lunedì, Giugno 27

Assistenza italiana in Niger: perché? Subordinati agli interessi francesi nel Paese o competitori della Francia nell'area? Tesi contrapposte circa le vere ragioni dell'interesse italiano per il Niger

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Ad un anno dalla nascita, il Fondo per l’Africa ha attirato critiche da diverse forze politiche, ONG, società civile, media e istituzioni pubbliche. Si nutrono forti timori circa la trasparenza e l’efficacia. Timori espressi ufficialmente anche nell’interrogazione parlamentare del Onorevole Lia Quartapelle del 13 settembre 2017. Il Fondo per l’Africa è strettamente legato al Fondo Fiduciario per l’Africa dell’Unione Europea ed entrambe le iniziative non convincono i membri del Parlamento Europeo, che mettono in guardia sulla trasparenza e sul rischio di  deviazione di fondi a favore  di regimi autoritari per arginare i flussi migratori.

Entrambi i fondi per l’Africa (quello italiano e quello europeo) sono carenti nella coordinazione degli attori coinvolti e nelle linee guide di gestione e monitoraggio. Il Parlamento europeo ha richiesto relazioni semestrali,  la prerogativa di monitorare i risultati del Fondo Fiduciario per l’Africa UE introducendo l’assunzione di responsabilità sulla trasparenza dei progetti finanziati. Identiche richieste non sono state ancora avanzate dal Parlamento italiano, lasciando liberi di agire secondo coscienza chi gestirà il Fondo per l’Africa.

Vari Parlamentari Europei sono preoccupati, in quanto i fondi possono essere utilizzati per sostenere governi responsabili di violazioni dei diritti umani. Secondo l’Onorevole Marina Albiol Guzman, i fondi per l’Africa verranno utilizzati per rafforzare il ruolo di guardiani delle frontiere dell’Europa assunto da governi dittatoriali quali Sudan o Niger, invece di spenderli per scuole, acqua potabile, assistenza sanitaria o sviluppo economico. «Stiamo cercando di rafforzare i confini tra noi e i Paesi poveri, quei Paesi che sono devastati dalla guerra e dagli effetti delle dittature per servire i nostri scopi», denuncia l’Onorevole Guzman.

Nell’intervento ideato dall’Italia in Niger è chiaro che i fondi sono destinati per la maggior parte  al rafforzamento delle forze di difesa nigerine, sostenendo indirettamente il Governo accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di connivenze con i trafficanti di esseri umani.

Il 31 luglio 2017 la coalizione di partiti di opposizione FRDDR (Fronte per la Restaurazione della Democrazia e la Difesa della Repubblica), creata nel 2016, ha accusato il Presidente Mahamadou Issoufou di aver imposto un regime politico fondato su dittatura, giustizia arbitraria, corruzione, impunità, nepotismo, potere etnico e sul culto della personalità. La dura condanna è una reazione del decreto presidenziale del 7 marzo 2017 che di fatto cancella l’autonomia della Corte Costituzionale, sancita dal articolo 134 della Costituzione, affidando il potere al Presidente di rivedere le decisioni della Corte su argomenti di indirizzo costituzionale.
Alla denuncia FRDDR, denuncia di parte, si aggiunge quella del rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Niger nel 2016-2017. Un rapporto sconvolgente. Il Presidente Issoufou, rieletto nel marzo 2016 in elezioni farsa boicottate da tutti i partiti politici, ha fatto incarcerare il suo principale rivale, Hama Amadou, con l’intento di impedirgli di partecipare alle elezioni. Amadou fu rilasciato una settimana dopo l’esito elettorale.

Le carceri sono stracolme di prigionieri politici, spesso accusati di falsi legami con il gruppo terroristico nigeriano di Boko Haram. Le condizioni di prigionia disumane, come frequenti sono gli interrogatori con l’utilizzo della tortura. Il regime attua anche esecuzioni extra giudiziarie. Dal 2015 dieci leader politici della regione di Diffa sono scomparsi, le famiglie a tutt’oggi non hanno alcuna informazione della loro sorte. Forti i sospetti che siano stati vittime di esecuzioni extra giudiziarie attuate dalle forze di sicurezza.

La libertà di espressione è duramente repressa. Nel giugno 2016 il Presidente della Azione per la Democrazia e Diritti Umani in Niger, Ousmane Moumouni, è stato arrestato e condannato a 6 mesi di reclusione per aver esposto sulla sua pagina Facebook dubbi sull’efficacia dell’Esercito nella lotta contro i terroristi di Boko Haram che compiono regolari incursioni nel territorio nigerino.

Il rapporto di Amnesty International mette indirettamente in discussione la scelta del Governo italiano di supportare quello nigerino nel controllo dei flussi migratori illegali. Amnesty International denuncia, con prove inconfutabili, che i diritti civili di rifugiati e migranti che attraversano il Niger sono gravemente violati. Oltre 300.000 sfollati interni a causa dei raid compiuti da Boko Haram nella regione di Diffa sono praticamente lasciati a loro destino dalle Autorità nigerine in quanto appartenenti a etnie diversa da quella del Presidente. Stessa sorte per gli 88.000 rifugiati nigeriani costretti a vivere in campi indecenti e ai quali viene impedito di accedere ai servizi vitali -cibo sufficiente, acqua potabile, sanità, educazione. La denuncia di Amnesty International è stata confermata da OCHA, l’Ufficio ONU di Coordinazione degli Affari Umanitari.

Il numero di migranti che attraversano il Niger passando per la regione di Agadez (dove si concentreranno gli aiuti italiani previsti dal Fondo per l’Africa) è triplicato dal 2015. Secondo un recente rapporto dell’IOM (Organizzazione Mondiale per la Migrazione) il 70% sono vittime di sfruttamento, abusi e violenze compiute da bande armate senza che le forze di difesa nigerine intervengano per proteggerli. Il Codice Penale è stato rivisto negli articoli che riguardano la detenzione preventiva degli immigrati illegali, i quali ora possono essere detenuti senza assistenza legale e senza comunicazione dell’accusa per 15 giorni rinnovabili per altri 15 giorni.

Il rapporto sui diritti umani dei migranti in Niger redatto nel 2016 dal Dipartimento di Stato americano denuncia abusi di migranti, rifugiati e sfollati interni commessi dalle Forze dell’Ordine e dalle autorità nigerine, compresi matrimoni forzati di ragazze minorenni. Abusi avvenuti nei campi di raccolta della regione di Diffa. Secondo il rapporto, Esercito e Polizia nigerini hanno creato un vero e proprio commercio sulla pelle dei migranti clandestini, chiedendo ingenti somme di denaro quando intercettano i convogli di migranti, minacciandoli di arrestarli. Secondo la società civile nigerina, dal 2015 si è creata una connivenza tra i trafficanti di esseri umani e le Autorità nigerine che garantisce ai primi immunità e libertà di azione in cambio di ingenti somme di denaro.

Il rapporto del Dipartimento di Stato americano analizza anche il rispetto dei diritti umani nel Paese, evidenziando detenzioni arbitrarie ed esecuzioni extra-giudiziarie di oppositori politici. Repressione di giornalisti che criticano il regime tramite intimidazioni, attacchi fisici e arresti. Totale divieto di esprimere ogni opinione politica contraria al Governo sui social media. Blocco di siti internet nazionali o internazionali giudicati eversivi dal regime in quanto diffondono informazioni non controllate dalla pesante censura del Ministero dei Media nigerino. Controllo e interferenze sulla libertà di associazioni accademiche, organizzazione di eventi culturali, liberà di assemblee, associazionismo e partecipazione a partiti politici di opposizione.

Il Niger ha categoricamente rifiutato le raccomandazioni delle Nazioni Unite per migliorare i diritti civili e umani nel Paese, tra cui abolizione della pena di morte, protezione degli attivisti dei diritti umani, matrimonio forzato di minorenni e mutilazioni genitali femminili. Il rifiuto delle autorità nigerine è stato accompagnato dall’accusa rivolta all’ONU di interferire nella vita politica interna del Niger.

È in questo clima di terrore e violazioni dei diritti umani che il Governo italiano sta rafforzando la partnership con il Niger per ridurre i flussi migratori, aiutare i giovani africani e metterli nelle condizioni di non partire, riducendo i fattori di povertà e destabilizzazione in Niger.

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