martedì, Settembre 21

Attentato Ankara: l'ombra del PKK

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E’ di 37 morti e 125 feriti il bilancio ancora provvisorio dell’attentato di ieri sera ad Ankara, in Turchia. Secondo gli ultimi bollettini medici, almeno 15 le persone ricoverate in gravi condizioni e che lottano tra la vita e la morte. La polizia turca ha fermato nel frattempo almeno 10 persone a Sanliurfa, nel sud-est del Paese al confine con la Siria, accusate di legami con i 2 presunti kamikaze. Secondo il premier Ahmet Davutoglu «in base ai primi dati di cui disponiamo, ai reperti sul luogo dell’attacco e alle analisi dell’intelligence, abbiamo informazioni concrete sull’organizzazione terroristica che ha compiuto questo malvagio attacco». E tutto porta al PKK, visto che uno dei due attentatori sarebbe una ex studentessa universitaria, Seher Cagla Demir, che si è unita al partito curdo nel 2013. La donna sarebbe stata identificata attraverso le impronte digitali e alcune parti del suo corpo, visto che l’esplosione l’ha ridotta praticamente a brandelli. Secondo alcuni media turchi, sarebbe stato identificato anche il secondo attentatore, anche questo di nazionalità turca e con dei precedenti penali per legami con il Pkk. E proprio contro questo l’esercito nelle scorse ore ha compiuto diversi raid sulle montagne del nord Iraq di Qandil e Gara. A parlare anche il presidente Recep Tayyip Erdogan«Il nostro popolo non deve preoccuparsi, la lotta contro il terrorismo finirà con successo e il terrorismo verrà messo in ginocchio».

Anche in Costa D’Avorio sale il bilancio delle vittime dell’attacco nella località turistica costiera di Grand Bassam: 18 i morti, di cui 15 civili e tre membri delle forze speciali ivoriane, 33 i feriti. Quattro italiani erano presenti su quella spiaggia ma per fortuna si sono salvati dall’attacco. A rivendicare qui l’attacco è stata al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi): «Per grazia di Allah onnipotente, tre eroi dai cavalieri di Qaedat al Jihad nel Maghreb islamico sono stati in grado di fare irruzione nel resort turistico di Grand Bassam, ad est della città di Abidjan in Costa d’Avorio», si legge nel posto apparso su internet. Secondo alcuni media locali uno o due terroristi del commando sarebbero ancora in fuga. «Il consiglio dei ministri della Costa d’Avorio sta pensando di rendere effettivo il piano antiterrorismo al quale si era già lavorato dopo l’attentato a Bamako, in Mali, sottolineando come fino ad ora si fosse lavorato per la sicurezza all’interno dei grandi alberghi, mentre oggi si sta cercando di allargare questa sicurezza con presenza dei soldati non solo negli alberghi, non solo nei supermercati, ma anche sulle spiagge della Costa d’Avorio», il commento a Radio1 di Amos Beonaho, fondatore e direttore del quotidiano ivoriano ‘La Tribune d’Abidjan’. Mentre il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni lancia l’allarme: «Dobbiamo guardare molto da vicino al rischio di diffusione del terrorismo in Africa Occidentale. Da quella regione negli ultimi mesi è venuto circa il 70% dei flussi migratori che attraverso la Libia arrivano in Italia. Quindi l’instabilità e le minacce in questi Paesi hanno anche delle conseguenze per l’Italia».

Nel frattempo continua la battaglia contro l’ISIS in Medioriente. Quarantasette soldati iracheni sono stati uccisi in diversi attacchi da miliziani dell’Isis vicino alla città di Ramadi, riconquistata dalle forze governative nel dicembre scorso. A confermarlo la tv ‘Al Jazeera’. Il primo attentato è avvenuto nei villaggi di Qutainiyah e Zuwaiyah, vicino alla cittadina di Zankurah, dove sono morti 22 militari e 16 sono rimasti feriti. Nell’altro invece son ostate due auto imbottite di esplosivo a centrare i militari nei villaggi di Safiyrah e Abu Taiban: a morire in questo caso 25 soldati, 20 i feriti.

Primo colloquio intanto oggi a Ginevra tral’inviato dell’Onu Staffan de Mistura e la delegazione governativa di Damasco. L’ambasciatore siriano all’Onu Bashr al Jafari ha definito questo primo approccio ‘positivo e costruttivo’ e ha annunciato che le due parti torneranno a vedersi mercoledì. Sottoposto un documento per una soluzione politica del conflitto, mentre intanto un nuovo rapporto dell’Unicef denuncia la situazione nel Paese: circa 8,4 milioni di bambini, pari ad oltre l’80% della popolazione infantile, risultano colpiti dal conflitto, sia in Siria che nei Paesi vicini.

In Cisgiordania ancora sangue. A Kiryat Arba, colonia ebraica vicina a Hebron, due attacchi palestinesi a poca distanza l’uno dall’altro hanno fatto nuove vittime. Nel primo due arabi hanno sparato su israeliani che aspettavano un autobus e sono stati uccisi dalla reazione dei soldati. Nel secondo un’automobile palestinese ha cercato di travolgere alcuni passanti e l’autista è stato ucciso. Due militari sono rimasti feriti.

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