domenica, Agosto 1

Australia: barriera corallina a rischio?

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SydneyIn Australia non accennano a diminuire le polemiche riguardanti lo stato di salute della Great Barrier Reef, la più grande barriera corallina al mondo. Quest’ultima infatti, Patrimonio dell’Umanità UNESCO sin dal 1981, è ora minacciata in modo sempre più consistente dal generale inquinamento delle acque circostanti.

Tali polemiche vanno contestualizzate nella particolare condizione ambientale australiana, caratterizzata da ecosistemi estremamente diversificati e fragili in virtù della grande biodiversità del Paese, dovuta principalmente al precoce distacco dalle altre terre durante la deriva dei continenti e alle dimensioni del suo territorio. L’Australia è infatti il sesto Paese più grande al mondo, occupa circa 7,6 milioni di chilometri quadrati e controlla circa 12 milioni di chilometri quadrati di oceano, il terzo territorio di acque territoriali più vasto al mondo. Nonostante la maggior parte del territorio sia arido, il 91% di questo è coperto da vegetazione nativa australiana, in gran parte flora semidesertica. Sono, inoltre, ben 17 i territori australiani considerati Patrimonio dell’Umanità. Più del 10% dell’intero territorio australiano è protetto dalle leggi per la conservazione ambientale e più del 7% delle sue vaste acque territoriali sono inserite in riserve nazionali.

Il lunghissimo isolamento dagli altri continenti e le grandi dimensioni del territorio hanno influito in modo impressionante sui numeri della biodiversità australiana: sono più di un milione le specie animali e vegetali presenti in Australia, meno della metà delle quali sono state studiate e classificate scientificamente. L’84% dei mammiferi, l’85% delle piante con fiore, l’89% dei pesci costieri e d’acqua dolce e oltre il 45% di tutti i volatili sono specie uniche, presenti solo in Australia.

Tutto questo, unito alla nota coscienza ambientale degli Australiani ed alla tenacia dei Greens, terza forza politica del Paese, ha portato ad aspri dibattiti circa lo stato di conservazione del reef australiano. I coralli sono infatti strutture viventi tanto affascinanti quanto fragili, composti da milioni di polipi che contribuiscono a creare una struttura rigida che, a sua volta, permette a centinaia di altre specie di proliferare.

Sono diversi i rischi che corre la Grande Barriera Corallina australiana, ma possono essere riassunti in questo modo: cambiamenti climatici, inquinamento, predatori, pesca eccessiva e trasporto marittimo.

La prima categoria è quella che viene attualmente considerata la più pericolosa fra tutte, responsabile del surriscaldamento delle acque che, a sua volta, è alla base del cosiddetto sbiancamento dei coralli, un fenomeno distruttivo che colpisce la simbiosi tra i polipi del corallo e alcune alghe unicellulari fotosintetizzanti, senza le quali il corallo è destinato a morire.

La seconda maggiore minaccia è rappresentata dall’inquinamento delle acque, principalmente dovuto allo sversamento in mare di acque di scolo provenienti dalle grandi fattorie e dai pascoli dello Stato del Queensland. E’ stato calcolato che circa il 90% dell’inquinamento totale viene generato in questo modo, un fenomeno che viene ulteriormente esacerbato dalla riduzione di zone umide costiere, le quali possono contrastare gli effetti dell’inquinamento sui coralli. Altre concause dell’inquinamento delle acque, poi, sono da cercarsi negli effetti secondari delle acque di scolo, i cui nutrienti favoriscono la crescita aggressiva di diverse specie di alghe le quali, a loro volta, riducono la quantità di ossigeno disponibile per i polipi. L’utilizzo intensivo di pesticidi e la presenza di rifiuti provenienti dalle grandi miniere australiane, poi, accelera l’erosione del terreno e danneggia ulteriormente le strutture coralline.

La situazione è ulteriormente aggravata dal proliferare delle stelle a corone di spine, una particolare specie di stella marina provvista di spine velenose che è responsabile di grandi danni ai coralli. A completare il quadro, sono presenti la pesca eccessiva – la quale impedisce il corretto funzionamento dell’intero ecosistema – e la presenza giornaliera di grandi navi da trasporto nella regione, le quali inquinano e spesso rompono fisicamente le strutture coralline.

Per contestualizzare quanto scritto, ad ogni modo, sono necessari alcuni dati utili per mettere in prospettiva quanto sta accadendo. La Grande Barriera Corallina è la più grande al mondo, essendo composta da oltre 2.900 strutture diverse, e può essere vista dallo spazio. Contiene oltre 900 isole per una lunghezza totale di 2.600 chilometri, mentre la sua superficie di circa 344.000 chilometri quadrati la rende più grande dell’Italia, del Regno Unito, della Finlandia e della Malesia. Sono circa 30 le specie di balene e delfini che vivono nell’area, 6 le specie di tartarughe marine, 215 specie di uccelli, 17 specie di serpenti marini, più di 1.500 specie di pesci (circa il 10% di tutte le specie presenti al mondo) e circa 330 le specie di ascidie. La Grande Barriera Corallina viene oggi visitata da oltre 2 milioni di persone ogni anno e genera introiti per circa 5 miliardi di dollari australiani all’anno.

Una volta chiariti i motivi per i quali la barriera corallina australiana è tanto importante quanto fragile, è importante far notare che, allo stato attuale dei fatti, la commissione UNESCO ha lasciato intendere che potrebbe considerarla a rischio a partire dal prossimo anno, una decisione che risulterebbe estremamente deleteria per il tradizionalista Stato del Queensland. Quest’ultimo (abbreviato come QLD), è situato nel nord-est del Paese ed è il secondo Stato più esteso della nazione, con 1.853 milioni di chilometri quadrati, ed il terzo più popoloso, con 4,56 milioni di abitanti, di cui 2,2 milioni nell’area metropolitana della capitale Brisbane. A causa della notevole estensione dello Stato in senso longitudinale, il Queensland vanta, oltre alla barriera corallina, diverse tipologie di clima, passando da un clima tropicale, nell’estremo nord, ad un clima secco e arido nella parte sud-occidentale del Paese. L’economia statale si basa prevalentemente su comparti tradizionali come industria mineraria, coltivazione orto-frutticola e turismo.

Lo Stato ha appena terminato le elezioni per eleggere un nuovo Premier ed un nuovo governo e, anche se saranno necessari alcuni giorni per avere i risultati definitivi, è quasi certo che a trionfare sarà l’opposizione laburista guidata da Annastacia Palaszczuk, rappresentando un problema per la traballante coalizione di governo federale guidata dal Primo Ministro Tony Abbott. Lo stato di salute della Grande Barriera Corallina australiana è stato uno dei temi affrontati durante la serrata campagna elettorale, in cui il precedente governo liberale, secondo l’ultimo report del WWF, ha perso diverse posizioni a causa del suo scarso impegno nella protezione del patrimonio UNESCO.

Secondo il più recente studio sulla conservazione dei coralli australiani, sarebbero necessari quasi 800 milioni di dollari in un periodo di 5 anni per poter mettere in sicurezza il reef, cifra che nessun governo del Queensland, a prescindere dal colore, ha intenzione di spendere. Le premesse, tuttavia, sono positive e lasciano ben sperare per un’inversione di tendenza che permetta di preservare un patrimonio dell’umanità.

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