lunedì, Giugno 14

Aung San Suu Kyi osteggiata dall'esercito Urge revisione costituzionale per l’eleggibilità al ruolo di Presidente

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Il partito d’opposizione Lega Nazionale per la Democrazia NLD  ha sempre lavorato indefessamente per aprire la strada alla sua leader Aung San Suu Kyi  affinché diventi il prossimo Presidente del Myanmar. Sono anche state raccolte più di cinque milioni di firme a sostegno di una petizione per una variazione alla Costituzione, in essa infatti vi sono limitazioni alle persone che hanno legami con famiglie estere nei riguardi del loro potenziale raggiungimento di alte cariche e l’ultimo marito e due figli sono considerati stranieri.

La scorsa settimana, il partito Lega Nazionale per la Democrazia ha chiesto formalmente al Parlamento di votare –in buona sostanza- per rimuovere il veto dei militari verso alcun tipo di variazione o revisione costituzionale, di fatto opponendosi al volere popolare espresso durante la ponderosa raccolta delle firme. E quindi non è affatto detto che la Lega Nazionale per la Democrazia possa riscuotere successo per la propria campagna di raccolta firme ed ancor meno per il raggiungimento dello scopo relativo alla revisione costituzionale. L’esito attuale è che la leader politica e Premio Nobel 69enne potrebbe non diventare mai Presidente.

Vi sono svariati motivi di tipo formale ma anche di tipo contenutistico. Ad esempio, in base alle leggi attuali, tra i 664 posti del Parlamento, un quarto di essi è riservato di diritto ai militari. Il partito politico che rappresenta l’ala parlamentare dei militari, ovvero il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo USDP  ha altri 336 seggi.

L’Esercito può facilmente mettere insieme i suoi 166 voti con quelli del Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo per bloccare –di fatto- ogni tentativo di variazione all’Art.436 della Costituzione il quale prevede che ogni variazione deve essere approvata da più di tre quarti dei seggi tra i Membri del Parlamento. In effetti, l’Articolo 436 da all’Esercito il potere di veto su ogni variazione potenziale alla carta Costituzionale, compresa la clausola che impedisce a Suu Kyi l’accesso al soglio presidenziale anche nel caso in cui la Lega Nazionale per la Democrazia dovesse vincere le elezioni. Questo partito, che boicottò le elezioni del 2010 che condusse il fronte politico dei militari condensatosi nel Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, ottenne solo 43 seggi nelle elezioni del 2012.

«L’Esercito vuole una Democrazia disciplinata» ha affermato un diplomatico di Yangon a proposito del governo sostenuto dai militari. «Ciò significa apertura molto graduale e non essere troppo ambiziosi. Il regime vuole giocare da una posizione sicura. Consentiranno solo cambiamenti minimi nell’arco dei prossimi cinque o dieci anni, nessun altro cambiamento di portata maggiore sarà visibile nel frattempo».

Che Aung San Suu kyi sia un leader popolare nessuno lo mette in dubbio ed il suo personale carisma porterà il suo partito a vincere le prossime elezioni generali che si terranno il prossimo anno. Ma secondo alcuni analisti locali, la Lega Nazionale per la Democrazia potrebbe non avere una vittoria schiacciante e San Suu Kyi potrebbe ritrovarsi nelle condizioni di dover per forza accogliere l’appoggio del Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo oppure dell’Esercito stesso per poter formare un governo. Anzi, secondo gli stessi analisti, questo scenario oltre che probabile è anche auspicabile, una strada necessaria. Sebbene il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo –sempre secondo gli analisti- non dovrebbe nemmeno disperarsi perché nulla si può dire oggi in un senso o nell’altro.

Infatti, il governo ha ottenuto alti punteggi in un sondaggio condotto recentemente tra 3.000 elettori selezionati in Myanmar da Dicembre a Febbraio dell’anno in corso, condotto dall’Istituto Repubblicano Internazionale con base negli Stati Uniti, una organizzazione pro-governativa guidata dal Senatore John McCain. Il governo a guida del Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo ha ben figurato nelle categorie pragmatiche come l’amministrazione, mentre la Lega Nazionale per la Democrazia ha ottenuto buoni punteggi in termini di valori aspirazionali come la democrazia ed i diritti. Il Presidente Thein Sein  ha anche battuto Suu Kyi a livello di rapporto tra le due personalità nell’ambito del sondaggio. Sebbene abbia più volte ribadito di non offrirsi per una seconda candidatura consecutiva, il che potrebbe arrecare una qualche variazione reale nella scena politica del Myanmar secondo gli analisti politici, alcuni rumors riferiscono di notevoli pressioni perché riveda la sua decisione e decida di ricandidarsi nuovamente.

Come ormai tutti sanno, la politica del Myanmar è a tratti machiavellica talvolta un po’ fumina e Suu Kyi ha certo diversi competitors politici forti di cui tener conto lungo la sua strada verso la Presidenza.

L’altro contendente serio è il leader dell’ Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, Thura Shwe Mann , il politico di 67 anni ben conosciuto ed altrettanto ben visto in direzione della Presidenza.

In qualità di Speaker del Parlamento, ha spinto con vigore sul tasto delle riforme, il che incrementerà notevolmente le sue credenziali nella corsa presidenziale. La campagna di raccolta firme della Lega Nazionale per la Democrazia si è svolta anche durante la detenzione di Aung San Suu Kyi ed ha mantenuto un profilo basso per due anni, ora però la leader e Premio Nobel afferma con chiarezza che non vi è alcuno spazio per nessun uomo in divisa in una reale democrazia in Myanmar. Il suo cambiamento di atteggiamento ed apparentemente improntato all’impazienza rischia di alienarle nuovamente l’Esercito ed il suo apparato di comando, oltre che le maggiori e più rilevanti figure del potere nazionale il cui supporto e sostegno va attentamente considerato nel momento in cui si candida apertamente per le elezioni presidenziali, dove si ha bisogno del voto di tutti.

Ma c’è di più: vi sono dubbiosi anche all’interno dello stesso partito della Premio Nobel, come alcuni esponenti politici di una certa rilevanza ed alcuni membri del Comitato Centrale del Partito.

Senza le opportune riforme e revisioni costituzionali, almeno formalmente per Aung San Suu Kyi non vi è luce sulla strada per la Presidenza e l’Esercito del Myanmar ha più volte dimostrato nella propria storia di non voler cedere nemmeno un millimetro a favore dei propri oppositori o avversari con troppa facilità.

 

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