sabato, Luglio 24

Attacco USA alla Siria: è possibile un coinvolgimento dell’Italia? Gianandrea Gaiani (Analisi Difesa) ci parla del ruolo dell'Italia nello scenario di un attacco dai risvolti dubbi

0
1 2


La notizia arrivata lo scorso 7 aprile, di un presunto attacco chimico a Duma, nel sud-ovest della Siria, la tensione internazionale è salita in maniera molto rapida.

Le fonti che hanno parlato dell’attacco, vicine all’Arabia Saudita, hanno accusato il regime siriano del Presidente Bashar al-Assad di aver portato l’attacco. Da Damasco e dai suoi alleati, Russia ad Iran in prima fila, è arrivata una secca smentita. La cosa, però, non ha convinto il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha minacciato forti ritorsioni e ha cominciato a muovere le navi USA in direzione delle coste siriane. Al fianco degli USA si è schierata la Gran Bretagna, impegnata in uno scontro diplomatico con i russi sul caso della ex-spia di Mosca avvelenata a Londra, e la Francia che, per bocca del proprio Presidente, Emmanuel Macron, ha fatto sapere che valuterà con gli alleati se partecipare ad eventuali azioni militari contro Assad.

I russi, dal canto loro, hanno dichiarato di non essere disposti a lasciar correre nessun atto di aggressione nei confronti del loro alleato e hanno dichiarato che, in caso di attacco missilistico, le truppe del Cremlino presenti in Siria si riservano il diritto di abbattere i missili e, eventualmente, neutralizzare i punti di lancio. Si tratta di un’eventualità alquanto inquietante perché significherebbe che, per la prima volta, ci troveremmo di fronte ad un confronto armato tra USA e Russia.

Nel frattempo, alle Nazioni Unite, si è assistito al classico rito dei veti incrociati con Russia ed USA che hanno bloccato le reciproche bozze di risoluzione sulla Siria:  ancora una volta, l’ONU sembra essere inadeguata al ruolo di arbitro delle tensioni internazionali. La risoluzione della tensione, quindi, sembra nelle mani di Donald Trump e di Vladimir Putin. La speranza di tutti è che la questione si sgonfi da sé (alcuni fanno notare come questa nuova ondata di tensione mediorientale arrivi proprio mentre il Presidente USA è alle prese con la perquisizione della FBI nello studio del proprio avvocato: potrebbe trattarsi, dunque, di un diversivo per distogliere l’attenzione dai propri problemi interni).

Per quanto riguarda l’Italia, intanto, gli scenari di una possibile degenerazione della situazione nell’area mediorientale aprono a diverse domande. In primo luogo, ci si potrebbe domandare se, in caso di attacco statunitense alla Siria, le basi militari USA presenti in Italia potrebbero essere coinvolte. In secondo luogo, se ciò dovesse accadere, l’attenzione si sposta sull’aspetto politico: il Governo uscente, guidato da Paolo Gentiloni, ha il compito di sbrigare solamente gli affari inderogabili e potrebbe non avere l’autorità per accordare delle missioni che porterebbero ad un coinvolgimento del paese; d’altro canto, nell’attuale fase di incerte consultazioni volte alla formazione di un nuovo Governo, non è chiaro quale potrebbe essere la linea di un prossimo Esecutivo.

Di certo c’è che entrambe le forze che sono uscite vincitrici dalle ultime elezioni, la Lega e il Movimento 5 Stelle, hanno dimostrato più volte di nutrire una certa simpatia nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin: sia che leghisti grillini trovino un accordo e arrivino alla formazione di un Governo, sia che l’accordo non si trovi e uno dei due gruppi resti all’opposizione, dunque, è chiaro che il prossimo Esecutivo sarà alquanto restio ad impegnarsi in uno scontro che rischierebbe di coinvolgere direttamente la Russia.

Per tentare di chiarire le varie implicazioni e il grado di un eventuale coinvolgimento dell’Italia in questa nuova fase della crisi siriana, abbiamo parlato con Gianandrea Gaiani, esperto di analisi storico-strategiche e collaboratore di ‘Analisi Difesa’.

Secondo Gaiani, “semmai dovesse esserci, questo attacco sarebbe simbolico e verrebbe effettuato con il lancio di missili dalle navi, per non esporre i piloti USA alle difese aeree siriane e, soprattutto, agli strumenti difensivi russi schierati in Siria”. Trattandosi di attacco che, se dovesse avvenire, avverrà molto probabilmente con l’utilizzo di missili, le basi italiane vengono quasi automaticamente escluse dall’azione: in ogni caso, “tra le due basi importanti su territorio italiano, quella di Aviano e quella di Sigonella, è più facile che venga coinvolta quella di Sigonella, perché lì gli americani schierano dei droni che possono volare sulla Siria; Sarebbe comunque un coinvolgimento molto indiretto, nel senso che, anche se da Sigonella possono decollare dei droni, in realtà, gli americani hanno già molte basi attorno alla Siria, in Giordania e nel Golfo Persico, per cui hanno più convenienza ad usare quelle basi per qualunque tipo di missione aerea, anche solo di ricognizione di droni: non avrebbero alcun bisogno di farli partire da Sigonella”.

Nell’eventualità che l’attacco dovesse avere luogo e che i vertici militari USA decidessero di coinvolgere le basi italiane, in ogni caso sarebbero necessarie delle autorizzazioni da parte del Governo italiano. L’autorizzazione del Governo all’utilizzo delle basi sul proprio territorio, in ogni caso, sarebbe necessaria solo ed unicamente “qualora da lì decollino aeroplani che vanno a compiere operazioni belliche, e la cosa mi pare altamente improbabile”, continua Gaiani. Si tratta di un’eventualità alquanto improbabile per il semplice fatto che, se gli statunitensi dovessero decidere di colpire la Siria con degli attacchi aerei, “ci sono basi più vicine da cui far decollare gli aerei, per di più in Paesi che sono già d’accordo nell’attaccare Bashar al-Assad, e mi riferisco alle monarchie sunnite del Golfo Persico”. Il coinvolgimento dell’Italia, quindi, potrebbe essere semplicemente logistico, con la base di Sigonella utilizzata come semplice scalo di unità dirette altrove e non come base da cui far partire gli attacchi: Gaiani ci spiega che “gli americani hanno tante basi là attorno e non hanno bisogno di quelle italiane: non devono colpire né la Libia, né i Balcani”; solo in quel caso avrebbero bisogno delle basi italiane.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->