martedì, Agosto 3

Attacco chimico di Idlib: le due versioni dei fatti

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72 vittime, di cui 20 bambini e 17 donne hanno perso la vita in un bombardamento avvenuto ieri verso mezzogiorno nella città siriana di Khan Sheikhoun nella provincia di Idlib, in mano alle forze ribelli che si oppongono al Governo di Assad. I feriti sarebbero circa 200. Lo riportano l’agenzia di stampa turca ‘Anadolu‘, l’inglese ‘Syrian Observatory for Human Right‘ (gestito a Coventry da un siriano fuggito dal Paese 15 anni fa), e la ONG dei cosiddetti ‘elmetti bianchi’, che parlano di attacco chimico da parte di aerei dell’aviazione governativa.

Tutte fonti, in un modo o nell’altro, molto vicine alle forze della coalizione e opposte al regime di Damasco. Questo spiega anche l’immediata accusa, finora non supportata da prove tangibili, all’esercito di Assad. In Occidente le reazioni d’indignazione e orrore sono state diffuse e unanimi: da Federica Mogherini, che indica Assad in ogni caso «responsabile» del destino dei cittadini Siriani, a Boris Johnson, Ministro degli Esteri britannico che afferma come «tutte le prove che ho visto suggeriscono [le responsabilità] del regime di Assad».

Eppure l’esercito siriano, sotto consiglio degli alleati russi, aveva consegnato le riserve di gas nervino, che avevano portato l’Amministrazione Obama a minacciare ripercussioni, agli osservatori internazionali dell’ONU. Resta appunto questa la linea di difesa delle forze del Governo: «neghiamo completamente l’uso di qualsiai materiale chimico o tossico nella città di Khan Sheikhoun […] l’esercito non le ha usate, né le userà in nessun caso, né nel passato, né nel futuro […] non abbiamo nessuna arma chimica, la commissione ONU lo ha verificato»

Sarebbe effettivamente bizzarro per Assad, che grazie ai Russi sta riportando una vittoria dopo l’altra, minare la sua credibilità diplomatica con un attacco illegale e sostanzialmente inutile, proprio ora, dopo pochi giorni dall’apertura di Washington alla possibilità di trattare con il Governo siriano.

I russi affermano che la tragedia è stata causata da un tragico incidente, il bombardamento di «un deposito di munizioni dei terroristi […] sul territorio erano presenti anche fabbriche che producevano ordigni per la guerra chimica». Mosca afferma che armi di questo tipo sono state già usate dai ribelli: «i sintomi da avvelenamento mostrati nei video [dell’attacco] sono gli stessi che abbiamo visto l’anno scorso ad Aleppo». I russi hanno anche inviato delle prove di uso di armi chimiche da parte delle forze ribelli ad Aleppo alla Corte dell’Aia.

Alla versione russa si oppone Hasan Haj Ali, comandante del del gruppo ribelle Free Idlib Army: «tutti hanno visto che l’aereo stava bombardando con il gas». Accuse del genere, tuttavia, erano già state smentite in precedenza, quando gli osservatori avevano confermato che i ribelli, e non il Governo, fossero colpevoli di aver utilizzato il gas nell’Agosto 2012.

Le versioni dei fatti sarebbero sostanzialmente due: da una parte quella sostenuta dai ribelli, che vede Assad e i russi bombardare deliberatamente con del gas una città presidiata dai ribelli, dall’altra la difesa del Governo e dei russi, che parlando di un normale attacco areo che accidentalmente colpisce le riserve del gas in mano all’opposizione stessa. È in programma stasera un meeting del consiglio di sicurezza dell’Onu, richiesto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, che tenterà di far luce sulla controversa questione.

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