domenica, Agosto 1

Attenzione stellini: la democrazia è una cosa seria La democrazia è un processo, non una formula, che richiede di superare le facili strade del convincimento degli altri con trucchi e trucchetti. Questi possono funzionare sul momento, ma poi, prima o poi si ‘rivoltano’ contro i loro autori, e talvolta quella rivolta è alquanto rude

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La democrazia è una cosa seria, molto seria, serissima. Tanto seria che non può essere lasciata solo nelle mani né di giuristi, né di politici, né dei profeti. È un processo, non una formula, lento e difficile, che richiede di superare le facili strade del convincimento degli altri, del ‘popolo’, come dicono spesso i politicanti poco democratici, o, peggio ancora, della ‘gente’, con trucchi e trucchetti vari. Questi possono funzionare sul momento, ma poi, magari solo alla lunga, prima o poi si rivoltanocontro i loro autori, e talvolta quella rivolta è alquanto rude.

Molti, molti anni fa, l’Italia, il bel paese della brava gente, occupò la Tripolitania e la Cirenaica (la Libia, lo scrivo a beneficio di Giggino, hai visto mai!) e ne fece -ne facemmo diciamocelo- di tutti i colori, ma proprio tutti. Ivi compresi, uccisioni, massacri, imprigionamenti e torture, impiccagioni. E però la Libia fu occupata e dichiarata sotto la sovranità italiana … la cosa dovrebbe interessare Matteo Salvini, forse. L’Italia fu criticata rudemente, condannata con parole durissime, in particolare da quegli stati come la Francia e la Gran Bretagna (per tacere dell’Olanda) come noto mai autori di nulla di simile verso i ‘selvaggi’ a vario titolo definiti tali. Ma non per il trattamento di quei selvaggi (noi lo eravamo molto di più, e molto concretamente), ma per avere violato un principio fondamentale di diritto internazionale: quello che proibisce ad uno Stato che occupa un territorio nemico non solo di acquisirlo sotto la propria sovranità, ma specialmente di cambiarne leggi, usanze, religione, ecc. Al punto che, in Italia alcuni internazionalisti elaborarono una strana (permettetemelo, proprio strana) tesi, quella per la quale essendo l’occupazione destinata ad acquisire quei territori (del popolo che ci viveva non si parlava nemmeno) si poteva cambiarne leggi eccetera perché la cosa non era più illegittima.
L’odio creato resta ancora oggi, e la Turchia, cui avevamo sottratto quel territorio, oggi cerca la sua rivincita.
Direte, subito attenti e reattivi, “eh, ma la stessa cosa, esattamente la stessa, l’hanno fatta negli anni novanta del secolo scorso gli USA in Iraq”! Bravi: lo avete detto voi.

Qualche decennio fa, molti meno, intorno agli anni ’70, un Paese a noi vicino, molto vicino, confinante, per non far nomi la Francia, faro (o meglio faretto, dopo gli USA, si dice) di civiltà e ipercritica a suo tempo nei nostri confronti, titolare di un vero e proprio impero coloniale (ancora oggi in parte residuo) fucostrettadall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a proporre in Togo un referendum, per consentire ai negritogolesi di decidere sulla propria autodeterminazione. La Francia, con molte proteste e sbuffi, lo propose e la domanda eravolete restare nella situazione attuale, o volete diventare parte dei territori oltremare francesi?’. Tenete presente che ‘territori oltremareè il nome delle colonie francesi! Un trucco di bassa lega (calma Salvini, non ce l’ho con te!) tanto basso che alle Nazioni Unite dettero fuori da matti e costrinsero la Francia a fare un referendum vero, che fu infatti vinto da chi non ne voleva più saperne della Francia.
Provate a chiedere a un togolese, a un mauritano a un abitante del Mali, oggi, che ne pensano della Francia.

Le due cose mi sono venute in mente leggendo sulla stampa delle vicende del Governo Draghi in formazione e delle contorsioni abominevoli delle nostre forze politiche. In particolare dei M5S, gli stellini, molto in crisi a causa del fatto che l’amato Giuseppe Conte veniva cacciato via, e sostituito dall’odiato Draghi, sporco banchiere (non è mai stato un banchiere!) e affamatore dei popoli.
Come si è svolta la vicenda lo avete visto meglio di me, e io stesso ne ho parlato fino alla nausea, quindi non vado oltre. Salvo ricordare che gli stellini si vantano di essere molto democratici al loro interno, nel senso che sottopongono agli iscritti le decisioni da prendere sulle scelte più importanti, che negli altri partiti normali vengono prese dalla dirigenzademocraticamenteeletta del partito. Loro, gli stellini, quanto a dirigenza ne hanno una a dir poco zoppicante. Quanto a ‘base’ del partito, usano uno strano sistema: sono membri abilitati a votare solo alcuni iscritti ‘certificati’ (non so da chi e come, ma insomma mi sembra una cosa un po’ curiosa a dir poco) circa centomila.
Alla fine hanno votato
74.537 persone, con un 59,3% per il SIal governo. Alle votazioni per il segretario del PD hanno partecipato milioni di persone. Appunto: gli stellini hanno raccolto i voti di alcuni milioni di persone, delle quali, evidentemente, non si curano né intendono curarsi.
Direte, sempre attenti e vigili, ma lo fanno anche altri partiti, compresi quelli spuri, come gli italoviventi che decidono fanno e disfanno utilizzando i voti espressi dagli elettori per un altro partito! Per non parlare di quei membri del PD che agiscono concretamente per silurare la dirigenza (vabbè, si fa per dire!) del partito, per spostarlo verso gli italovissuti: i nomi li sapete meglio di me, e fateli dunque voi.

Ma, per tornare agli stellini, dopo lunghe diatribe, discussioni e colpi di mano in quel coacervo di confusione di un partitodiretto da uno esterno al partito che però comanda realmente (Grillo per capirci) ma anche da un altro, che, invece, detiene, sempre dall’esterno, uno strumento informatico basilare, sotto il proprio controllo, benché pagato dai parlamentari stellini. È un caso, certo non unico, didemocraziaeterodiretta. Ma, siccome i due, il comico e l’informatico, litigano tra di loro, anche a seguito dei movimenti provocati da un ex noto come Dibba, la diatriba diventa complicatissima: chi decide se si vota, ma specialmente che quesito si pone allabase’?
Alla fine, un certo Vito Crimi, ‘reggentedel partito (come dire, lo dico a beneficio di Giggino e soci, una sorta di Anna d’Austria rispetto al figliolo Luigi XIV) ha deciso il testo del referendum su cui si pronunceranno gliiscritti’. Il testo lo conoscete meglio di me, e credo che sarebbe un buona copia, forse solo un po’ più rozza, del testo del referendum del Togo di cui ho accennato sopra.
Chi sa se, e chi sa quando, e chi sa quanti italiani cominciano a capire come vanno le cose. Non è detto che siano disposti a subire in eterno.

Sorvolo sulla ridicolaggine della ‘notizia di stampa’ circa il fatto che il ‘povero Conte’ ha perso la cattedra. Nulla di tutto ciò, chiacchiere. Lui è ordinario a Firenze, aveva fatto domanda per andare a Roma e ha anche tentato di partecipare pur essendo Presidente del Consiglio -una cosa diciamo così di scarsa eleganza. Ha rinunciato, per fortuna. E ora farà il professore a Firenze. Per di più faceva e farà l’avvocato (cioè non ha accettato il tempo pieno, diciamola tutta!) e probabilmente ora, volendo, lo farà alla grande, come si può facilmente immaginare. Quindi non creiamo il martire di turno, per favore.

La democrazia è una cosa seria. La democrazia significa ricerca e perseguimento della volontà, della volontà reale, del popolo, anzi, della volontà e delle esigenze del popolo. Che per decidere, votare ecc., deve conoscere e sapere, esattamente, e deve potere scegliere. È perciò che sto ripetendo da tempo che l’unica soluzione per conferire un po’ di credibilità alla nostrademocraziatutta fatta di propaganda e di prevaricazioni, è una legge elettorale strettamente proporzionale, magari con sbarramento alto, e elezioni primarie certificate, controllate e pagate dallo Stato.

La democrazia, che è una cosa seria, si fonda necessariamente, ma lo dice anche la Costituzione, sui partiti (non sui transfughi dai partiti) che sono l’unica vera e possibile cinghia di trasmissione tra la gente vera (io, tu, voi, ecc.) e il potere. Se questa cinghia di trasmissione non funziona o è spezzata, o, peggio, se è finta perchè c’è chi decide le cose in modo che le elezioni ne siano solo una conferma, la democrazia semplicemente non c’è. Punto.

Il ceto politico di questo Paese, tra stellini urlanti, leghisti sbraitanti, italoviventi clamorosi, e pidiini acefali, è allo stremo e con esso lo è la democrazia. I partiti hanno bisogno di una pausa per riflettere, rifondarsi, ritrovare la ragione della propria esistenza e le ragioni del proprio futuro, ricostruire le idee e le ideologie che ne guidino il percorso e che rendano riconoscibile e prevedibile la loro azione.
Il Governo Draghi, se Draghi farà sul serio ed è tutto da vedere, è comunque una grandissima occasione per fare ciò, per fare un po’ di astinenza dal potere e dai soldi, ma specialmente per guardare il mondo italiano ed europeo (perché noi siamo prima di tutto europei, alla faccia dei francesi e degli olandesi e dei tedeschi, e per fortuna senza gli inglesi) per quello che è. Per poi tornare ripuliti e ringiovaniti e, possibilmente, con tanta scuola alle spalle.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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