lunedì, Ottobre 25

Attacco alla Tomba di Giuseppe field_506ff510725be

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Il Venerdì della collera palestinese a Gerusalemme e in Cisgiordania ha scatenato una nuova ondata di violenze. L’attacco più grave è stato finora l’incendio appiccato dai palestinesi alla Tomba di Giuseppe, a Nablus.

L’attacco al luogo sacro agli ebrei e ai cristiani è stato condannato dal Presidente dell’Anp, Abu Mazen, che ha parlato di «atto irresponsabile». Il leader palestinese ha «deciso di formare immediatamente una commissione d’inchiesta» e di «far riparare i danni causati da questo gesto deplorevole».

La situazione resta tesissima nella regione, dove in concomitanza con il venerdì di preghiera, Hamas e Jihad Islamica hanno esortato a colpire l’Esercito israeliano. La Polizia, dispiegata in massa, ha vietato l’accesso alla Spianata delle Moschee, epicentro delle recenti tensioni, ai maschi sotto i 40 anni.

Alla Porta di Damasco, la Polizia ha bloccato un 13enne palestinese trovato in possesso di un coltello mentre a Kiryat Arba, insediamento alle porte di Hebron, un soldato di 20 anni è stato accoltellato da un palestinese che è stato poi ucciso dalle forze di sicurezza. L’uomo indossava una pettorina gialla da giornalista. Intanto, dalla Striscia di Gaza, il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha esortato a «continuare l’Intifada a Gerusalemme e a intensificare la resistenza», avvertendo che «qualsiasi tentativo di sedarla deve essere impedito». All’alba, un gruppo di palestinesi ha incendiato alcune parti del complesso della Tomba di Giuseppe a Nablus, in Cisgiordania, con bottiglie molotov. Le forze di sicurezza palestinesi sono intervenute per disperderli, hanno ripreso il controllo del sito e l’incendio è stato domato.

L’attacco ha dato fiato alla destra religiosa che, nel condannarlo, ha chiesto al Governo di riprendere il controllo del sito. «Di nuovo si è visto che non c’è alternativa alla sovranità israeliana quando si tratta di proteggere i luoghi santi», ha affermato il leader dello Yesha Council, la lobby dei coloni, Avi Roeh, chiedendo «il ritorno del controllo israeliano sul sito e l’apertura ai fedeli ebrei su basi permanenti». L’incendio dimostra che «solo Israele è in grado di proteggere i luoghi santi di tutte le religioni a Gerusalemme», ha commentato il Direttore generale del Ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, per il quale questo «dimostra chiaramente cosa succederebbe ai luoghi santi a Gerusalemme se finissero nelle mani della leadership palestinese». Un’affermazione che, con la situazione incendiaria sulla Spiana delle Moschee, riaccende i sospetti palestinesi che Israele voglia modificare lo status quo dei luoghi santi.

 

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