giovedì, Ottobre 28

Auguri Germania, auguri Berlino

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Berlino – Il 9 novembre 2014 Berlino, intesa come la conosciamo oggi, compie 25 anni. Marylin non potrà essere qui per cantarle la canzone e aiutarla a spegnere le candeline ma la città ha comunque trovato altrettanti interessanti modi per festeggiarsi.  Il perimetro del muro verrà illuminato da palloncini di luce per costruire quello che fu un confine fondamentale nella storia moderna mondiale. Le cose si fanno in grande qui a Berlino tanto che gli stessi palloncini potranno anche essere visti dall’alto considerato che Air Berlin ha organizzato un volo a bassa quota per far fare un giro dall’alto a 200 fortunati che si sono prenotati in tempo e che ovviamente hanno pagato. Insomma, le iniziative che normalmente abbondano in città si sono moltiplicate per il prossimo week-end. Incluso anche lo sciopero di 98 ore che i dipendenti delle Ferrovie tedesche hanno indetto a Berlino e in tutta la Germania per manifestare contro la mancanza del rinnovo del contratto. I tedeschi non hanno il senso dell’umorismo ma sicuramente conoscono bene il tempismo considerando che i suddetti lavoratori stanno boicottando la celebrazione più attesa dell’anno e per cui lo Stato sta spendendo migliaia di Euro.

L’argomento “caduta del muro” impazza sui giornali e sui media tedeschi da mesi. Raccolte di DVD con spiegazioni storiche, interviste a politologi, economisti, giornalisti, normali cittadini. La memoria non può sbiadire con il tempo e lo devono capire bene anche le nuove generazioni. Ogni compleanno è buono per rispolverare le vecchie fotografie di quel confine di cemento armato nato nel 1961. Quel confine assurdo che passava fisicamente per una città ma che in realtà divideva il continente e che tragicamente diventò la tomba di 136 persone. Nel 1989 il muro cadde e da quel momento tutta la storia moderna del mondo cambiò.

Per la cronaca il muro non cadde ma venne semplicemente aperto. Fu sventrato dopo che durante una conferenza stampa di Günter Schabowski, portavoce della SED (Partito di Unità Socialista di Germania), venivano annunciate le nuove norme di regolamentazione dei viaggi dalla DDR verso l’Occidente: i viaggi personali potevano essere richiesti senza particolari condizioni ed erano autorizzati dagli uffici di polizia, gli espatri potevano avvenire attraverso tutti i luoghi di confine compresa Berlino. Le regole sarebbero entrate in vigore “da subito”.  Le intenzioni del governo della DDR erano di fornire una valvola di sfogo per l’alto numero di espatri avvenuti dopo che l’Ungheria aprì le frontiere con l’Austria e di guadagnare tempo per un programma di riforme. Nessuno aveva previsto quello che sarebbe successo in poche ore. La conferenza stampa fu trasmessa in diretta e la notizia divenne virale. In molti uscirono di casa e attraversarono i varchi di frontiera, a piedi, in bici, con le Trabant. Passaporto in mano scappavano all’Ovest.

Inutili i giudizi su ciò che successe e se fu un bene o un male per lo meno per la Germania. Il fatto è che Berlino unita compie 25 anni ed è sufficiente farsi una chiacchierata con un tassista di Steglitz, quartiere della vecchia Berlino Ovest, per capire che in realtà il muro e le disparità sociali ed economiche esistono ancora. E non solo a livello urbano ma anche sociale, non solo a livello locale ma anche regionale.

Per la riunificazione sono stati spesi più di 1,5 milioni di Euro dai contribuenti tedeschi. Basta pensare alla Solidaritätszuschlag, la tassa della Solidarietà introdotta da Kohl nel 1991, voce economica presente sulla maggior parte dei cedolini tedeschi e che vale attualmente  il 5,5% di ciascun salario lordo. Tutti contribuiscono affinché i selvaggi territori dell’Est si trasformino in produttive lande in cui produrre  e creare posti di lavoro. La disparità, soprattutto industriale, tra Est ed Ovest si sente ancora nonostante le fabbriche statali abbiano lasciato il posto alle multinazionali ben 25 anni fa. L’Est arranca mentre l’Ovest marcia ad una velocità ormai rodata da tempo. Piani industriali ed esportazioni sono all’ordine del giorno a Colonia o a Stoccarda. A Est la partita si gioca più a livello tecnologico, immobiliare e sociale. La Berlino che cresce per diventare la Silicon Valley d’Europa ne è la più chiara dimostrazione. Come lo sono i notevoli investimenti immobiliari che ormai hanno aggredito le città a Oriente della Porta di Brandeburgo e i tassi di disoccupazione che nelle regioni dell’Est risultano essere quasi sempre i più alti.

Si aspettavano grandi cambiamenti ma sembra che le disparità anche dopo la riunificazione siano ancora vive. Soprattutto nella testa di alcuni cittadini che nonostante tutto rimpiangono con nostalgia i tempi in cui tutti avevano una casa e un lavoro. Tutti avevano un tetto sotto il quale dormire e tutti lavoravano, anche le donne e lo sottolinea anche oggi la concentrazione maggiore di asili e scuole nella ex Berlino Est. Si chiama Ostalgia ed è un sentimento diffuso tra i vecchi “compagni”. Ma non si tratta solo di rimpiangere gli arredamenti vintage da casermone sovietico. I tanti che hanno conosciuto e vissuto un’alternativa alla proprietà privata si chiedono se realmente il modello occidentale tanto sdoganato e pubblicizzato un quarto di secolo fa, possa essere considerato come un modello vincente. Un modello esemplare da seguire e da applicare al sistema economico e finanziario, statale e sociale. I nostalgici non parlano di controllo, abusi di potere, regimi  ma sono solo dettagli. Alla fine dei conti loro stavano bene anche se non conoscevano la Coca-cola e la musica pop e per capirlo non c’è bisogno di interpellare sociologi o politici di media importanza. Basta guardare i loro occhi quando con tanta euforia raccontano del loro primo passaggio ad Ovest ma che si riempiono di  altrettanta malinconia quando parlano dei tempi in cui non si doveva pensare a niente, tanto non c’era molta possibilità di scelta.

Il fatto è che la riunificazione c’è stata sulla carta e nei confini fisici, nelle squadre sportive e nelle bandiere e nessuno la mette in discussione. Come nessuno mette in discussione il fatto che si doveva fare. La storia contemporanea doveva vivere un punto di svolta ma oggi, nel 2014, ci si può tranquillamente chiedere se in effetti l’ allontanare gli spettri di una filosofia social-democratica ma corrosa dagli abusi di potere per lasciare spazio alla libertà di essere e di avere sia stata la medicina giusta. Il muro è crollato e con esso intere generazioni di utopisti e sognatori.

Il muro, la sua costruzione ma come la sua “caduta” e le relative celebrazioni annuali dimostrano per l’ennesima volta che i tedeschi non vogliono dimenticare la storia e vogliono guardare avanti. Anche se, in particolare a Berlino, nonostante numeri impressionanti  di architetti, ingegneri, immobiliaristi e imprenditori facciano a gara per dare una svolta futuristica alla Capitale, anche in futuro basterà solo fare una passeggiata tra Est ed Ovest, osservare i palazzi, i marciapiedi, le persone per capire che in parte il muro vive ancora perché 25 anni non bastano mica per cambiare.

Auguri Germania, auguri Berlino. Buona vita.

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