sabato, Luglio 31

Astor Piazzolla, il rivoluzionario del Tango Celebrato in tutto il mondo il Centenario del grande compositore argentino che contribuì a trasformare questo genere popolare in musica classica. Al Conservatorio Cherubini di Firenze, l’evento clou di presentazione della biografia del grande compositore, dell’antropologa italo argentina Maria Susana Azzi. Commosse parole del figlio Daniel Hugo Piazzolla

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L’11 marzo del 1921 nasceva in Argentina a Mar del Plata Astor Piazzolla, colui che  ha rivoluzionato il tango, sì da trasformarlo in musica classica, più da ascolto che da ballo, consentendo però a questo genere  musicale in tutte le sue declinazioni, di essere  riconosciuto dall’Unesco nel  2009, ‘patrimonio culturale immateriale dell’umanità. A cento anni di distanza, il Conservatorio  Luigi Cherubini di Firenze, ha  celebrato l’ anniversario con un evento di musica e parole, sulle note di alcuni i brani di Piazzolla e di autori classici, eseguiti dal  Quintetto Italiano di Fisarmoniche.

Firenze quella sera si è unita idealmente a quanto avveniva a Buenos Aires, dove al Teatro Colòn si  esibivano diverse formazioni musicali che davano vita vita a 15 concerti, e alle celebrazioni che si tenevano in tutto il mondo: Giappone, Italia, Francia, Germania. Qui, però, a Firenze, dal Cherubini si sono avuti collegamenti con persone importanti  nella vita del Maestro: come Daniel Hugo Piazzolla, figlio del celebre Astor, il quale, dalla casa di  montagna in Argentina in cui si trova, ha avuto toccanti parole: “Sto vivendo il centenario con grande piacere, non mi stupisco perché sapevo che qualcosa del genere sarebbe accaduto, per commemorare e onorare nel mondo il centenario della nascita di Astor Piazzolla. Io festeggio con voi i 100 anni di mio padre, mentre il resto del mondo festeggerà i 100 anni di Astor Piazzolla”.

L’evento fiorentino si è nutrito anche di altri momenti particolari, come la  presentazione della prima versione italiana di un best seller mondiale:  ‘Astor Piazzolla. Una vita per la musica’ (edizione Sillabe), scritto da Maria Susana Azzi,  l’ antropologa culturale italo-argentina, che ha indagato l’immigrazione europea del suo Paese da diverse angolazioni, tra cui il tango e la musica. L’autrice del libro ( già tradotto in spagnolo coreano giapponese e polacco), era in collegamento  audio-video da Buenos Aires. L’intervistatrice, Elisabetta Piquè, si trovava invece a Roma. Riprendendo quanto scritto nell’introduzione al libro, Maria Susana Azzi,  nonnascondeva la sua emozione per esser riuscita a  realizzare un libro del genere:  “Ciao Astor. Non avrei mai immaginato di scrivere la tua biografia e che sarei stata così appassionata della tua vita e della tua musica. Non avrei mai immaginato di festeggiare il centenario della tua nascita in Italia, il paese con il più grande patrimonio artistico d’Europa: un paese che ha per te e per me un significato speciale. L’Italia è la patria dei tuoi quattro nonni, ed è la patria della mia famiglia paterna. Dal nord e dal sud della penisola andarono in Argentina, negli anni in cui questa terra accolse la seconda ondata di immigrati, dopo gli Stati Uniti e prima del Canada. Confesso di aver sempre cercato un editore per pubblicare questo tuo libro anche in Italia e il mio sogno diventa realtà.  Quella che provo è una felicità molto, profonda. Ci accoglie Sillabe prestigioso editore d’arte, con pubblicazioni di qualità anche nel settore musical. Oh, e quest’anno festeggiamo anche i 700 anni di Dante Alighieri!  L’Italia, il paese che hai percorso da un capo all’altro insieme alla tua musica, oggi ti ritrova in queste pagine. Le nuove generazioni conosceranno la tua musica sublime…., Il 2021 sarà un grande anno, un anno indimenticabile. La tua musica è un mix intelligente di tango, jazz e classica contemporanea, la tua melodia è pucciniana. Oggi si sente in tutti i continenti, incluso l’Antartide. Celebriamo il tuo genio musicale e la tua grande eredità!”.

Il libro contiene una dettagliatissima ricostruzione della vita di Piazzolla, dalla nascita a Mar del  Plata, all’interno di una famiglia di  oriundi di  Trani ( Puglia), immigrati  negli Anni 80 dell’Ottocento,  agli anni  difficili dell’infanzia, segnati da vari interventi chirurgici ad un piede, al trasferimento della famiglia prima nel  New Jersey poi in un appartamento di Manhattan, non distante da Little Italy, in una zona  povera popolata da italiani ed ebrei. Il piccolo Astor aveva 4 anni, la madre Assunta trovò lavoro in un laboratorio di pellicceria, il  padre Vicente apprese il mestiere di parrucchiere. Durante gli anni della scuola, in collegio protestante Astor imparò a parlare un fluente linguaggio newyorkese  ma era nelle strade che passava buona parte del suo tempo dove si confrontavano bande di ragazzi,  all’età di otto anni  il regalo da parte del padre di un bandoneon, comprato in un negozio di articoli usati, segnerà  il suo futuro destino,  sebbene  alla musica (che ascoltava con il padre la sera a casa)  preferisse le gangs e la vita di strada. Ma il tango, attraverso Gardel,  gli era già entrato in testa.  

D’altra parte il padre lo voleva musicista. Passando da un maestro all’altro, già sui 13 anni, prese a suonare e  l’emozione degli applausi della gente fece il resto. Da allora il suo tango, suonato spesso nella università o nei Caffè, cominciò a colorarsi delle note del blues e del jazz e nelle sue esibizioni preferiva spesso Bach al tango  deibordelli o dei caffè di Buenos Aires. Ma fu grazie al grande Carlos Gardel che nel ’35, ebbe un piccolo ruolo in uno dei tre film di John Reinhardt. Gardel voleva che il ragazzo appena 14 enne lo seguisse in tournée per suonare il bandoneon,  il padre Vicente  si oppose. Fu la sua salvezza. Un incidente, aereo  aMedellin in Colombia, mise fine alla vita di uno dei padri fondatori del tango. Carlos Gardel era già un ricordo, anche se immortale, quando i Piazzolla fecero ritorno in Argentina nel ’37. Allora il tango stava diventando la musica popolare urbana più diffusa, ma lui – dichiarerà – aveva in testa Bach, Schumann Mozart, poi gli incontri con Ginastera e Rubinstein fecero il resto. Era proiettato verso un tango nuovo, con versioni semi-rivoluzionarie che avevano suscitato l’interesse dei musicisti più innovativi, quelli ‘evoluzionisti’ come Osvaldo Pugliese, Oracio Salgan, Annibal Troilo.

Ma col tempo Astor e lo studio delle partiture di Bartòk, Prokofiev e Stravinsky, le sue composizioni si fecero  sempre più classiche e sempre meno tradizionali. Nel frattempo si era sposato e la moglie Dedè gli aveva dato due figli: Diana Irene (1943) e Daniel (1945). Per lui erano le tre D. Il racconto non tralascia niente della vita professionale e personale di questo grande,  dei musicisti e delle orchestre con cui  ha suonato, delle sue tante interpretazioni cinematografiche, del rifiuto di aderire al peronismo, della fondamentale esperienza  artistica e culturale parigina alla metà degli Anni 50, fino al ritorno a New York, con la famiglia,  nei luoghi dell’infanzia, delle continue sperimentazioni ( come l’Ottetto)  e del ritorno a Buenos Aires, delle  minacce e  delle offese subite: ‘assassino’, ‘degenerato’, ‘Omicida’, ‘antipatriottico’ ( correvano gli  anni 60-70), ma anche del suo desiderio di comporre in libertà, senza condizionamenti, fino a quando la sua musica innovativa  non si affermò a livello internazionale.

Scomparso nel luglio del ’92, Astor Piazzolla, ricordava Maria Susanna Azzi, ci ha lasciato 3500 composizioni e con la sua musica si cimentano artisti e musicisti di fama internazionale. Ma il figlio Daniel Hugo come lo ricorda? “Come un padre eccellente, eccezionale, con il quale, nonostante i dissapori e la lontananza, dovuti ad una mia critica troppo forte, non è sono mai venuti meno l’affetto la stima e l’amore”. Come testimoniano nella versione italiana del libro,  i contributi di nomi come Milva, Richard Galliano, Salvatore Accardo, Pino Presti e altri ancora. Un libro, questo, ricordavano il direttore del Conservatorio Cherubini, Paolo Zampinil’addetta stampa dell’Editore Sillabe Giulia Perni e Beppe Costa di Opera Laboratori, che si avvale delle informazioni raccolte attraverso 260 interviste a parenti, amici, musicisti, personaggi dell’arte, dello, spettacolo, della cultura,  e ci consente  di  scopriamo l’uomo e il musicista, il genio rivoluzionario che trasformò il tango in musica da ascoltare, in cui si sentono chiaramente le influenze di jazz, klezmer e musica classica contemporanea.

Oggi il mondo del tango, che negli ultimi anni ha avuto una diffusione  straordinaria nel nostro Paese, attraverso le numerose scuole le centinaia di milongue  e molti insegnanti, si divide ancora in cultori della tradizione e del ‘Nuevo, ma grande è il rispetto per tutti coloro che hanno scritto la storia di quella che una diva del tango ormai morente definì alla figlia MariSol, come una ballo che ha una testa e quattro gambe, un ballo che è musica, canto e testi poetici.”  

A conclusione di questa  celebrazione del Centenario di Astor Piazzolla,  ci pare opportuno citare, fra le tante testimonianze, quella di Milva: “ Sul palco io sentivo questo meraviglioso Tango Nuevo circondare il mio corpo, entrare sotto la pelle ed emergere una forza fatta di memorie lontanissime….Astor ha meritato tutto il suo successo ed è riuscito nel suo obbiettivo: fare ascoltare la sua musica, il Tango, nei più grandi teatri del mondo, al pari della musica classica. Voglio chiudere con una canzone di Astor, una dedica all’arte in generale, che sta vivendo un periodo difficilissimo: Rinascerò, rinascerò, rinascerò e una gran voce extraterrestre mi darà la forza grande, pura che mi servirà,  ritornerò, ritornerò, ricrederò e lotterò….”

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