mercoledì, Aprile 21

Aspettando Rischiatutto, ricordando Mike Bongiorno Un mito degli anni passati

0

Umberto Eco scrisse: «Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti». E in particolare, sulle sue gaffe proverbiali: «In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta elevando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla Nazione in ascolto».

Lo scrisse nel 1961, nel saggetto ‘Fenomenologia di Mike Bongiorno’ pubblicato nell’opera ‘Diario minimo’.

Bongiorno, di una furbizia senza pari, sfruttò magistralmente la cosa dichiarando (come ratificherà poi la sua autobiografia ‘La versione di Mike’, del 2007) che quando ebbe letto la tesi di Eco pianse, in quanto (fonte Wikipedia) «sarebbe potuta essere nociva per la sua carriera, ma soprattutto perché quel giudizio critico non teneva conto che la sua evoluzione culturale era stata ostacolata dal padre che non gli aveva permesso di iscriversi alla facoltà di legge della Princeton University, dove suo padre stesso, avvocato, aveva conseguito la laurea; di questo egli aveva molto sofferto e solo nel 2007 aveva coronato il suo sogno con il conseguimento della laurea honoris causa in televisione, cinema e produzione multimediale».  Così, con questa dichiarazione, Bongiorno riesce a passare insieme da dolente lacrimante, da figlio incompreso e da eroe della rivincita: praticamente l’identikit dei desideri della mediocrità italiota, a tutta conferma delle tesi di cui alla Fenomenologia.

Né mancò, la popolarissima star televisiva, di schizzettare di fango l’intellettuale di nicchia, mettendo in giro la voce che proprio Umberto Eco, che ora sputava in quel piatto, se ne sarebbe prima nutrito come autore di ‘Lascia o raddoppia?’ (fatto sempre negato da Eco, e mai dimostrato da Bongiorno o altri  -ma sennò che fango sarebbe?), e che il suo fiele era solo un modo per farsi pubblicità alle spalle della familiarità assoluta del piccolo schermo presso il grande pubblico.

Ma qualcuno tradì. Sabina Ciuffini, collaboratrice di Bongiorno nel suo successivo (e maggiore, se possibile) trionfo, ‘Rischiatutto’, ricorda piuttosto (sempre da Wiki) «che durante le prove della trasmissione Mike Bongiorno portava molto spesso con sé una copia del saggio, obbligandola a leggerlo e ammonendola sul fatto che proprio nelle parole di Umberto Eco si descriveva alla perfezione la formula di quel successo oceanico».

Il resto è storia, è catodizzazione di massa, è riflusso, è legge Mammì, è decreto Craxi, è il referendum per garantire il posto di Bongiorno, Corrado, Zanicchi e tutta Drive In seduti a tavola con noi a pranzo e a cena, è il ventennio berlusconiano, è l’Italia.

E questa sera, l’onda interminabile del riflusso ormai contemporaneo, nella persona di Fabio Fazio, consolidato gran cerimoniere del culto di Nostra Signora Televisione, già ecumenicamente veltroniano e ora impercettibilmente renziano benché impertinente (e quindi tanto più efficace), preceduta da squilli di tromba e accompagnata da notai e vecchi campioni, si condenserà nel ritorno assoluto: il nuovo ‘Rischiatutto’!

E’ l’Italia.
Quella che, ricordava mestamente Monicelli, non ha mai avuto una rivoluzione.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->