mercoledì, Dicembre 8

Attacco USA alla Siria: è possibile un coinvolgimento dell’Italia? Gianandrea Gaiani (Analisi Difesa) ci parla del ruolo dell'Italia nello scenario di un attacco dai risvolti dubbi

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In ogni caso, continua Gaiani, “il Governo uscente ha impostato tutte le missioni all’estero semplicemente come missioni di addestramento e supporto: non abbiamo più nessuna missione di combattimento da nessuna parte e persino i nostri caccia-bombardieri, attivati nella coalizione anti-ISIS, volavano disarmati”. L’ipotesi che un Governo come quello uscente possa pensare di  partecipare ad un’avventura contro la Siria, quindi, è del tutto irrealistica.

Tra l’altro, secondo Gaiani, un eventuale attacco alla Siria sarebbe basato sul nulla: “Questa storia delle armi chimiche è una fake news, costruita dai ribelli filo-sauditi e, guarda caso, esce nei giorni in cui Bin-Salman è andato prima in America e poi in Francia, e America e Francia sono pronte a fare la guerra che il Principe gli ha chiesto per non far vincere Bashar al-Assad”. Negli ultimi anni, l’Italia non ha partecipato a nessuna missione di combattimento a riprova del fatto che il Governo uscente, nel caso di un attacco USA alla Siria, si sarebbe comunque tirato fuori, “pur probabilmente dichiarandosi a favore della punizione di Assad”.

Secondo Gaiani, tra l’altro, è molto improbabile che la posizione italiana possa cambiare con l’entrata in carica del prossimo Esecutivo (che, in ogni caso, non sembra imminente): “Un nuovo Governo, che al momento non riesco a vedere, credo che avrebbe lo stesso atteggiamento, che io trovo anche molto ragionevole”. Gaiani continua sostenendo che “questa guerra, se si farà, sarà veramente una vergogna”: mostrerebbe “un Occidente che si abbevera unicamente dalle fonti della propaganda di un movimento jihadista salafita, ovvero con la stessa ideologia di Bin-Laden e dell’ISIS, e, in assenza di verifiche neutrali, minaccia di fare la guerra credendo alla grande idiozia di un Bashar al-Assad che, nonostante abbia già vinto la battaglia, senza una ragione chiaro, utilizzerebbe armi chimiche per ammazzare ottanta bambini” e si tratterebbe di una cosa “che non ha alcun senso militare”.

È importante, soprattutto per i Paesi europei, non ripetere gli sbagli del passato: in passato, dice Gaiani, “ci hanno già preso in giro con tante storie, come le fosse comuni di Racak par andare a far la guerra in Kossovo, che si sono rivelate un falso, o le armi chimiche di Saddam Hussein; se l’Italia si tira fuori da queste storie, quindi, non può che essere una bella cosa”. Solo recentemente, continua, “abbiamo fatto un’altra figuraccia ridicola espellendo due diplomatici russi in solidarietà ai britannici, per il caso Skipal, per poi scoprire che anche il Ministro degli Esteri di Londra è stato smentito, sulle responsabilità russe, dal responsabile dei laboratori chimici militari britannici: una ragione in più, se mai ce ne fosse bisogno, perché un Governo italiano non partecipi ad un’operazione del genere”. In ogni caso, secondo Gaiani, “se mai avrà luogo, l’operazione sarà di carattere totalmente simbolico: colpiranno una base di elicotteri di Bashar al-Assad accusati di aver lanciato i barili al cloro su Douma, esattamente come successo dopo l’attacco chimico a Khan Shaykhun, nei pressi di Idlib, con il bombardamento della base id Shayrat”, e questo perché “una cosa più in grande stile coinvolgerebbe direttamente i russi e questo aprirebbe scenari francamente demenziali”.

Gaiani conclude dicendo che “l’Occidente, oggi, vive già una grossa crisi di credibilità: andare a combattere per abbattere il regime di Bashar al-Assad e regalare la Siria a quegli stessi movimenti jihadisti che compiono attentati terroristici in Europa sarebbe veramente la tomba della credibilità dell’Europa”.

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