martedì, Maggio 18

Aung San Suu Kyi sotto esame Il mondo vuole valutare il suo spessore di leader reale nel suo Paese e nel contesto globale

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Bangkok – Archiviato il successo elettorale, Aung San Suu Kyiha dovuto affrontare subito due questioni, una di carattere formale ed una di carattere sostanziale. La questione di carattere formale era l’impedimento inserito dalla Giunta Militare all’accesso al soglio presidenziale in prima persona per cittadini del Myanmar che abbiano contratto matrimonio con stranieri, una misura creata sartorialmente contro Aung San Suu Kyi che – però – è stata talmente superata dai valori numerici conseguiti dal Premio Nobel e dal suo Partito Lega Nazionale per la Democrazia durante le elezioni presidenziali del Novembre 2015 tanto che si è giunti abbastanza velocemente ad un compromesso con il Partito sostenuto dai militari Unione Solidarietà e Sviluppo, un compromesso per il quale è stato insediato Htin Kyaw al ruolo di Presidente, ovvero uno degli uomini più fidati e vicini alla stessa Aung San Suu Kyi. La questione di carattere più sostanziale è quella della gestione del contesto riguardante la minoranza etnica dei Rohingya, motivo per il quale il Myanmar spesso è stato sottoposto a sferzanti critiche soprattutto in sede internazionale.

Per quanto riguarda il primo aspetto, proprio a fine Marzo, il Partito Lega Nazionale per la Democrazia ha introdotto un emendamento, che poi passa al voto e verrà molto probabilmente approvato, alla Carta Costituzionale per il quale è stata creata ex novo la posizione di ‘Consigliere di Stato’ o ‘Supremo Consigliere’. All’atto del suo insediamento Aung San Suu Kyi ha rilevato quattro Ministeri – Affari Esteri, Istruzione, Elettricità ed Energia, Ministero presso l’Ufficio Presidenziale. Ma l’entourage del Partito NLD ha subito chiarito che il Premio Nobel non manterrà tutti i Ministeri nelle sue mani. Il Primo Aprile è stato costituito il Consiglio di Difesa del Myanmar composto da 11 membri, tra cui lo stesso Presidente  Htin Kyawe e Aung San Suu Kyi in qualità di capo del Partito Lega Nazionale per la Democrazia. Per le zone critiche correlate proprio alla presenza della minoranza Rohingya sono stati eletti Pan Thinzar Myo in qualità di Ministro per gli affari di Kayin nella Regione di Yangon, Zaw Aye Maung in qualità di Ministro per gli affari dello Stato di Rakhine nella Regione di Yangon. Di oggi poi la rinuncia della stessa Suu Kyi a due ministeri e la decisione che sarà portavoce del presidente.

Il Myanmar deve oggi affrontare grandi sfide, non solo nel campo delle riforme, questo era ovvio fin dall’inizio, non appena il peso ed il ruolo delle forze militari s’è ristretto, dopo un lungo periodo di sanzioni economiche internazionali che hanno indebolito la giunta militare fino a giungere alle elezioni democratiche del 2015. Nell’Asian Development Outlook ADO 2016, il Myanmar guida tutte le Nazioni dell’area ASEAN in termini di tasso di crescita nel 2016 e (previsto) nel 2017, con un tasso stimato tra l’8,4 e l’8,3 per cento per i due anni fiscali. Nell’anno fiscale 2015 il tasso era stato valutato al 7,2 per cento. Lo sviluppo del linguaggio democratico, il clima di riforme che stanno via via introducendosi nella vita nazionale in Myanmar supporteranno la crescita economica non vice versa, affermano gli esperti e studiosi locali a proposito della valutazione complessiva del Myanmar. Proprio l’outlook ADO 2016 mostra quanto sia importante aggiornare e potenziare la rete delle infrastrutture in special modo per quel che concerne più da vicino il sistema dei trasporti del Myanmar, dopo decenni di investimenti davvero risicati in questo campo. Oggi l’Asian Development Bank stima che saranno necessari almeno 60 miliardi di Dollari USA (in controvalore) per sostenere questo campo nazionale da qui fino al 2030. Questo significa che il Governo dovrà portare l’insieme degli investimenti nel potenziamento delle rete dei trasporti fino al 3-4 per cento del PIL nazionale, dall’1 per cento che veniva stanziato in precedenza. Il 60 per cento della rete dei trasporti del Myanmar oggi necessita di riparazioni mentre la rete dei trasporti pubblici resta davvero inadeguata rispetto a tale pianificazione. E così il Governo ha deciso di istituire un ministero unitario per i trasporti e di creare un nuovo piano di sviluppo omogeneo per l’intero complesso nazionale dei trasporti.

Veniamo ora alla ‘questione’ delle minoranze etniche o religiose in Myanmar, una Nazione prevalentemente buddhista, dove non sono mancate situazioni di duro conflitto in special modo nei confronti delle minoranze islamiche, come la minoranza Rohingya. L’attenzione internazionale, ai tempi della giunta militare era focalizzata e compatta nella applicazione delle sanzioni rispetto alle quali la comunità globale, soprattutto la parte dei Paesi occidentali ed a sviluppo avanzato, s’era cementata per fiaccare il regime militare che oltretutto teneva Aung San Suu Kyi ai margini della vita politica nazionale da più di un quindicennio. Oggi quella stessa compattezza, dall’ONU fino agli USA, passando per l’Unione Europea, la si ravvede nel tenere sotto controllo i comportamenti assunti nei confronti dell’etnia Rohingya, partendo dal presupposto che – se con le sanzioni s’è ottenuto il voto democratico – con un controllo più attento presso il consesso internazionale, si può ottenere anche una pacificazione con le minoranze etniche e religiose.

Si tratta quindi di un test da parte dei più alti organismi internazionali nei confronti del Myanmar per verificare la genuinità del passaggio del Myanmar dalla fase dittatoriale a quella democratica ma anche circa la capacità del Myanmar di assumere un suo proprio ruolo in ambito diplomatico a livello globale. Quello che si chiede oggi al Presidente de facto del Myanmar, ovvero Aung San Suu Kyi, è se sia capace di gestire il linguaggio dello sviluppo del proprio Paese, se sappia risolvere per vie pacifiche un contrasto di natura religiosa ed etnica (quindi di tipo più latamente ‘culturale’) che opera da anni in Myanmar e conseguentemente se tutto questo possa costituire un bagaglio utile affinché il Myanmar possa conquistare un suo proprio posto sulla scena mondiale e non solo per una migliorata capacità produttiva o per certe sue peculiarità commerciali. Si tratta di un compito immane per una donna apparentemente fragile ma che fino ad oggi -nonostante tutto, persecuzione politica compresa- ha dimostrato di essere persona di grande forza interiore e animata da forti ideali.

 

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