lunedì, Maggio 17

Augusto, l'Imperatore più imperiale di tutti E' morto da 2000 anni, ma la sua fama imperitura è giunta fino a noi. Ricorre oggi il bimillenario della morte di Ottaviano Augusto

0

 augusto

 

Ore 21 del 19 agosto del 14 d.C. (ma allora, dell’adolescente Gesù di Nazareth non sapeva ancora nulla nessuno, lì nel cuore dell’Impero). A Nola, nella Villa sulle falde settentrionali del Vesuvio, dove era morto anche suo padre Gaio Ottavio, chiude gli occhi per sempre Cesare (dal padre adottivo che fece la sua fortuna) Cesare Ottaviano Augusto – Gaius Iulius Caesar Octavianus Augustus -, primo imperatore di Roma.

Avrebbe compiuto 76 anni il 23 settembre.

Accanto a lui, l’amata moglie Livia, a cui fu fedele, au contraire dei costumi dell’epoca, quando accanto ad ogni grande uomo c’era un tourbillon di donne. C’è persino chi afferma, richiamando le fonti antiche, che Ottaviano a Nola ci fosse anche nato, nel 63 a.C..

Soprattutto, fu probo e morigerato nei costumi, diversamente dal padre adottivo (e prozio ex matre, Azia) Gaio Giulio Cesare che i legionari, ai quali, nei trionfi dedicati al capo, tutto è concesso, cantano come ‘Il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti’, insinuandone le propensioni bisex.

All’inizio, quando da ragazzino dodicenne, fa le sue prime apparizioni accanto al potentissimo Cesare – Cicerone lo vede per la prima volta a una cerimonia di sacrificio e gli storici raccontano che risale a quell’età la laudatio funebre che pronuncia in onore della nonna Giulia – pare smunto e sparuto.

Parallelamente a quanto avviene in Italia oggidì, fruisce di vantaggi dall’importante parentela, giacché sedicenne, gli sono tributati onori e benemerenze per la guerra in Africa a cui non partecipa, in quanto ancora troppo giovane.

Di che stoffa sia fatto comincia a uscir fuori allorché, partito Cesare per la Spagna per sgominare i figli di Pompeo, Ottaviano lo segue, sia pure in ritardo, in quanto allettato da una grave malattia. Appena guarito, raggiunge il suo padre adottivo affrontando gravi perigli, strade pericolose e persino un naufragio.

Sin da allora, surroga la gracilità con la ferrea forza di volontà, elemento che ne fa un vincente anche contro nemici sulla carta assai superiori.

Le fonti latine, a posteriori – Svetonio, ad esempio, che è autore dell’opera Augustus’, Livio, Tacito  -pullulano di aneddoti che lo qualificano come un predestinato. Il primo a crederci fermamente è lui stesso, e non per instrumentum regni, bensì per sincera convinzione.

Dopo la tragica morte di Cesare, rientra da Apollonia (luogo allora importante; attualmente le rovine si possono visitare nei pressi del villagio albanese di Pojan) e scopre di esserne stato nominato erede.

Dopo una certa incertezza sul da farsi, non si pone a capo delle legioni orientali per conquistare la Repubblica, come pare sia stata una delle opzioni che prende in considerazione alla notizia delle Idi di Marzo, ma si allea nella guerra ai cesaricidi, prima con Marc’Antonio e Lepido, poi col solo Marc’Antonio.

«Da questo momento, Ottaviano si procurò un esercito e governò la Res publica, prima con Marc’Antonio e Marco Lepido, poi per circa 12 anni con il solo Antonio (dal 42 al 30 a.C.), e infine per 44 anni da solo (dal 30 a.C. al 14 d.C.)».

Svetonio sintetizza così la sua parabola sempre ascendente fino alla carica di Imperatore.

Fu la sua ascesa a decretare la fine della Repubblica, l’Istituzione di libertà e di pesi e contrappesi che rese tanto fieri i Romani.

Impero, Repubblica: Roma era ormai una Superpotenza, la somma del mondo antico. Se potessimo fare una sorta di analogia con la modernità, l’antica Roma (noi!) era ben più ampia dell’attuale Ue, estendendosi a Oriente e in Africa.

Mai più si è avuto un Impero così esteso.

Lui, Augusto, il gracile giovinetto orfano, ha saputo essere volano di tale grandeur. Naturalmente, non è nostro ruolo quello di approfondire l’itinerario storico che accompagna Augusto nella sua ambizione di costruire un Optimus status alla luce del mos maiorum (le legge osservate dagli antichi padri).

Libri e libri sono stati scritti, sin dall’antichità, a tal proposito. Mi soffermerò su due momenti di questa sua vicenda umana che particolarmente mi affascinano.

Uno è quello dei contrasti con Antonio. Non si può immaginare due personaggi più agli antipodi: un soldataccio rude e rozzo Marco Antonio, sposato a Fulvia, ma allegrotto anziché no, viste le sue indiscrezioni coniugali – con Cleopatra, ma non solo -; un vero signorino Ottaviano, non ancora diventato Augusto: esile, schifiltoso, sua sorella Ottavia aveva sposato Marc’Antonio, poi era morta. Fra il 40 e il 42 a.C. ne sposa Clodia, figlia di Fulvia  -(ora moglie di Marc’Antonio) e di Clodio Pulchro (un bel soggetto ribelle…), ma la rimanda indietro intonsa alla madre.

Un casus belli fa scoppiare la tensione fra Lucio Antonio, fratello di Marco, e Ottaviano, nel 41 a.C.: l’esclusione dalla distribuzione delle terre in Italia ai legionari di Marc’Antonio, riservandole solo ai veterani dell’erede di Cesare.

E’ guerra aperta e Lucio si arrocca a Perugia. Il vero Richelieu della situazione pare sia stata Fulvia, che, un po’ ‘strega’ (un po’ tanto, se pensiamo alla morte di Cicerone…) ha presagito sin da subito che il giovanotto, ora 22enne, avrebbe dato un bel po’ di filo da torcere e portava le stigmate del vincitore.

La situazione diventa insostenibile e nel Museo di Perugia, a ricordo della guerra aperta, che fece cadere per fame la città, si conservano delle ‘reliquie’ piuttosto curiose: dei proiettili in pietra, da catapulta, dove sono incise le seguenti frasi (licenze poetiche ammesse…): ‘Questo è per il cxxx di Ottaviano’; ‘Questa è per la fxxx di Fulvia’.

Il che la dice lunga sulla circostanza che la condottiera sia lei e non il cognato Lucio.

Saltiamo di piè pari la sconfitta su tutta la linea delle pretese di Marc’Antonio e dei suoi cari (ecco, se devo immaginarmelo, lo raffiguro con il sembiante di Bettino Craxi…), la battaglia di Azio e tutto il cammino che porta Ottaviano ad essere l’Imperatore assoluto, l’Augusto… intorno al 23 a.C…

Ma la sovranità con guanti di velluto è tipica dei primi anni, tanto che solo nell’8 a.C. è emanata la Lex Iulia de Maiestatis, che punisce l’offesa alla Maestà dell’Imperatore.

Ulteriore passo egemonico è la sua incoronazione a ‘Padre della Patria’, nel 2 a.C..

Se pensiamo ai personaggi contemporanei a cui si attribuisce tale titolo, ci vengono i brividi, anche se lo stesso Augusto, in quanto a peli sullo stomaco, doveva averli fitti come la vegetazione della foresta di Teutoburgo, ove il console Varo portò alla disfatta le Legioni imperiali nel 9 d.C., contro una coalizione di tribù germaniche, guidata dai Cherusci del re Arminio.

Ve lo ricordate l’implorazione dell’ormai anziano imperatore: ‘Varo, rendimi le mie legioni’?

L’altro momento che richiamerò è quello della morte di Augusto, in quel di Nola.

L’imperatore ammalato, in preda ad attacchi di diarrea (Veleno? Colite? Diverticolite?), vaga col suo seguito per la Campania. Si ferma 4 giorni a Capri, poi inizia il cammino verso Benevento.

Aggravandosi gli attacchi, si ferma a Nola, nella villa di famiglia. Dopo un lungo colloquio segreto con Tiberio, ecco l’ultimo giorno della sua vita. Chiede uno specchio, si fa pettinare e, racconta Svetonio, si congeda dai suoi amici con la tradizionale frase conclusiva delle commedie, detta in greco: «Se la commedia è stata di vostro gradimento, applaudite e tutti insieme manifestate la vostra gioia».

Qualcuno dice che questa specifica frase sia un omaggio all’amico Mecenate, scomparso prima di lui.

Si congeda con tenerezza dalla sposa: ‘Livia, nostri coniugii memor vive, ac vale! (Svetonio, Augustus, 99), Livia, vivi nella memoria del nostro matrimonio e stammi bene’. E’ l’ultima moglie, che gli è stata accanto per 52 anni, sposata in terze nozze alla ricerca di un erede maschio.

Il destino gli è stato poco propizio negli affetti familiari: non è riuscito ad avere figli maschi e ha riversato tutto il suo amore sulla figlia Giulia, di cui aveva adottato i figli Gaio e Lucio, e su Druso, che la terza moglie, Livia Drusilla aveva avuto, dopo Tiberio, nel precedente matrimonio; i nipoti e Druso morirono in azioni belliche; Giulia, amatissima ma sregolata, subisce dal padre stesso, esasperato dagli scandali che l’hanno vista protagonista, l’esilio su un’isola disabitata.

La riprovazione paterna è tanto inflessibile da disporre che neppure da morta gli sia deposta accanto, secondo quanto ci testimonia Svetonio.

Concludiamo con una notizia archeologica che riguarda l’Imperatore più imperiale di tutti: pare che entro fine anno sarà restituita al Museo di Nepi, la testa in marmo di Augusto, trafugata più di quarant’anni fa e, attraverso i misteriosi canali dell’esportazione clandestina, finita al Museo di Bruxelles.

L’indagine è stata complessa. L’inchiesta è scaturita da una segnalazione del Gruppo tutela patrimonio artistico della Guardia di Finanza di Roma; ricevuta l’informativa, il procuratore capo di Viterbo, Alberto Pazienti, ha aperto un fascicolo contro ignoti per individuare gli autori del trafugamento e i circuiti attraverso i quali il reperto era finito in Belgio,  oltretutto in un’istituzione pubblica.

Si è saputo che il reperto, scomparso ai primi anni ’70, era giunto in Svizzera nel ’75, dove era stato acquistato dagli allora responsabili del Museo brussellese.

Lo stesso direttore del Museo belga ha accettato di restituire volontariamente la testa dell’Imperatore, parte di una scultura a figura intera, senza che si espletino le complesse procedure burocratiche internazionali per il recupero.

Vale proprio la pena di dirlo: ‘Bentornato a casa, Augusto!’ Ma fino a un certo punto… Sarà un po’ beffardo l’Imperatore, ma i discendenti contemporanei si erano sbracciati a riaprirne il Mausoleo romano giusto oggi, in occasione della ricorrenza.

E che ti combina, nella notte, uno spiritello schiattiglioso‘ (se Augusto aveva frequentazioni nolane, capirà alla perfezione questo aggettivo)?

Fa scoppiare una tubatura dell’ACEA e circondare d’acqua il monumento… Un vero e proprio finale a sorpresa per un Bimillenario…

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->