martedì, Ottobre 19

Austerità, la Grecia protesta 24 ore di sciopero generale prima della visita di Angela Merkel. Venezuela verso il dialogo

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Grecia sciopero

Giornata di sciopero generale, oggi in Grecia. Le sigle sindacali GSEE (Confederazione Generale dei Lavoratori Greci, settore privato) e ADEDY (Confederazione dei Funzionari Pubblici) hanno infatti manifestato per le strade di Atene contro le misure di austerità dettate dai creditori internazionali del Paese. Superiore alle ventimila persone l’affluenza al corteo che, al coro di «FMI, UE, prendete il bailout ed andatevene via», ha pacificamente raggiunto la sede del Parlamento. Lo sciopero di 24 ore ha coinvolto pressoché tutti i servizi fondamentali, dal personale degli ospedali a quello dei servizi marittimi: in particolare, il secondo ha creato non pochi disagi per la sua essenzialità nel collegamento fra le isole dell’Egeo. I due sindacati, forti della loro rappresentanza di due milioni e mezzo di lavoratori, hanno espressamente comunicato che lo sciopero è rivolto anche alla Cancelliera Angela Merkel, che venerdì si recherà nella capitale greca per incontrare il Primo Ministro Antonis Samaras: il Governo tedesco è infatti considerato tra i maggiori ispiratori della strategia economica che ha annichilito lo stato sociale greco.

Tuttavia, Merkel sembra più preoccupata per quanto sta accadendo a est dell’Unione Europea. Davanti al Bundestag, la Camera bassa tedesca, la Cancelliera ha infatti espresso il proprio disappunto per l’atteggiamento della Russia nei confronti della crisi in Ucraina. «Purtroppo, in molte aree non è chiaro se la Russia stia contribuendo ad una distensione della situazione», le sue parole. In effetti, mentre Kiev lancia un ultimatum di 48 alle proteste filorusse nella parte orientale del Paese, il Presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che l’Ucraina riceverà solo il gas per cui ha già pagato ed ha invitato i dirigenti ucraini a non fare «nulla di irreparabile». Inoltre, in risposta alle sanzioni occidentali, l’agenzia ‘Russia Oggi’ ha interrotto la cooperazione con l’emittente ‘Voice of America’, di fatto terminando la diffusione di quest’ultima nel territorio russo. Intanto, la crescente tensione nell’Ucraina orientale, dove i già citati manifestanti stanno montando barricate ed invocando l’intervento di Mosca, ha portato la NATO a triplicare il numero di jet di pattuglia nei Paesi baltici, che nel secondo quadrimestre del 2014 diverranno 12.

Potrebbe diminuire invece la tensione in Venezuela, dove il Governo di Nicolás Maduro ha accettato di partecipare ad una riunione formale con l’opposizione. L’incontro coi rappresentanti della Mesa de la Unidad Democrática (MUD), caldeggiato dai Ministri degli Esteri dei Paesi appartenenti all’organismo sovranazionale Unasur, avrà luogo domani a Caracas e, secondo quanto dichiarato dallo stesso Presidente, sarà «ufficiale e pubblico», benché non rappresenti «un negoziato, e neppure un patto: è un dibattito, un dialogo». Parere positivo anche dai rappresentanti dell’opposizione, tra cui Henrique Capriles, per i quali la presenza dell’Unasur potrebbe permettere una mediazione fra le due parti in vista di un’«agenda di dialogo». Gli scontri nelle strade delle maggiori città venezuelane, dopo quasi due mesi, hanno finora causato la morte di 39 persone.

Per un dialogo che potrebbe aprirsi, una cooperazione ha termine: quella tra il Governo di Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). L’interruzione dei rapporti ad alto livello è avvenuta su iniziativa del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che ha ordinato alle più alte cariche del proprio Governo di non avere colloqui coi loro omologhi palestinesi. Un’eccezione è stata fatta per il Ministro della Giustizia Tzipi Livni, a capo dei negoziati di pace, e per alcuni funzionari di Sicurezza e Difesa. La decisione sarebbe stata presa, secondo fonti ufficiali, in risposta alla violazione delle norme per i negoziati di pace causata dalla firma palestinese di 15 accordi internazionali negli ultimi giorni. Per il portavoce dell’ANP Ihab Bassiso, l’interruzione «non rappresenta solamente un’illegittima pressione sulla leadership palestinese, ma mina alla base qualsiasi tipo di negoziati futuri». Si complica perciò anche il tentativo di mediazione del Segretario di Stato statunitense John Kerry, notoriamente in attrito col Governo di Netanyahu. Frattanto, un invito alla pace giunge anche dal Presidente cinese Xi Jinping, il quale, durante l’incontro col suo equivalente Shimon Peres, ha invitato Israele a prendere «decisioni coraggiose il prima possibile» per perseguire «insieme con la comunità internazionale ed i Palestinesi un progresso sostanziale nei negoziati di pace».

Proprio la Cina, però, ha espresso profonda irritazione per la decisione della Camera dei Rappresentanti statunitense di autorizzare la vendita a Taiwan di quattro navi da guerra usate. Una decisione che, ignorando «la forte opposizione della Cina», ha causato attrito fra i due Governi. Per di più, i Rappresentanti statunitensi hanno anche riconfermato il Taiwan Relations Act, una misura approvata in seguito al riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese nel 1979 che impegna Washington a soccorrere Taipei in caso di attacco. Nonostante i recenti riavvicinamenti fra le due Cine, la vendita di armi autorizzata dagli Stati Uniti è considerata dalle autorità di Pechino «altamente dannosa, e senza dubbio interferirà seriamente, danneggiandolo, nello sviluppo dei legami militari sino-statunitensi e nello sviluppo pacifico delle relazioni attraverso lo stretto».

Alta anche la tensione fra Washington Teheran: la ragione è l’opposizione degli Stati Uniti alla nomina di Hamid Abutalebi ad Ambasciatore iraniano presso l’Onu, motivata dalla partecipazione del diplomatico all’occupazione dell’Ambasciata statunitense del 1979. L’opposizione si è manifestata nel divieto emesso dal Senato statunitense all’ingresso nel proprio territorio del diplomatico, che gli renderebbe perciò impossibile accedere al Palazzo di vetro. Lo screzio diplomatico giunge però proprio durante un momento delicato dei negoziati sul nucleare iraniano e potrebbe influire sul loro regolare svolgimento. Al momento, l’Iran starebbe rispettando gli accordi: questa è infatti l’assicurazione del Capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia AtomicaYukiya Amano. Ciononostante, oltre che dal confronto sulla scelta del diplomatico, la tenuta dei negoziati viene messa alla prova anche dalla stessa Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, per cui «i negoziati devono proseguire… Ma tutti devono sapere che non fermeranno né rallenteranno le attività iraniane di ricerca e sviluppo nucleare».

Più a oriente, continuano le elezioni in India, dove domani voteranno 14 Stati e territori della federazione, inclusi New Delhi e lo Stato del Kerala, storicamente sfavorevole al Bharatiya Janata Party del candidato Narendra Modi. Nel frattempo, oggi si è votato per il Parlamento in Indonesia. Benché il Comitato elettorale non si sia ancora pronunciato definitivamente, sembra molto probabile che il nuovo organo legislativo si presenti altamente frammentato. Il Partito Democratico del Presidente uscente Susilo Bambang Yudhoyono crolla travolto dagli scandali, mentre il Partito Democratico Indonesiano di Lotta (Pdi-p) dovrebbe aver ottenuto poco meno del 20% dei voti. Poiché è necessario il 25% per nominare un candidato presidenziale in modo indipendente, il Pdi-p dovrà faticare più del previsto per poter presentare l’attuale Governatore di Jakarta, Joko ‘Jokowi’ Widodo, alle elezioni presidenziali del 9 luglio.

Giornata di violenze, invece, in Pakistan Repubblica Centrafricana. A Islamabad, una bomba esplosa in un mercato ortofrutticolo ha infatti ucciso oggi 24 persone, ferendone altre 115: l’attentato è stato rivendicato in serata dall’Esercito unito del Baluchistan, come riferito dall’emittente ‘DawnNews Tv’. A nord della capitale centrafricana Bangui sono state invece 30 le vittime degli scontri tra le milizie cristiane anti-Balaka ed i ribelli musulmani Seleka. ‘Semplice’ follia, invece, dietro alle violenze avvenute in America settentrionale: in un ufficio di Toronto e in un liceo della Pennsylvania, due uomini hanno infatti accoltellato rispettivamente cinque e venti persone.

 

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