martedì, Giugno 22

Australia: bombe in Siria e 12mila rifugiati in più field_506ffb1d3dbe2

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Con una decisione che ha sorpreso non poche persone, anche al di fuori del Paese, il Premier australiano Tony Abbott ha annunciato due importanti novità: la prima è che l’Australia prenderà parte ai nuovi bombardamenti aerei in Siria, con lo scopo di contrastare l’espansione dello Stato Islamico (IS); la seconda è che, contemporaneamente , l’Australia autorizzerà l’ingresso di 12.000 nuovi rifugiati provenienti da Siria e Iraq.

Andando con ordine, è bene fare alcune precisazioni. Come anticipato nel Settembre scorso da chi scrive, l’Australia è già tornata a mettere i “boots on the ground”, gli stivali sul territorio iracheno, storicamente preludio di un impegno non di breve durata. L’Australia è infatti uno dei membri della coalizione internazionale impegnata a combattere l’IS, attraverso i bombardamenti aerei e con l’addestramento delle truppe irachene. Sin dalla fine dell’Ottobre scorso le forze aeree della RAAF (Royal Australian Air Force) bombardano le postazioni jihadiste in Iraq e, secondo quanto dichiarato allora dal Vice Ammiraglio David Johnston, omonimo del Ministro della Difesa australiano: «I caccia australiani hanno condotto almeno due operazioni militari di successo, eliminando dozzine di terroristi sul suolo iracheno con relative infrastrutture. Nelle ultime due settimane, da quando abbiamo iniziato i raid aerei, abbiamo effettuato circa 3 voli di ricognizione al giorno, congiuntamente con le altre forze alleate». A partire dallo stesso momento, inoltre, il Ministro degli Esteri australiano, Julie Bishop, siglava un accordo con le autorità irachene per l’invio di 200 membri delle forze speciali australiane ancora di stanza negli Emirati Arabi Uniti, le quali hanno il compito di “addestrare ed assistere” le truppe irachene nella lotta contro lo Stato Islamico.

Quanto all’accoglienza dei richiedenti asilo, sono ben note le controverse politiche migratorie australiane, le quali prevedono, nella loro ultima evoluzione, di bloccare ogni tipo di imbarcazione che tenta di raggiungere le coste australiane senza un regolare permesso. I migranti sono poi suddivisi in strutture apposite situate a Christmas Island (isola australiana a statuto speciale), Nauru (Stato insulare dell’Oceania centro-settentrionale), Manus Island (isola della Papua Nuova Guinea) e, più recentemente, in Cambogia. E’ proprio la particolare durezza di tali politiche – indubbiamente efficaci dal punto di vista degli arrivi, ma molto carenti dal punto di vista del rispetto dei diritti umani – che rende ancor più significativa la recente svolta del governo conservatore guidato da Tony Abbott.

I 12.000 nuovi rifugiati che verranno accolti a breve in Australia sono un importante cambiamento di passo a cominciare dal punto di vista numerico, rappresentando circa il doppio dei rifugiati che il Paese prevedeva di accogliere nel 2015, un aumento importante che avrà il suo peso anche in termini economici. Secondo le prime stime fatte dal Governo, infatti, il costo totale per l’accoglienza permanente di questi rifugiati sarà di 700 milioni di dollari australiani – circa 440 milioni di euro – mentre altri 44 milioni di dollari verranno versati ad alcune ONG che operano laddove sono presenti i più importanti campi profughi della regione, nel tentativo di rallentare l’esodo oceanico di persone che fuggono dal Medio Oriente. E’ opportuno specificare, a questo punto, che tutti i rifugiati maggiorenni dovranno firmare un documento in cui attestano d’aver letto un opuscolo informativo sul modo di vivere e di integrarsi in Australia, prima di poter arrivare in Australia.

A tal proposito il Primo Ministro Abbott ha dichiarato che «Stiamo parlando di un aumento molto significativo dell’accoglienza umanitaria dell’Australia, di una risposta molto generosa all’attuale emergenza. La decisione è nata dal colloquio che il Ministro per l’Immigrazione, Peter Dutton, ha avuto questa settimana a Ginevra con l’Alto Rappresentante per i Rifugiati delle Nazioni Unite e con rappresentati di altre associazioni. Nelle stesse ore io ho lavorato, qui a Canberra, con diversi Ministri anziani e con molti ufficiali per ideare un tipo di risposta che riflettesse al meglio l’orgogliosa storia dell’Australia in quanto Paese dal grande cuore».

A fare da eco alle dichiarazioni del Primo Ministro è stato il Ministro per l’Immigrazione Peter Dutton, il quale ha affermato: «Credo che il mondo vedrà queste azioni per quello che sono: un atto generoso degli Australiani. E sono convinto che il nostro popolo sarà orgoglioso di quello che stiamo proponendo, così come molte persone ne saranno sorprese. Ho ascoltato con attenzione quanto mi è stato detto qui a Ginevra, e ho riportato le mie impressioni al Primo Ministro ed al Comitato di Sicurezza Nazionale. Metteremo a disposizione una somma di denaro ingente, ma anche tanti posti per coloro che fuggono da questo scenario. Daremo, inoltre, altri 44 milioni di dollari per i campi profughi di Giordania, Turchia, Egitto, Libano ed Iraq, oltre a finanziare UNHCR, IOM e Croce Rossa».

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