mercoledì, Luglio 28

Auguri Wikipedia! Potenziare e prendersi cura della propria memoria

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20 anni fa nasceva nella sua prima versione in lingua inglese (oggi sono ben più di 290 le lingue usate) l’enciclopedia multimediale libera che tutti noi consultiamo ogni giorno e che tutti gli studenti del mondo ben conoscono avendola ‘consumata’ con i loro miliardi di copia-incolla.

Il reale compleanno cadrà proprio domani, il 15 gennaio 2021, essendo nata precisamente il 15 gennaio del 2001. 

Questa ricorrenza non può certamente esimerci dal dover fare alcune riflessioni sul rapporto, ormai inevitabile, fra la memoria umana e quella artificiale.

Sappiamo già da tempo che i vari media (analogici e digitali) hanno modificato e modificheranno ancora la nostra mente-memoria. E lo sappiamo già da millenni, come appunto è accaduto con i primitivi attrezzi e le prime scoperte e come poi, quando nella metà del secolo XX Marshall McLuhan (in ‘Understanding Media: The Extensions of Man, 1964) ha affermato che il medium è il messaggio, avvertendoci quindi che i mezzi di comunicazionee d’uso quotidiano, avrebbero trasformato il nostro modo di fare conoscenza e quindi la stessa nostra modalità di strutturare lanostra mente-memoria.

E ancora negli anni ’80, sempre del secolo scorso, lo studioso D. Wegner coniò il concetto di memoria transattiva, intesa come forma di delega della nostra memoria personale a un’altra entità sia essa umana (esperto in una qualsiasi attività professionale) che digitale (affidarsi alle memorie del cellulare, del computer, o di quelle presenti in un qualsiasi sito attivo nel web e quindi anche quella di Wikipedia).

Questi processi di delega della mente-memoria umana hanno quindi una storia di migliaia di anni, come si faceva delegando il cacciatore esperto per la ricerca del cibo, o come facciamo tutti oggi nel delegare al carrozziere o al meccanico la riparazione dell’auto. Tutte memorie pratico-teoriche che, nel corso dei secoli, abbiamo delegato ad altri ritenuti più esperti o praticanti, come ancor più oggi continuiamo a fare nei confronti di tutte quelle professioni delle quali noi non sappiamo più nulla, tanto come memorie di lavoro che memorie cognitivo-teoriche.

Ma un’importante distinzione dobbiamo fare nel momento in cui deleghiamo la nostra memoria multidisciplinare a quella presente in Wikipedia.

Dobbiamo sapere che la memoria artificiale è molto diversa da quella biologico-personale, come è altrettanto diverso il cervello digitale di Wikipedia rispetto a quello vivente presente in ogni essere umano. Quello digitale riceve l’informazione, la salva nella sua memoria, la recupera quando glielo chiediamo in ogni momento e pure in fretta, e soprattutto senza fare alcuna modifica o alterazione. Al contrario il nostro cervello è sempre attivo, elabora le informazioni, ricostruisce i ricordi e, quando una nostra memoria a lungo termine la passiamo nella nostra memoria di lavoro, ricomponiamo altre connessioni in contesti sempre diversi, nuovi e ben distinti. Insomma quello che noi avevamo nella memoria, con il passare del tempo diventa altra cosa.

In altri termini tutto ciò che si connette nella rete-memoria digitale non somiglia affatto alle connessioni neurali che attiva la nostra mente-memoria vivace e plastica.

È bene sapere che noi siamo persone ‘alimentate’ dalle nostre diverse forme di memoria (filogenetica, esplicita e implicita, emotiva, episodica, di lavoro, etc.) e che tutte queste memorie non hanno nulla a che fare con la memoria tipica dei mezzi digitali. Wikipedia è certamente utile, è certamente efficace per chi ha bisogno in fretta di nozioni e informazioni, ma quello che noi tutti e specialmente in giovani, è giusto che sappiamo, è che delegare le proprie memorie, significa delegare la nostra stessa persona. E, ancor di più, ab-usare delle memorie artificiali si rischia di creare disfunzioni alle nostre memorie neurali-naturali.

Ricordiamo ancora come, negli ultimi anni del XX secolo, nell’ambito delle riforme educative, l’introduzione delle aule di informatica nella scuola venne accolta con ottimismo. I professori consideravano i link e gli ipertesti come strumenti per ottimizzare i processi di insegnamento e apprendimento: l’ipertesto avrebbe facilitato l’acquisizione di conoscenze, il pensiero critico e la motivazione per il sapere. Tuttavia, presto apparvero studi che limitarono questo entusiasmo. Navigare nell’ipertesto significava svolgere compiti impegnativi che interferivano con la comprensione e l’apprendimento del testo, di modo che i lettori di ipertesti visitavano le pagine senza prestare la dovuta attenzione, con maggiori difficoltà nel ricordare quanto avevano letto. La navigazione in Internet implica un multitasking intensivo, tale per cui la rete comporta un sistema di interruzione dell’attenzione sostenuta e focalizzata. Siamo costantemente intenti a cambiare obiettivi, con l’attenzione frammentata e volta a gestire l’interferenza fra gli stimoli. La nostra attenzione è incessantemente richiesta, la qual cosa comporta un’interruzione del pensiero.

E dunque a voi giovani che ogni giorno di più delegate le vostre memorie al cervello digitale, non dovete affatto chiudere i vostri I-phone, i vostri I-pad, i Computer o qualsiasi altro nuovo attrezzo digitale… dovete solo di prendere coscienza che ogni nuovo mezzo elettronico, come tutti i mezzi che l’uomo ha creato, porta sempre vantaggi positivi e perdite negative e dunque sappiate che il futuro è aperto a tutti, le tecnologie digitali aspettano la vostra attenzione… ma una cosa è farne un uso cosciente e un’altra è farne un ab-uso incosciente.

Auguri a Wikipedia certamente… ma ancor di più auguri a tutte quelle ragazze e ragazzi che sapranno prendersi cura della loro mente-memoria.

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