domenica, Maggio 16

Attenti al leader!

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Con la sconfitta del referendum del 4 dicembre e la sentenza della Corte Costituzionale sull’ Italicum, probabilmente, ci si dirigerà verso una legge elettorale proporzionale. Sarà possibile ottenere leadership e stabilità, oltre che trasparenza, in un sistema di questo tipo?

Se l’obiettivo principale è la stabilità bisognerebbe orientarsi verso i sistemi maggioritari. Con un proporzionale dipende anche dal fatto che vengano introdotte o meno caratteristiche che aiutino a contenere la frammentazione del sistema partitico, ad esempio, le clausole d’accesso alla distribuzione dei seggi.

La ‘ democrazia diretta’, attraverso l’uso della rete, è compatibile con l’ azione di un leader?

Se ci stiamo riferendo all’esperienza di un movimento o di un partito che usa le consultazioni tra i suoi iscritti per prendere le decisioni, la risposta è che questo è praticabile compatibilmente al fatto che un’organizzazione politica, una volta acquisite certe dimensioni e certi ruoli, ha la necessità di darsi un gruppo dirigente, che può anche essere eletto democraticamente, ma che poi avrà una funzione di orientamento dell’azione politica. Insomma, al crescere dei compiti e delle responsabilità, deve anche esserci ‘divisione del lavoro’ e una certa specializzazione perché decidere sempre tutti su tutto può non essere funzionale.  Il punto diventa allora determinare quali sono le questioni per cui si deve ricorrere alla consultazione della base.

In seguito a quanto accaduto nell’ ultimo anno nella politica interna ed internazionale, che tipo di leadership potrebbe essere vincente nell’ Italia di oggi? Pensa che possa essere ancora dominante, in generale, nella politica italiana, la retorica del ‘nuovo contro il vecchio’, della ‘rottamazione’, dell’ ‘outsider’ contro ‘l’ establishment’?

La retorica dell’outsider contro l’establishment si è rivelata vincente in molti casi, a partire da Trump. Anche in Francia l’ascesa di Macron, che si presenta come alternativo ai partiti tradizionali, suggerisce che la novità è un elemento di attrazione. E’ vero che in Italia tutto ciò non è per nulla un fatto nuovo, dato che abbiamo avuto prima l’outsider Silvio Berlusconi e poi Matteo Renzi con la rottamazione. E anche il M5S rappresenta una declinazione della logica antipolitica del noi versus loro. La diffidenza verso la classe politica è ancora molto diffusa e, quindi, l’ambiente rimane tendenzialmente propizio a questo linguaggio. Forse quello che oggi potrebbe apparire meno convincente è uno stile molto personalistico di leadership, proprio perché in Italia questo tipo di leader è stato a lungo quello dominante attraverso diverse esperienze, ma onestamente non è detto che non possa ancora funzionare.

Sempre a livello della comunicazione, quanto e in che modo i social media hanno cambiato il profilo del leader politico negli ultimi anni?

I social media hanno offerto ai leader che hanno saputo cogliere l’occasione un nuovo canale di comunicazione con l’elettorato. Ovviamente bisogna saperli usare bene, non basta esserci e non tutti sono altrettanto capaci ed efficaci. Teniamo però presente che ancora oggi è la televisione lo strumento che conta molto perché raggiunge l’elettorato più ampio. Quindi un leader che ha una forte esposizione televisiva e sa usare bene il mezzo è ancora competitivo.

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