venerdì, Settembre 17

Assicurazioni integrative, le Compagnie sono pronte field_506ffb1d3dbe2

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Sanita

Rimanendo sempre in tema di Assicurazioni integrative, questa volta ci siamo rivolti, per avere un panorama completo, proprio alle Compagnie. La scelta più ovvia, o meglio obbligata, sarebbe stata intervistare l’Unipol, ma purtroppo non è stato possibile. Di seguito la risposta dell’Ufficio Stampa alla nostra richiesta: “si preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito alla Assicurazioni Integrative. La riforma del Servizio Sanitario Nazionale non è comunque di nostra competenza”. Eppure dopo la presentazione del Rapporto Censis- Unipol Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo Unipol, aveva dichiarato che «se sapremo superare i pregiudizi consolidati, il pilastro socio-sanitario, inteso non più solo come un costo, può divenire una solida filiera economico-produttiva da aggiungere alle grandi direttrici politiche per il rilancio della crescita nel nostro Paese». Quindi perché non parlarne? Le decisioni aziendali non si discutono. A tal proposito abbiamo provato a contattare anche altre Compagnie Assicurative, ma la risposta è stata o la mancanza di tempo, nella maggior parte dei casi, oppure evitare l’argomento a priori. Ma per dovere di cronaca, e di testardaggine, ci siamo rivolti all’ Ania, che rappresenta le imprese di assicurazione che operano in Italia. Abbiamo intervistato Roberto Manzato, Direttore centrale Vita, Danni e Servizi di ANIA. 

 

Assicurazioni e Sanità, potrebbe essere il nuovo binomio. Quanto potrebbe essere importante l’entrata in campo delle Assicurazioni nel Sistema Sanitario Nazionale?

Il sistema sanitario italiano è un impianto complesso, fondato sulla centralità pubblica e su principi di universalità, articolato su diversi livelli di responsabilità e di governo tra Stato e regioni, con un’accentuata differenziazione territoriale, anche in termini di qualità ed efficienza delle prestazioni. Gli operatori privati, quali fondi sanitari e assicurazioni, già rivestono una funzione importante ma ancora relativamente poco sviluppata.

È perciò necessario definire un framework più sostenibile nel quale venga riconosciuto un ruolo più ampio dell’ambito di intervento delle assicurazioni sanitarie integrative. Un ridisegno del sistema sanitario nazionale e l’ampliamento del ruolo e dell’ambito di intervento delle forme sanitarie integrative facendo riferimento alle prestazioni alle quali già oggi si ricorre in maniera significativa mediante spesa “di tasca propria” migliorerebbe l’equità del sistema, ripartendo il rischio di eventuali spese catastrofali per il singolo soggetto su un più ampio insieme di soggetti esposti e permettendo al singolo di tutelarsi da conseguenze incerte e potenzialmente elevate a fronte di contributi di livello contenuto.

Un occhio esterno potrebbe dedurre che le compagnie assicurative, se questo sistema integrativo si concretizzasse, ne avrebbero sicuramente dei benefici. Un’idea sbagliata?

In realtà ne beneficerebbero tutti cioè cittadini, sistema sanitario e operatori.  Studi internazionali, ed esperienze concrete di altri paesi, dimostrano che il coinvolgimento degli operatori privati nella programmazione e nel finanziamento della spesa sanitaria, può apportare benefici e ottimizzare i costi delle prestazioni da erogare. Secondo l’OECD, queste ed altre iniziative di efficientamento del sistema possono apportare, in Italia, risparmi fino all’1% del PIL.

Oltre a ciò va considerato che sarebbe possibile ottenere:

  • riduzione dei costi per i singoli cittadini delle prestazioni sanitarie grazie al maggior potere contrattuale dei fondi e delle imprese di assicurazione nel convenzionamento delle strutture sanitarie private;
  • benefici dall’investimento nell’economia reale degli accantonamenti degli operatori necessari a far fronte di prestazioni future determinando un circolo virtuoso tra domanda sanitaria crescente e accumulazione di risorse finalizzate al loro soddisfacimento;
  • una maggiore fedeltà fiscale sui consumi sanitari;
  • un aumento del grado di protezione della popolazione, il ricorso a misure di prevenzione, con benefici in termini di efficienza delle cure e produttività, incrementando in definitiva la fiducia e la sicurezza dei cittadini.

Se le assicurazioni integrative dovessero diventare realtà, sarebbe necessario anche un forte controllo per evitare speculazioni di qualsiasi genere. Ci state già pensando?

La sanità integrativa è già una realtà molto diffusa. Seppure sotto varie forme (fondi sanitari, casse di assistenza, società di mutuo soccorso e polizze assicurative) circa 10 milioni di italiani godono di una copertura integrativa. Tuttavia, va osservato che non esiste un quadro regolamentare comune con evidenti disparità di trattamento tra gli aderenti alle diverse forme sanitarie integrative sotto diversi punti di vista. In particolare, riteniamo che introdurre un quadro organico di norme sul loro funzionamento ispirato, pur nella considerazione delle specificità esistenti, a principi di equiparazione tra forme sanitarie che perseguono gli stessi obiettivi, in analogia alle scelte già compiute in ambito previdenziale, avrebbe il merito di garantire sicurezza ed equità di trattamento degli iscritti, anche dal punto di vista fiscale, favorendo la diffusione, la trasparenza e l’affidabilità delle stesse.

Il Rapporto Censis-Unipol parla di un sistema maturo e pronto per un’integrazione assicurativa. Lei crede che sia possibile, o si stanno anticipando i tempi?

Un’integrazione tra sistema pubblico e privato è possibile, e sarebbe opportuno avviare tale processo tempestivamente coordinando l’implementazione di altre misure (ad es. il nuovo sistema di ticket) al disegno complessivo che il legislatore vuole mettere in atto. In aggiunta andrebbe definito meglio l’ambito di intervento delle forme sanitarie integrative  ampliandolo dalle attuali prestazioni “vincolate” – corrispondenti ad aree a ridotto presidio pubblico (cure odontoiatriche, riabilitative e non autosufficienza) – alle prestazioni alle quali già oggi i cittadini ricorrono in modo significativo con spesa “di tasca propria” (prevenzione, visite specialistiche e alta diagnostica, ricoveri ospedalieri). Bisogna capire se c’è la volontà politica di prendere tali decisioni. 

La fascia più delicata da assicurare sarebbe sicuramente quella degli ultra sessantacinquenni, come si potrebbe risolvere questo punto per evitare che si creino disparità?

Come noto l’Italia, ma non solo, ha risentito della situazione di crisi economica degli ultimi tempi e che tale situazione è aggravata anche dalla particolare situazione demografica del nostro paese, nel quale il numero degli ultra sessantacinquenni è diventato più elevato rispetto a quello dei diciottenni con conseguenze sulla sostenibilità del nostro sistema di welfare. Dobbiamo anche osservare che questa fascia di popolazione è anche quella che possiede la maggior parte della ricchezza. Pertanto bisogna trovare dei meccanismi sostenibili socialmente.   

Avete già pensato a come strutturare questo sistema? Quali sarebbero i limiti e i punti caldi da affrontare?

In questi mesi stiamo studiando come definire una struttura del sistema sanitario più sostenibile immaginando una nuova universalità “selettiva” che garantisca le prestazioni indispensabili e incondizionate per determinate fasce di popolazione, riguardo alle quali lo Stato e il presidio pubblico devono rimanere centrali, e ampliando il ruolo e l’ambito di intervento delle forme sanitarie integrative facendo riferimento alle prestazioni alle quali già oggi si ricorre in maniera significativa mediante spesa “di tasca propria”. In particolare, si dovrebbero prevedere nuovi criteri di selettività dei destinatari delle prestazioni del sistema sanitario pubblico ridefinendo l’attuale meccanismo di co-payment in modo da legare la compartecipazione dei cittadini – stabilita in proporzione al costo delle prestazioni – al reddito familiare, secondo l’indirizzo che sembra delinearsi, senza tuttavia prevedere necessariamente limiti massimi monetari di compartecipazione per fare in modo che possa essere per il cittadino interessante assicurarla. Si introdurrebbe così una gradualità tra coloro ai quali è necessario garantire incondizionatamente prestazioni adeguate anche nei tempi e le classi più abbienti, per le quali tale garanzia è prestata a condizione di una compartecipazione via via più significativa a seconda del reddito, rendendo più incisive le esenzioni, comunque basate sugli attuali criteri. In secondo luogo, la nuova struttura dovrebbe prevedere la promozione dello sviluppo delle forme sanitarie integrative affinché esse assumano un ruolo finalmente sistemico e in grado di costituire un pilastro aggiuntivo del sistema sanitario, anche per migliorare qualità ed efficienza del sistema complessivo. Il maggior ruolo attribuito alle forme sanitarie integrative prevede, come condizione necessaria, la definizione di un “testo unico” sulla disciplina di dette forme.

Il sistema americano, certamente non in toto, potrebbe essere un buon termine di paragone? Oppure è stato preso in considerazione un altro sistema europeo?

Direi di no viste le distanze culturali che ci separano in termini di welfare state. In Europa, però, non mancano esempi di integrazione tra pubblico e privato nella gestione della sanità. Sistemi sanitari europei che potrebbero essere presi ad esempio sono quello francese e quello tedesco. In Francia, per la maggior parte delle prestazioni i cittadini pagano la struttura erogatrice, per poi essere rimborsati della spesa sostenuta al netto della quota a proprio carico (c.d. ticket). Tale quota definita “complementare” viene rimborsata, nella generalità dei casi, dal fondo sanitario privato a cui il cittadino si è facoltativamente iscritto. In Germania, il legislatore ha deciso di effettuare una scelta diversa dando la possibilità per i cittadini con reddito superiore a una soglia prestabilita di uscire dal sistema pubblico (c.d. opting-out), e assicurarsi per la prestazione dei servizi essenziali e per l’assistenza di lunga durata (LTC).  

Quali compagnie Assicurative sarebbero pronte? Quali studi di settore avete effettuato?

Come detto la sanità integrativa è già una realtà e pertanto i diversi operatori sul mercato sono pronti ed hanno già sviluppato, direttamente o tramite provider specializzati, il proprio modello di funzionamento. Naturalmente ci sono imprese che puntano di più sul settore e altre meno ma noi dell’Associazione le rappresentiamo tutte e quindi non ne indicheremo di particolari.

 

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