mercoledì, Settembre 22

Attenti a leoni, gorilla, tori ed elettori field_506ffbaa4a8d4

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A Santiago (Cile) domenica 22 maggio un leone molto paziente alla fine ha perso la pazienza e cominciato a sgranocchiare Franco Luis Ferrada Roman. Il ventiduenne umano, forzando le protezioni del locale Zoo, si era buttato completamente nudo tra le sue unghie e fauci, insistentemente chiedendo, pretendendo persino di essere sbranato, sino al punto da afferrarlo per il collo. Oltretutto ripetutamente urlando proclami religiosi annuncianti l’Apocalisse e la fine del mondo (l’uomo, non il leone che come specie ha una visione più materialistica della storia, in particolare la belva in questione era di profonda erudizione ed accanito studioso di Democrito e Jean Meslier). Evidentemente intendeva personalmente anticipare l’imminente fine dei tempi: sempre l’uomo, intendiamo, non il leone che nonostante la cattività puntava ad una lunga esistenza ed una confortevole vecchiaia, circondato dagli affetti più cari e dai suoi libri non solo della giungla. Il leone è bestia cortese e ammodo in generale, questo era specificamente noto per la sua delicatezza d’animo, e proprio perciò alla fine ha generosamente acconsentito all’insistente richiesta. Finale: uccisi il leone e la leonessa sua compagna di gabbia, e presumibilmente di vita, dagli addetti che non avevano a disposizione tranquillanti di rapida attivazione. Successivamente dichiarato fuori pericolo lo sbiellato animale umano, causa della disumana fine dei due gentili felidi.

A Cincinnati (Usa) sabato 28 maggio un gorilla diciassettenne intrattiene cortesemente per una decina di minuti un avventuroso ‘quattrenne’ (di razza umana) che aveva pensato bene di scendere a trovarlo nella sua prigione a cielo aperto, particolarmente attirato dalle chiare fresche e dolci acque che vi scorrevano. «Attenti al gorilla» cantava Georges Brassens, e da noi Fabrizio De André, evidentemente non abbastanza noti oltreoceano. Così il piccolo non concependo differenza tra idea ed azione, dopo aver chiesto ai genitori di potersi tuffare nel rio della vasca gorillesca aveva autonomamente deciso di prendersene licenza. Il poderoso animale lo avvicina, innocuo, le sue grandi mani lo vezzeggiano, ma il personale del Parco decide infine di ucciderlo. L’incolpevole gorilla. Nulla di rotto per il bambino nonostante il salto di quattro metri e mezzo. Sotto accusa i genitori del pargolo, che con la loro superficialità hanno portato alla morte di Harambe (nome attribuitigli dai suoi carcerieri, quello assegnatogli dai propri genitori non è noto), il poderoso primate. E’ partita anche la pubblica petizione ‘Giustizia per Harambe’, mentre la madre dello sciagurato fanciullo si difende con un inadeguato «Gli incidenti succedono». Anche perché c’è chi li fa succedere.

A Lecce (Italia) lunedì 30 maggio un toro, otto quintali di carne, muscoli e intelligenza, fugge dal mattatoio mentre viene condotto al macello. Per farlo divelle i camminamenti in ferro che delimitano il percorso obbligato verso l’inevitabile macellazione che aveva evidentemente ben compreso toccargli, poi si dirige verso il cancello dell’azienda aperto per l’effettuazione di lavori, varcandolo e cominciando a correre sul vialone dell’area industriale. Trova rifugio nel cortile dell’emittente televisiva ‘Telerama’, probabilmente ripassando tra sé e sé le risposte da dare nel talk show cui evidentemente intendeva partecipare. Gli agenti di Polizia cercano di fermarlo sparando dalla finestra della televisione, forse inizialmente tentando unicamente di ferirlo. Un primo approccio risultato inutile, anche perché il toro insistentemente richiedeva quanto meno la partecipazione ad ‘Uno contro tutti’ con Maurizio Costanzo. Gli uomini delle forze dell’ordine, accortisi che gli incaricati dell’Asl non avevano appresso il materiale per sedarlo, l’hanno infine fatto fuori direttamente con le pistole d’ordinanza. A fine aprile, poco più di un mese prima, un altro imponente toro era fuggito dal macello del salumificio ‘Scarlino’ di Taurisano (nomen omen) sempre in provincia di Lecce, e dopo aver percorso una decina di chilometri aveva raggiunto il centro storico di Miggiano, probabilmente per apprezzare l’architettura della Chiesa Madre di San Vincenzo Martire (XVI secolo) e Palazzo Vernaleone (XVII-XVIII secolo), a quanto pare anche indignandosi per l’impossibilità di visitare, causa mancanza di personale, la Cripta di Santa Marina opera basiliana risalente al X secolo, molto popolare nella comunità taurina. Dopo circa due ore veniva quindi spinto con l’inganno a dirigersi verso una zona periferica: il colto uride aveva accolto l’invito convinto di indirizzarsi verso la visita di Palazzo Episcopo che si colloca ai limiti del grande bosco un tempo confinante con l’abitato. Lì, orribilmente raggirato, veniva abbattuto.

A Roma (Italia) domenica 5 giugno sempre del 2016 un elettorato che come a Torino, Milano, Bologna, Napoli e molte altre città è stato in ogni modo aizzato, provocato, insultato, in qualche caso addirittura disprezzato da un quarantunenne fiorentino di nome Matteo, dovrà cominciare a decidere oltre che della guida dei singoli comuni anche della sorte del ‘giovane’ sventato. Attenti a leoni, gorilla, tori, ma soprattutto agli elettori.

 

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