giovedì, Agosto 5

Australia: 15 miliardi per gli F-35 Canberra prosegue nell’acquisto di altri 58 caccia, portando il totale a 72

0

Sydney – Sembra che il dibattito circa la direzione da prendere in tempi di crisi non riguardi soltanto l’Europa o gli USA. Se gran parte dei Paesi occidentali è ancora alle prese con gli ultimi effetti della crisi finanziaria internazionale, infatti, non c’è un’unica strada da seguire per agganciare la ripresa economica. L’Australia ad esempio, governata da una coalizione di centrodestra guidata dal Primo Ministro Tony Abbott, fa fede ai principi conservatori in tema di economia politica, che seguono in primis il binomio minori impegni internazionali e minori spese pubbliche, nonostante questo abbia un peso non trascurabile negli ultimi sondaggi politici. La spending review, in questo caso, non deriva dagli effetti di una crisi economica che non ha mai toccato le finanze australiane, quanto da un tentativo di mantenere i conti in ordine anche nei prossimi decenni, senza far lievitare eccessivamente il debito pubblico. L’Australia è infatti l’unico grande Paese occidentale ad aver evitato la crisi economica internazionale, grazie ad una non comune prontezza di risposta del governo e, soprattutto, grazie alla bolla mineraria che ha portato l’Australia a divenire la vera miniera per grandi paesi in crescita come Cina, India ed Indonesia, permettendo di continuare sul cammino della crescita a ritmi di +3% all’anno.

Le differenze si ravvisano, tuttavia, nelle misure volte a favorire il rilancio, o il mantenimento, della crescita economica. Se super potenze in affanno come gli USA continuano a diminuire le spese militari, lo stesso non si può dire di potenze regionali come l’Australia, fortemente impegnata nel rinnovamento della propria aeronautica militare attraverso l’acquisto di caccia di ultima, quinta, generazione. I velivoli in discussione sono i Lockheed Martin F-35 Lightning II, meglio noti come F-35, caccia monoposto e monoreattore multiruolo, in grado di eseguire operazioni di ricognizione, attacco al suolo, missioni di superiorità aerea ed in possesso di tecnologia stealth. Tali velivoli sono in grado di arrivare alla velocità di 1,61 Mach (circa 1960 km/h) con un’autonomia di oltre 2200 chilometri, con la possibilità di trasportare le ultime generazioni di bombe a caduta libera, a grappolo, a guida laser, a guida GPS, missili aria-aria, aria-superficie, anti-nave e bombe nucleari teleguidate B-61.

L’Australia ha già ordinato 14 F-35 e poche settimane fa ha aggiunto altri 58 caccia, portando il numero totale di F-35 a 72. Tali velivoli costano circa 90 milioni di dollari australiani ciascuno ma, aggiungendo i costi degli armamenti, manutenzione e ricambi, i costi sfiorano i 15 miliardi di dollari, rendendo questo evento l’acquisizione militare più costosa della storia australiana, superando di molto i vecchi acquisti di caccia bombardieri e sottomarini Collins-ClassI 72 F-35, la cui durata è prevista in circa 30 anni, andranno a sostituire i 71 McDonnell Douglas (ora Boeing) F/A-18 Hornet, meglio conosciuti come F-18, in dotazione alla RAAF (Royal Australian Air Force), il cui disimpiego aumenterà progressivamente fino al 2022.

L’Australia oggi destina alle proprie forze armate più di 25 miliardi di dollari australiani all’anno, una cifra pari al 1,6% del PIL nazionale che la rende il tredicesimo Paese al mondo per spese militari, nonostante sia il cinquantunesimo Paese al mondo per dimensione della popolazione.

Una delle principali aree di intervento australiano in ambito di peacekeeping è quella relativa al nation building ed allo state building, processi tramite i quali si stimola il rafforzamento di sentimenti comuni tra le popolazioni locali affinché queste possano superare le crisi interne grazie ad una rinnovata unità sociale, seguita dal supporto pratico per la creazione di nuove istituzioni adatte al rinnovamento del Paese interessato. L’impegno australiano, negli anni, ha interessato sia zone critiche nel proprio contesto geopolitico, come i Paesi dell’Arco di Instabilità – un insieme di Stati arcipelago che sovrasta le coste australiane da nordovest a nordest e che comprende Indonesia, Timor Est, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Nauru, Figi e Tonga – sia aree instabili per la comunità internazionale, in virtù di diverse alleanze politiche e militari.

In tale contesto vanno considerate le fondamentali parole dell’ex Ministro della Difesa Brendan Nelson, pronunciate in un discorso al parlamento nel 2006, a riassumere efficacemente la posizione australiana circa gli interessi strategici del Paese: «Non possiamo permetterci di avere Stati che falliscono nella nostra regione. Il cosiddetto ‘Arco di Instabilità’, che in sostanza passa da Timor Est a tutti gli Stati del sud est del Pacifico, implica per l’Australia non solo la responsabilità di prevenire ed assistere situazioni di emergenza, ma anche che non possiamo permettere che nessuno di questi Stati diventi un paradiso per il crimine internazionale, e nemmeno per il terrorismo». Tale posizione, con le opportune differenze di natura politica, è stata successivamente condivisa da tutti i governi australiani, a prescindere dallo schieramento politico dell’esecutivo e del Primo Ministro in carica.

In tale direzione vanno con forza le dichiarazioni del Premier australiano Tony Abbott: «Gli F-35 supporteranno in modo eccezionale le capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione dell’Australian Defence Force. L’Acquisto dei velivoli F-35, inoltre, porterà importanti benefici all’Australia, compreso lo sviluppo regionale di aree rurali ed il supporto alle nostre industrie strategiche». Si stima infatti che l’acquisto degli F-35, prodotti dagli USA, comporti lo sviluppo di commesse per imprese australiane per un valore di circa 300 milioni di dollari nell’immediato e di circa 2 miliardi di dollari nell’arco dei 30 anni di vita dei caccia di quinta generazione.

Il Ministro della Difesa australiano David Johnston, d’altro canto, si concentra sui vantaggi che tale rinnovata aviazione militare potrà fornire all’Australia nel Pacifico Meridionale: «L’acquisto di questi F-35 fornirà alla capacità di combattimento aereo della nostra aeronautica militare la superiorità tecnologica che deve continuare ad avere. Siamo fortemente impegnati a difendere l’Australia in tutti i modi possibili, questo è ovviamente un passo fondamentale per raggiungere una posizione di dominio regionale che contiamo di mantenere per molti anni».

Come spesso notato dagli analisti politici e dai partiti minori, anche in questo caso i due principali partiti australiani sono d’accordo nella scelta strategica fatta dal governo. Il Partito Laburista, con posizioni simili alla coalizione di governo anche in merito a questioni di politica migratoria, si è infatti detto favorevole a tale scelta per bocca del capo dell’opposizione Bill Shorten. Shorten ha inoltre dichiarato che un eventuale allargamento dell’ordine di F-35, potenzialmente fino a poco meno di 100 unità, potrebbe essere discusso nel futuro.

Le polemiche sono prevedibilmente sorte in un momento in cui l’amministrazione federale australiana sta effettuando tagli trasversali alla spesa pubblica, misure che andranno a toccare anche sanità e missioni internazionali. Non può dunque non venire in mente la protesta parallela diffusa in tutti i Paesi europei, impegnati, in tempi di spending review, nella produzione e nell’acquisto degli Eurofighter Typhoon, caccia di quarta generazione e mezzo semi-stealth, dal costo unitario tuttavia paragonabile a quello degli F-35.

L’Italia, inoltre, farà utilizzo di entrambi i caccia, essendo, dopo USA e Regno Unito, il Paese che ha dato il maggiore contributo anche al progetto F-35, nonostante stia attualmente discutendo della riduzione del numero di tali velivoli da 90 a 45, suscitando proteste da parte dell’alleato americano espresse dall’ambasciata in Italia.

Il dibattito interno è destinato a crescere sia in Australia, dove è probabile che vengano ordinati altri F-35, sia in Europa, dove la confusione circa i costi complessivi dei caccia europei è stata affrontata pochi giorni fa dalla Corte dei Conti tedesca, la quale ha raddoppiato le previsioni dei costi per l’utilizzo ed il mantenimento degli Eurofighter rispetto alle stime iniziali. Tali statistiche, qualora confermate, comporterebbero una spesa totale di 40 miliardi di euro per i 96 Eurofighter ordinati dall’Italia, contro i circa 15 miliardi di dollari australiani – al cambio attuale circa 10 miliardi di euro – necessari per i 72 F-35 australiani, a parità di periodo di utilizzo previsto.

Un discorso a parte, ovviamente, sarà il costo totale del numero di F-35 che l’Italia deciderà di ordinare, al pari dei diversi tipi di tornaconto economico prospettati da alcuni studi per il nostro Paese, basati su dati ancora non definitivi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->