sabato, Settembre 25

Attacchi ai cinesi nel Laos field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – C’era una volta un cinese. Ma poi non c’è più. Sembra la trama di un racconto giallo ma in territorio laotiano la cosa sta prendendo piede sempre più seriamente e si tratta di cinesi deceduti in situazioni tutte da decifrare. Quindi, c’è poco da scherzare. Gli accadimenti delittuosi ed i veri e propri attacchi mirati verso cinesi e la comunità dei cinesi nel Laos si ripetono con cadenza alquanto serrata – negli ultimi tempi – e nonostante sia le Autorità cinesi sia le Autorità laotiane abbiano scelto un profilo basso sulla cosa, la questione sta assumendo contorni troppo estesi per continuare a minimizzare, soprattutto perché si tratta di morti, tutti cinesi, con qualche legame di varia natura in territorio laotiano. La Cina, infatti, sta investendo molto in varie zone d’Asia, cercando di diversificare quanto più possibile il proprio «portafoglio» di Paesi amici o più semplicemente partner economici coi quali cercare di affrontare la crisi economico/finanziaria recente che ha messo in stato di difficoltà uno dei più grandi apparati produttivi mondiali.

Qui non si tratta di dare una sponda diplomatica presentabile ad un alleato rissoso ed instabile qual è la Corea del Nord, oggi diventata una vera e propria palla al piede per la diplomazia cinese che – invece – cerca di avere rapporti di buon vicinato diplomatico a livello globale mentre mantiene alte le paratie del proprio orticello economico locale, mostrando i muscoli in tutta l’area asiatica come accade – nello specifico – circa l’atteggiamento eccessivamente spavaldo nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale, inimicandosi un po’ tutti, dal Giappone fino alle Filippine, passando per il Vietnam ed il Brunei. E’ pur vero, però, che – allo stesso tempo – la Cina cerca di avere delle aderenze nell’area che le consentano di cercare un qualche freno a dei competitor locali di tutto rispetto, come il grande Sub Continente Indiano, un Paese ultra-tecnologico ed avanzato in materia finanziaria e borsistica qual è il Giappone, un competitor forte in ambito hi-tech e meccanico-automobilistico qual è la Corea del Sud e così via.

Stessa logica la Cina sta conducendo in Nazioni «vicine» culturalmente, politicamente e diplomaticamente come il Laos e la Cambogia. Per quanto riguarda nello specifico il Laos, si tratta di investimenti finalizzati anche (e non solo) al potenziamento delle fonti di energia primaria come l’elettricità ottenuta dalle risorse idriche, un settore che richiede alta competenza tecnologica ed ingegneristica ma anche notevoli livelli di investimento economico. Quindi è materia particolarmente delicata sia per la sponda cinese sia per la sponda laotiana. L’Asia, però, è anche territorio di vari conflitti di natura etnica ed è proprio qui che si ritiene adombri e risieda il «problema» degli attacchi ai danni dei cinesi in territorio laotiano.

Una settimana fa sei cinesi sono stati colpiti a morte a bordo di un autobus a causa di un attacco effettuato da uomini armati, lo stesso conducente – sebbene anch’egli colpito – ha cercato strenuamente di mettere in sicurezza l’autobus prima di fermarsi con un salvataggio di fortuna. L’attacco è avvenuto nella zona a nord della località turistica di Vang Vieng, mentre il bus trasportava 28 persone da Kunming nella Cina Sud occidentale in direzione della Capitale laotiana Vientiane. Sono stati gli stessi abitanti del posto ad incaricarsi di allertare le strutture mediche ed ospedaliere in zona per le cure di pronto intervento. Ma non si sa altro a proposito dei feriti e del livello dei danni riportati.

Si tratta del terzo attacco in tre mesi, in tutti i casi si riporta che sono veri e propri assalti ai danni di cinesi in una Nazione anch’essa comunista ed alleata della Cina, una Nazione che oltretutto confina con il grande vicino cinese, talmente grande che evidentemente per qualcuno -nel Laos- lo si ritiene troppo ingombrante. Un cinese è stato colpito a morte ed altri tre son rimasti feriti agli inizi del mese di Marzo in una zona di territorio di proprietà di una azienda cinese nella Provincia di Luang Prabang, ai cui confini si è svolto anche l’attacco ai danni dell’autobus di mercoledì scorso. A Gennaio un sospetto attacco con bombe ha ucciso due cinesi in un’altra Provincia non molto distante dai fatti appena descritti, alcuni esperti locali ritengono che si volesse attaccare un convoglio diretto verso l’Ambasciata USA a Vientiane.

Finora né i vertici del Partito Comunista Cinese né i vertici del Partito Comunista Laotiano hanno dato una spiegazione ad accadimenti di tale portata e di tale chirurgica violenza, tutti destinati a colpire cittadini cinesi o residenti di origine cinese. Le zone montuose dove si sono svolti tali attacchi sono tutte zone teatro di svariati scontri innescati dalle etnìe locali, in rotta di collisione col Partito Unico del Laos, la cui politica – in quei territori – viene vissuta come eccessivamente oppressiva ed in aperta offensiva da lungo tempo verso le specificità etniche e culturali locali. La presenza cinese – la cui ascesa è sempre più vistosa – in Laos sta determinando delle conflittualità sempre più aspre, soprattutto nel corso degli ultimi anni, proprio gli anni in cui la Cina ha deciso di investire con sempre maggior spessore in Laos, in termini di creazione di infrastrutture, estrazione di minerali e materie prime utili per l’economia cinese, oltre che per una sempre più vistosa iniezione di cittadini cinesi in territorio laotiano. Tutto questo – nelle zone montuose scena degli attacchi violenti attuati ai danni della comunità cinese – viene vissuto come uno strisciante tentativo cinese di snaturare il Laos trasformandolo in una specie di serbatoio di materie prime a propria disposizione, una specie di «giardino privato» dove coltivare le proprie necessità produttive ed economiche, come peraltro la Cina normalmente fa in ogni zona dove si constata la sua massiccia presenza. La Cina infatti ha investito molto nel Laos ed ha grandemente capitalizzato la sua presenza nel Laos indirizzandola in special modo verso le sue generose risorse idriche, nelle risorse forestali e nelle risorse minerarie.

 

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