diversi passaporti australiani tra coloro che, riconosciuti colpevoli di atti riconducibili al terrorismo, posseggono una seconda cittadinanza. Questo è stato possibile grazie alla modifica della Sezione 35 del Australian Citizenship Act. Tuttavia non è un mistero che il governo stia vagliando anche la più controversa misura punitiva, anche considerando i risultati estremamente favorevoli del sondaggio. A tal proposito l’On. Philip Maxwell Ruddock – veterano del Partito Liberale al lavoro, assieme alla Senatrice Concetta Fierravanti-Wells, su un documento da discutere in parlamento – ha dichiarato: «La questione dei soli cittadini australiani che possano vedersi cancellata la nazionalità australiana è qualcosa che il governo tornerà a considerare. Questo potrebbe venire applicato anche per quei cittadini australiani – solamente australiani – che siano scoperti a combattere assieme ad organizzazioni terroristiche all’estero».
Tuttavia, dal momento che la Sezione 35 del Australian Citizenship Act si riferisce solamente agli Australiani in possesso di doppia cittadinanza, i tempi per un nuovo pacchetto di leggi ad hoc potrebbero essere lunghi, motivo che ha portato il Ministro per i Servizi Sociali, Scott John Morrison, a proporre una ‘sospensione temporanea dei diritti di residenza’ per alcuni casi specifici. Morrison, lui stesso ex Ministro per l’Immigrazione, ha precisato che: «Uno dei diritti dei cittadini australiani è quello di entrare, uscire e rimanere in Australia. Ma questo è un diritto che, se venissero modificate alcune leggi, potrebbe essere rimosso. Le nuove misure che stiamo valutando includono la sospensione di alcuni diritti forniti dal nostro passaporto, il che non vuol dire necessariamente cancellare la cittadinanza di qualcuno o rendere qualcuno apolide. Vuol dire, invece, che così come i cittadini possono vedersi temporaneamente sospesi alcuni loro diritti – nel caso specifico, ad esempio, finché si è in carcere non si può votare – allo stesso modo possono esserci altre opzioni da considerare».
Il dibattito rimane dunque serrato e l’attenzione del governo nel valutare nuove misure preventive e punitive – fortemente dibattute dalle opposizioni laburiste e verdi – è sempre più evidente. D’altro canto, il fatto che il livello ufficiale di allerta sia ancora ‘alto’, di certo non aiuta il dibattito relativo alla domanda più importante che un Paese a rischio terrorismo è costretta a porsi: libertà o sicurezza?

 

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