martedì, Maggio 11

Aspettando il piano di Obama contro IS field_506ffb1d3dbe2

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Obama

Il fronte caldo è, anche oggi, il Medio Oriente, e, il grande protagonista, l’IS.

Il Parlamento Federale iracheno ieri sera ha votato la fiducia al nuovo Governo  di Haidar al-Abadi dando al Primo Ministro  solo una settimana di tempo per la nomina di due Ministeri chiave,  quello dell’Interno e della Difesa, che ancora sono vacanti.

Il compito del nuovo Governo è quello di salvaguardare l’unità del Paese affrontando  seriamente i terroristi dello Stato Islamico (IS), cercando di superare le divisioni create dal Governo precedente  di Nouri al-Maliki.  Quest’ultimo, escludendo dal Governo e dalle altre istituzioni del Paese la minoranza sunnita, è considerato responsabile delle gravi divisioni che lacerano il Paese e che hanno spianato la strada a IS.

Il nuovo Primo Ministro al-Abadi ha promesso di cercare di risolvere tutte le questioni in sospeso con la regione federale  del Kurdistan. I curdi, inizialmente, avevano rifiutato di partecipare  sia alla prima seduta del Parlamento  sia al nuovo Governo, ma dopo la riunione  dei partiti della coalizione  curda, è stato  deciso di entrati nel Governo, dando tre mesi di tempo al Premier per risolvere la controversia con la Regione del Kurdistan, in primis lo sblocco degli stipendi per i dipendenti pubblici  -l’ex Primo Ministro al-Maliki aveva  tolto tutti  i finanziamenti al Governo regionale del Kurdistan, violando la nuova Costituzione irachena e ignorando che la regione del Kurdistan gode di un elevato grado di autonomia da Baghdad,  ha le proprie forze di sicurezza, ha un Governo e la sua bandiera  -per altro accusando i dirigenti curdi di firmare contratti con società petrolifere straniere senza autorizzazione.

Il Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, ha assicurato il sostegno dell’Italia al Premier al Abadi, dichiarando che «la speranza ora è che la fiducia ottenuta dal Governo di Haider al Abadi, in cui sono rappresentate tutte le comunità del Paese, segni una svolta».

Il Segretario Generale delle  Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha espresso la sua soddisfazione, e ha «invitato tutti i leader  politici dell’Iraq ad andare avanti sulla base di questo momento di  collaborazione, per garantire una decisione senza ritardo sulla nomina dei Ministri della Difesa e degli Interni». Ban ha inoltre espresso  l’auspicio che il programma approvato ieri sera sia «attuato con  tempestività, tenendo conto delle esigenze di tutte le comunità 
irachene
».

Barack Obama ha telefonato al nuovo Primo Ministro  per congratularsi del voto di fiducia ottenuto in Parlamento. Al-Abadi, riferisce la Casa Bianca, si è impegnato a lavorare con tutte le comunità irachene così come con i partner  regionali e internazionali per rafforzare le capacità irachene di  combattere contro i militanti dello Stato Islamico.

La formazione di un nuovo Governo iracheno è una pietra miliare nella lotta contro lo Stato  Islamico, ha affermato il Segretario di Stato americano John Kerry, precisando che gli Stati Uniti intensificheranno gli sforzi per  formare una coalizione internazionale per contrastare il gruppo  terroristico «per i mesi e anche anni a venire», perché la lotta deve essere  globale, con i Paesi che forniscono una varietà di aiuti militari e  umanitari e lavorano per tagliare i finanziamenti e combattenti al  gruppo. La lotta, secondo Kerry, «richiederà duro lavoro, impegno  sostenuto e costante attenzione da tutti noi».
Kerry, domani, incontrerà i Ministri degli Esteri dei Paesi arabi in Arabia Saudita, con l’obiettivo di formare la «più ampia coalizione possibile per far fronte, indebolire e infine sconfiggere l’Isis».  All’incontro, che si terrà nel porto saudita di Gedda e proseguirà fino a giovedì, partecipano gli emissari di Egitto, Giordania e sei Paesi arabi, tra cui l’Iraq. Presente anche il Libano. Nelle stesse ore, a Washington,  Barack Obama annuncerà la strategia americana per combattere l’offensiva jihadista. Oggi il Presidente ha incontrato i leader repubblicani e democratici del Congresso, per parlare della strategia contro gli estremisti sunniti dell’Isis, il suo obiettivo sarebbe quello di convincere il  Congresso ad autorizzare un fondo di 5 miliardi di dollari per l’antiterrorismo che potrebbe essere usato per le operazioni contro l’Isis. L’opinione pubblica, secondo un sondaggio di Washington Post-Abc
News, per il 71%  è d’accordo con i raid aerei in Iraq -contro il 54% di tre settimane fa e il 45% di giugno- e il 65% sostiene che sia necessario estendere l’azione in Siria.

Intanto, in Siria, oggi è arrivato il  nuovo inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, per la  sua prima visita ufficiale nel Paese, dopo la nomina dello scorso  luglio; De Mistura incontrerà  le autorità siriane e i  rappresentanti dei partiti di opposizione.

Gli Usa, per altro, premono sulla Turchia perchè ponga fine alleautostrade della jihad‘ che attraverso il suo territorio hanno consentito l’arrivo in Siria, così come in Iraq, di migliaia di miliziani Isis.  Il Segretario americano alla Difesa, Chuck Hagel, nella visita di ieri ad Ankara avrebbe chiesto anche di poter usare la base aerea di Incirlik, vicino alla frontiera con l’Iraq, per possibili operazioni anti-Isis  -la Turchia, Paese membro della Nato, intenderebbe svolgere un ruolo solo ‘passivo’ nella coalizione anti-Isis organizzata dagli Usa.

Secondo fonti locali, droni americani avrebbero  sorvolato per la prima volta la città di Raqqa, roccaforte dello Stato islamico in Siria, come parte del tentativo di colpire Abu Bakr  al-Baghdadi, leader dell’Is autoproclamatosi califfo.

Sull’altro fronte, quello israelo-palestinese, ancora caldo malgrado la tregua formalmente regga, è stato resto noto che durante il conflitto con Israele, durato 50 giorni e terminato con il  cessate il fuoco del 26 agosto, secondo l’Unicef, «almeno 501 bambini sono stati uccisi a Gaza durante il conflitto e oltre 3.374 sono stati feriti». Ciò mentre è stata diffusa la notizia che, per un verso, le autorità israeliane avrebbero ‘costretto illegalmentecirca 7.000 asilanti eritrei e sudanesi a rientrare nei loro Paesi, secondo Human Rights Watch, denunciando anche come ‘illegale’ la detenzione dei richiedenti asilo’ in Israele in centri speciali, dall’altra che il Governo israeliano per decenni ha distribuito più soldi ai residenti degli insediamenti ebraici in Cisgiordania che a quelli delle città di Israele. Il dato è emerso dal rapporto dell’Adva Center. Il ‘trattamento preferenziale’ ha visto tra il 1991 e il 2012 una media all’anno di 2695 shekel (circa 573 euro) destinata ai residenti delle colonie, contro i 1684 shekel (358 euro) per quelli di centri del ‘Forum 15′ che raggruppa grandi citta’ come Tel Aviv, Haifa e Beersheva.

In giornata è stato diramato il rapporto preliminare dell’Agenzia olandese per la sicurezza aerea sull’aereo di linea malese caduto in Est Ucraina uccidendo le 298 persone: sarebbe stato colpito da «numerosi oggetti ad alta energia», particolare che rafforza la tesi dell’abbattimento da parte di un missile.
Il rapporto non individua responsabilità, ma aumenta le pressioni su Mosca per il suo ruolo nel sanguinoso conflitto che lacera l’est dell’Ucraina da mesi. Il Boeing 777 che ospitava il volo Mh17 della Malaysia Airlines «si è spezzato in volo probabilmente in seguito ai danni strutturali causati da un gran numero di oggetti ad alta energia che hanno perforato il velivolo dall’esterno» si legge nel rapporto.

Ucraina dove per ora tiene la tregua raggiunta a Minsk, malgrado cinque soldati ucraini siano stati uccisi e 33 siano rimasti feriti, secondo quanto riferito dal Consiglio nazionale di sicurezza e difesa di Kiev. Secondo il portavoce del Consiglio, Andriy Lysenko, citato dall’agenzia  ucraina ‘Interfax’, i separatisti filorussi hanno violato il cessate il  fuoco sparando sulle forze governative finora 89 volte.

 

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