venerdì, Settembre 17

Atreju: Giorgia Meloni fa la Festa a Renzi Politica: il punto

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Sopite, almeno per il momento, le polemiche sull’iter della riforma del Senato, continua a tenere banco la vicenda della sospetta campagna acquisti di alcuni senatori da parte del governo Renzi, denunciata dal M5S e da uomini di punta di quel che resta di FI come Maurizio Gasparri, Renato Brunetta e Paolo Romani. Oggi, di primo mattino, è il sospettato numero uno Francesco Amoruso, il senatore ex forzista passato armi e bagagli nel giro di poche ore nel gruppo Ala di cui è ‘proprietario politico’ Denis Verdini, a provare ad arrampicarsi sugli specchi. «E’ stato l’attacco del coordinatore pugliese di Forza Italia, Luigi Vitali, a cui non è seguita alcuna difesa nei miei confronti da parte di Silvio Berlusconi a convincermi a lasciare il partito», prova a bofonchiare il ‘responsabile’ davanti ai microfoni di Radionorba. Poi, Amoruso risponde a tono all’attacco subito da Gasparri, secondo il quale avrebbe mollato il Cavaliere in cambio di incarichi e consulenze per i parenti. «E’ una accusa che deve far vergognare chi l’ha fatta», tuona il neo renziano, «tant’è che in Senato ho chiesto una commissione d’inchiesta che accerti la veridicità delle accuse fatte da Gasparri e ho chiesto al Presidente che il testo dell’intervento sia trasferito alla Procura della Repubblica perché possa serenamente aprire una inchiesta e verificare i fatti: la mia è stata una scelta politica». ‘Scelta politica’, come no, pensano i grillini che, prima che una risata rischi di seppellire il prode Amoruso, hanno deciso di trasferire i loro dubbi in procura.

Intanto, sempre sul fronte riforme, il leghista Roberto Calderoli, inventore dell’algoritmo che è riuscito a sfornare 85 milioni di emendamenti per «salvare», dice lui, il Senato, commenta l’accordo raggiunto tra bersaniani e renziani definendo la «mediazione nel Pd» come un «piatto di lenticchie annusato, nemmeno mangiato» e abbandonandosi allo scontato pronostico che «alla fine la minoranza si adeguerà». Lui, da parte sua, promette che «se dovessero insistere nel portare avanti il progetto così com’è cercheremo di fermarla perché realizza l’uomo solo al comando». Poi dà appuntamento al governo per mercoledì prossimo quando ci saranno i primi voti segreti con annesso rischio imboscata per il ddl Boschi.

Chiudiamo con l’ira dei medici italiani che non accenna a placarsi dopo la comunicazione del ministero della Salute che ha stabilito di tagliare, quindi non rimborsare più ai pazienti, 208 esami considerati ‘inutili’. «Non prescrivere indagini inappropriate significa rinunciare a quelle che mai avrebbero dovuto essere prescritte», prova a giustificarsi la ministra Beatrice Lorenzin intervistata dal ‘Messaggero’, «Queste novità daranno più serenità ai medici dopo dieci anni di austerity e tagli lineari. Condivido la necessità di rinnovare il contratto, stabilizzare i precari, dare maggiori tutele contro la medicina difensiva e garanzie sullo sblocco del turn over». Ma sulla quasi renziana Beatrice si abbatte l’ira di Gino Strada. «Chi decide se un esame è inutile, la Lorenzin?», ironizza amaro il fondatore di Emergency prima di scagliarsi sul sistema corrotto dei rimborsi nella Sanità italiana. Secondo Strada, poi, la prevista sforbiciata rappresenta «l’ultimo scempio ai danni della Sanità: ormai medici e infermieri fanno il lavoro non grazie alle politiche pubbliche, ma nonostante queste. Nello specifico, alcuni di questi esami si potranno prescrivere solo in caso di anomalia pregressa: ma come posso accertarla se l’esame non si può fare». Già, come ministro Lorenzin?

 

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