giovedì, Settembre 23

Australia: i business del Web

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Business web

Sydney – Sono ancora tempi duri per l’economia globale, impegnata a scrollarsi di dosso l’onda lunga della crisi economica internazionale che ha colpito la maggior parte dei Paesi al mondo, colossi asiatici compresi. Alcuni Stati, tuttavia, non sono mai entrati in recessione ed hanno concentrato gli sforzi per mantenere in crescita le proprie economie, come nel caso dell’Australia. Quest’ultima infatti, grazie ai poderosi introiti della propria industria mineraria – una delle maggiori al mondo – e alla rapida risposta dei governi federali sin dalla fine del 2007, ha potuto evitare le tenaglie della crisi finanziaria. L’Australia è oggi il Paese con la più alta qualità di vita al mondo, secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE, mentre possiede il secondo più alto indice di sviluppo umano (HDI) tra tutte le Nazioni valutate dall’ONU nello stilare la classifica.

Per quanto importanti siano state la rapidità e l’entità delle misure adottate da governo federale e banca centrale, tuttavia, ciò che realmente ha permesso all’Australia di evitare le tenaglie della recessione è stata la ricchezza che nasconde il suo sottosuolo. L’Australia è infatti il maggiore produttore al mondo di bauxite, alluminio e opali, il secondo al mondo di nichel, oro e zinco, il terzo di ferro, uranio, diamanti e gas naturale, il quarto di carbone e uno dei maggiori produttori delle altre risorse comunemente usate nelle industrie. Il settore minerario produce il 10% del PIL del Paese, mentre l’indotto contribuisce per un altro 9%.

Oggi, tuttavia, il cosiddetto “boom minerario” australiano sta rallentando, ragione per la quale è imperativo per il Paese continuare a sviluppare il terziario, settore che oggi contribuisce a circa il 70% di tutto il PIL nazionale. E’ in questa ottica che le attività commerciali su internet stanno assumendo un ruolo sempre più cruciale. Il business online, anche noto come e-business, è principalmente rappresentato da siti internet che offrono beni o servizi e da siti e-commerce, i quali permettono l’acquisto di tali beni o servizi direttamente sul portale online. Uno dei prodotti che meglio riesce a rappresentare il carattere dinamico e in evoluzione di tali imprese è Skybid, un innovativo portale nel quale è possibile vincere viaggi per pochi centesimi tramite un’asta online.

Di questo settore in rapida crescita abbiamo parlato con Karis Confos, giovane imprenditrice australiana, fondatrice e amministratrice delegata di Skybid.

Ms. Confos, l’Australia vanta ottime posizioni in ogni classifica che tenga conto del benessere sociale o dello sviluppo economico. Quanto crede che sia importante tutto questo nel momento in cui si apre una nuova attività?

Siamo fortunati abbastanza da poter vivere in un Paese dove non ci si deve preoccupare di avere una buona educazione, un certo grado di benessere sociale, trattamenti uguali a prescindere da razza o censo. Questo permette alle persone di mettersi alla ricerca di tutto quanto sia necessario per realizzare i propri sogni e le proprie idee. La competizione è più equa e dunque tutti gli Australiani hanno la possibilità di aprire una propria attività, mentre in Paesi dove gli indicatori socio-economici sono meno lusinghieri è probabile che non ci sia lo stesso livello di supporto da parte dei governi e nemmeno lo stesso livello di libertà. C’è una grande e solida cultura delle start-up in Australia, grazie al fatto che le persone hanno la sicurezza di poter investire e di poter gestire con successo una propria attività commerciale. Storicamente l’attività dell’imprenditore non veniva vista sotto una buona luce, l’idea di un potenziale fallimento e di tutti i rischi annessi di certo non aiutavano, mentre oggi c’è un approccio molto proattivo verso i cosiddetti rischi calcolati. Noi siamo un Paese che deve la maggior parte della propria ricchezza alle nostre risorse naturali, ma si deve fare affidamento su tale scenario con alcuni limiti. Lentamente l’Australia ha iniziato a comprendere che forse con le imprese, con la loro innovazione, può sviluppare nuovi settori dell’economia e contribuire al nostro benessere, sta iniziando a capire che l’impresa può essere il futuro dell’Australia. Ora tutto si deve fondare sul capitale umano.

I business online sono ora una componente importante delle moderne economie. Qual è stato il loro percorso recente di sviluppo?

L’economia globale non è mai stata così grande e così interconnessa, questo grazie ad internet. La Rete è risultata nella convergenza di Paesi in via di sviluppo con nazioni storicamente sviluppate, distruggendo le vecchie barriere che le imprese si trovavano a fronteggiare. Abbiamo visto giganti del Web come Google e Facebook aumentare la propria posizione di dominio, ma i cambiamenti che queste compagnie hanno effettuato implicano che ora sia più facile per le imprese online fare business nel mondo. Iniziative come Google Display Network, Google Analytics, le pagine per compagnie ed il marketing di Facebook, così come i servizi di Amazon, hanno dato a tutti l’opportunità di creare un business online, mettendo in contatto imprenditore e clienti in qualunque parte del mondo, in qualunque momento. Oggi avventurarsi in qualcosa di simile è meno costoso e più semplice, mentre i lati negativi sono pochi. Questo, ovviamente, ha permesso alle attività già esistenti di migliorarsi e di connettersi con gruppi di clienti che prima non avrebbero potuto raggiungere, mentre lo sviluppo dei social media ha cambiato completamente il modo in cui le imprese si interfacciano con la Rete. La natura e la definizione stessa di business online sono cambiate col tempo, ora anche i blog fanno parte della categoria perché possono generare ricavi per il blogger. Sostanzialmente internet sta consumando i confini cui eravamo abituati, una condizione che favorisce l’innovazione e quindi, di conseguenza, l’economia.

Qual è stato il cammino dell’Australia in tale ambito? E quali saranno i prossimi passi?

I business online australiani si sono sviluppati pressappoco nella stessa maniera. Gli Australiani sono un popolo che utilizza internet in maniera molto intensa, sono coscienti degli standard necessari per fare business online. La velocità della nostra banda larga, tuttavia, ha creato uno svantaggio nei confronti di quei Paesi con velocità maggiori. Negli ultimi anni siamo scesi di diverse posizioni nelle relative classifiche e, ovviamente, questo ha impedito alle nostre imprese di sfruttare tutto il loro potenziale. E’ un settore dove i governi australiani continuano a deludere, anche se è stimolante vedere imprese che crescono a dispetto di tutto questo. Anche la nostra impresa, Skybid, beneficerebbe molto da una velocità di rete superiore, soprattutto nel momento in cui sono attive le aste. Il passo successivo per l’Australia è rappresentato dalla connettività con apparecchi mobili, telefonini o pads. E’ curioso notare come in tutto il mondo l’utilizzo di internet da dispositivi mobili aumenta e cala quello da dispositivi fissi, mentre in Australia l’utilizzo di questi ultimi non accenna a calare. Abbiamo una forte ‘laptop culture’ ma credo sia solo questione di tempo prima che anche questi apparecchi lascino il posto ai telefonini o ai cosiddetti phablets. I dati della nostra compagnia, ad esempio, mostrano che il 46% degli accessi avviene da dispositivo mobile e il 45% da computer fissi, in linea con gli andamenti del resto dell’Australia. Credo che oramai sia indubbio, comunque, che il business online continuerà a svilupparsi sempre di più. E’ essenziale avere una presenza sul Web ed è necessario che questa sia efficace per contribuire al successo di un’azienda. Sono nate molte nuove opportunità, comprese quelle del crowd-funding e del crowd-sourcing, che potrebbero trasformarsi nei colossi del futuro qualora gestiti in modo sostenibile.

Ci parli di Skybid. Come è nata questa idea e come si inserisce nel contesto della dinamica società australiana?

La cultura dell’imprenditoria e la passione per i viaggi sono sempre stati una parte importante di me. In seguito ad un viaggio di 12 mesi in Europa, sono rientrata in Australia ed ho deciso di aprire la mia attività. Ho studiato i sistemi d’asta e ho pensato che sarebbe stato davvero utile poter abbassare i costi dei viaggi. Più pensavo all’idea di un sistema di aste per pagare pochissimo un viaggio all’estero e più ero convinta che questa sarebbe potuta essere un’innovazione giusta per gli Australiani. L’Australia di oggi è un Paese aperto, moderno, perfetto per Skybid. Gli Australiani sono tra i 10 popoli che viaggiano di più al mondo, quindi credo ci fosse un reale bisogno di una compagnia come Skybid, per offrire un approccio innovativo, divertente ed estremamente poco costoso alla cultura del viaggio. Importantissimo è stato il progresso tecnologico e quindi anche culturale: la mia impresa non avrebbe potuto esistere anche solo 10 anni fa.

Skybid è un’impresa fondata su un concetto innovativo. Potrebbe essere applicato anche ad altri tipi di aziende?

Senza dubbio. Il nostro business model, essenzialmente, prevede che si debba pagare per poter scommettere, il nostro modello può quindi essere applicato con successo ad altri tipi di azienda. E’ però essenziale tenere a mente che è necessario un certo livello di richiesta del prodotto o servizio che si vuole vendere, a prescindere da quale sia. Ci sono situazioni in cui questo tipo di business model non funziona, come con i prodotti di lusso, per esempio. Bisogna trovare il giusto equilibrio.

L’Australia è al 22° posto nel Report di Competitività Globale 2014-2015 del World Economic Forum, stessa posizione che ha ottenuto nell’Indice di Innovazione Globale 2013 della Bloomberg. Cosa crede che sia ancora necessario fare, per migliorare le politiche economiche australiane?

La realtà è che non sempre teniamo il passo con il resto del mondo e, se i giusti cambiamenti non verranno attuati in tempo, continueremo a perdere posizioni. In media, l’investimento procapite in capitale di start-up è di 4,5$ in Australia, di 15$ nel Regno Unito e addirittura di 120$ in Israele. L’ultimo budget federale, che non ha riscosso molto successo tra gli Australiani, ha attuato un taglio lineare dei sussidi per le nuove imprese, mi riesce quindi difficile pensare come misure del genere possano aiutare il posizionamento globale dell’Australia in questi campi. Le start-up australiane sono prevalentemente supportate da capitali privati e da nuove forme di collaborazione, come gli spazi di lavoro condivisi. Credo che queste nuove tendenze aiuteranno davvero molto l’economia australiana nel breve futuro. Gli Australiani hanno compreso l’importanza della cultura d’impresa ma, sfortunatamente, i governi sono indietro rispetto alla società e non supportano adeguatamente l’imprenditoria in quanto possibile carriera, finanziabile anche con fondi pubblici. Il co-fondatore di Apple, Steve Wozniak, ha recentemente affermato che la realizzazione del National Broadband Network (NBN) sarebbe per lui un motivo sufficiente per richiedere la cittadinanza australiana. L’infrastruttura del futuro è internet e un accesso veloce e libero sarà essenziale, ecco perché sono importanti progetti come il NBN. Credo che sia altrettanto importante riformare la nostra educazione, in quanto l’Australia è attualmente a corto di professionisti preparati per lavorare in tali ambiti, mettendo a rischio la competitività dell’intero Paese. E’ necessario che si insegnino i rudimenti di queste nuove discipline sin dall’infanzia, come nel Regno Unito o in Vietnam, ma è anche fondamentale incoraggiare il mondo femminile a prendere parte alle carriere basate sull’information technology.

La vicina Nuova Zelanda ha spesso posizioni migliori dell’Australia in tali classifiche internazionali. In futuro potrebbe pensare di aprire una nuova attività proprio in Nuova Zelanda?

Domanda interessante. E’ indubbio che la Nuova Zelanda presenti uno scenario molto positivo per coloro che vogliono aprire una start-up. Tuttavia no, non credo che potrei andare a fare business in Nuova Zelanda, è mia intenzione rimanere in Australia per renderla più innovativa e quindi competitiva. Nutro un grande rispetto per la Nuova Zelanda e per quello che stanno riuscendo ad ottenere, ma sono molto fiera di essere Australiana. Preferisco contribuire alla soluzione del problema piuttosto che andare dove i pascoli sembrano più verdi.

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