martedì, Ottobre 26

Asia, un 2014 di speranze field_506ffb1d3dbe2

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export cina

Bangkok – Sulla scena economica internazionale continuano a restare dense le nubi dei dubbi circa gli sviluppi nel breve e nel medio periodo ma –nelle strette interrelazioni tra Occidente e Oriente- gli osservatori economici sembrano rintracciare alcuni elementi di ottimismo sebbene molto cauto. I centri studi economici asiatici confermano queste ipotesi stimando che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e l’Asia sul versante del Pacifico nel 2014 possano mostrare segni di miglioramento. Nello specifico, il miglioramento della scena economica asiatica per il 2014 si sostiene sia sostenuto principalmente da una ripresa delle esportazioni dell’Asia Orientale, proprio a seguito della leggera ripresa stimata negli Usa e nell’Unione Europea. Bisogna però anche sottolineare che permangono zone dubbiose circa il futuro recente, in relazione al fatto che vi sono svariate zone di turbolenza politica o sociale, soprattutto in India, Indonesia, Thailandia tutte e tre alle prese con elezioni proprio nel 2014.

Per quanto riguarda l’outlook assegnato dagli analisti asiatici all’Occidente ed al mondo a sviluppo avanzato in genere, si ritiene che il PIL degli Stati Uniti possa crescere dall’1.8 per cento del 2013 al 2.5 del 2014, sostenuto dall’aumento dei consumi, dall’edilizia residenziale e dagli investimenti privati. L’industria statunitense continuerà a beneficiare dei prezzi del gas naturale ancora bassi, nel solco di un particolare apprezzamento di questa forma di energia primaria, la quale ha a sua volta sostenuto il mantenimento al ribasso dei prezzi dell’elettricità, il che ha permesso all’intero settore manifatturiero statunitense di mantenere i propri standard di competitività. Per quanto riguarda, invece, l’Eurozona, gli analisti asiatici stimano che la contrazione dello 0.4 per cento del 2013 possa risolversi in un incremento finale dello 0.8 per cento nel 2014, un aumento derivante da un effetto-traino attuato dalla Germania, al momento l’economia più forte dell’Unione Europea. Il recupero dell’Unione Europea nel 2014 sarà da imputarsi anche dall’effetto rimbalzo positivo che si manifesta grazie alla Gran Bretagna, la cui economia cresce dall’1.4 per cento del 2013 secondo i calcoli fino al 2.6 del 2014.

Allo stesso tempo, le due economie asiatiche più forti, Cina e Giappone, ci si attende che continuino a mostrare segni di ulteriore espansione. Il PIL cinese si stima che possa crescere dal 7.8 per cento del 2013 fino all’8.1 per cento nel 2014, sostenuto dalla crescita delle esportazioni e continuerà a fare affidamento anche su una robusta domanda interna da parte dei consumatori. L’economia giapponese, secondo le proiezioni degli analisti asiatici, potrebbe perlomeno permanere al tasso di crescita del 2013, ovvero l’1.8 per cento.

Secondo gli analisti asiatici, con la crescita delle principali quattro economie mondiali, l’intero indice di sviluppo del PIL medio mondiale potrebbe attestarsi intorno al 3.3 per cento al posto dell’attuale 2.5. Tutto questo si ritiene possa anche rilanciare un rimbalzo complessivo e globale dell’economia planetaria, in particolar modo di un vero e proprio asse portante qual è il commercio a fini di import/export, con il corollario delle attività legate al trasporto via nave e via container che attualmente si attestano al 2.1 per cento e che potrebbero giungere -secondo le stime- fino al 4.7 per cento nel 2014.

Poiché la stragrande maggioranza delle economie asiatiche vedono la parte più rilevante del proprio PIL nelle attività economiche legate all’esportazione -economie quali quelle citate alle quali bisogna aggiungere anche Corea del Sud, Malaysia, Singapore, Thailandia,- è abbastanza facile immaginare che le esportazioni saranno l’elemento trainante nella crescita dell’outlook delle economie dell’area asiatica. Ad esempio, nel caso cinese, le esportazioni stimate in aumento verso USA e UE confermeranno che proprio le esportazioni verso quelle due aree sono il fattore chiave della crescita stimata complessiva. Le esportazioni, infatti, sono state e sono notoriamente uno dei principali motori dell’economia cinese perlomeno negli ultimi due decenni e le migliorate condizioni della crescita economica mondiale stimate nel 2014 potranno accompagnare non solo lo sviluppo del settore specifico ma anche quello della creazione di migliori ed ulteriori infrastrutture attraverso la catena di piccole e medie imprese che sono particolarmente coinvolte nella produzione di merci e beni correlati all’esportazione. Ulteriori due fattori a sostegno della crescita economica cinese, oltre quelli appena menzionati, saranno le migliorate condizioni di spesa a disposizione dei consumatori grazie ai migliori introiti derivanti da stipendi e salari e la rete complessiva dei trasporti che -secondo gli analisti- esplicherà effetti positivi anche per il potenziamento delle cosiddette “piccole città”. Si tratta di un aspetto importante, perché la massa di popolazione cinese che si sposterà in aree a sempre più forte urbanizzazione sarà di almeno 300 milioni di persone da oggi fino al 2030.

La Cina è già ora la seconda economia mondiale e con un incremento della propria crescita stimata intorno oppure maggiore dell’8 per cento sia nel 2014 sia nel 2015, continuerà ad essere il mercato a maggior crescita e di riferimento per tutta l’area dell’Asia-Pacifico. L’Associazione degli Stati del Sud Est Asia ASEAN esporta verso la Cina un  novero sempre crescente di beni, merci e servizi con un tasso annuo di crescita intorno al 20 per cento in tutto l’ultimo decennio, questo trend continuerà secondo gli analisti e sarà ulteriormente implementato da ulteriori accordi commerciali bilaterali Cina-ASEAN con una crescita ed uno sviluppo reciproci.

Allo stesso tempo, l’impatto della cosiddetta “Abenomics” (la strategia economica del Governo Abe) ha incentivato l’economia giapponese alla crescita, il che si prevede continuerà ad accadere nel breve termine con una crescita del PIL intorno all’1.8 per cento alquanto stabilmente per il 2014, contribuendo anche in questo caso, allo sviluppo economico di tutta l’area. La politica governativa in ambito economico della Amministrazione di Shinzo Abe verte su una politica monetaria e sullo stimolo fiscale attraverso apposite riforme. La Banca del Giappone continuerà a dare il suo contributo per tenere calmierata l’inflazione attraverso emissione di moneta e tenendo il tasso d’inflazione al 2 per cento, nel frattempo lo Yen s’è deprezzato del 25 per cento nei confronti del Dollaro USA fin dal 2012 proprio per rendere le proprie esportazioni sempre più competitive a favore dell’apparato produttivo industriale giapponese.

L’India, la seconda economia del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) sta vivendo una fase di decrescita fin dal 2011 a causa della politica monetaria restrittiva e per la pressione inflazionistica. Nel 2014 si prevede un graduale miglioramento nella crescita economica indiana pur permanendo una pressione fiscale alta mentre la Rupia continuerà a deprezzarsi come accaduto nel 2013 a causa del deficit di Bilancio pubblico.

Le economie ASEAN hanno vissuto complessivamente una fase di crescita, con andamenti differenziati nell’area della Associazione ma mediamente si può parlare pur sempre di crescita. Negli ultimi due anni, grazie ai consumi interni e agli investimenti in alcune delle economie più grandi all’interno dell’ASEAN, come Indonesia, Malaysia, Thailandia e Filippine, l’outlook per il 2014 –secondo gli esperti del settore- vedranno le esportazioni giocare un ruolo di rilievo nell’avviare una ripresa ancora più importante e la domanda interna si stima rimarrà di livello moderato. All’interno dell’area ASEAN, poi, vi sono Nazioni che stanno vivendo un proprio trend notevole di crescita che parte da livelli più arretrati e che oggi hanno la caratteristica del boom economico, come sta accadendo recentemente al Vietnam.

In Myanmar, una delle nuove frontiere della crescita economica Sud Est asiatica, lo sviluppo economico impetuoso è guidato- ed allo stesso tempo governato- da una politica forte di riforme che favorisce il clima di fiducia da parte degli investitori esteri, questo ha dato all’avvio ad una lunga serie di accordi bilaterali e multilaterali, mentre il settore turistico sta vivendo un boom tutto suo e che sta grandemente contribuendo non solo all’apertura del Paese verso il Mondo ma anche al sostegno delle casse pubbliche del Myanmar. Una chiave di volta, in questo ambito specifico, è rappresentato dal grande numero di visitatori e turisti cinesi che già nel 2013 ha fatto registrare una vera e propria esplosione di prenotazioni e presenze, tanto che -quando le stime saranno completate- per gli esperti- si potrebbe dimostrare che nel solo anno appena trascorso esse sono raddoppiate.

In buona sostanza, l’outlook delle economie Sud Est asiatiche così come per quelle dell’Asia-Pacifico più in generale stanno vivendo un clima di speranza e di crescita anche grazie alla ripresa dell’economia –anche se a fasi alterne- di USA e Unione Europea. In ogni caso, gli investitori internazionali faranno le loro dovute distinzioni nell’area e ragioneranno in modo integrato, evitando di dover interagire con ogni singola Nazione asiatica, con particolare circospezione a causa delle situazioni talvolta poco chiare in ambito politico e sociale e soprattutto perché si è in prospicienza di scadenze elettorali i cui esiti sono difficili da decifrare al momento. Così come bisognerà tener conto di alcune volatilità monetarie nell’area e di certe fragilità politiche e governative, infine, vi sarà molta cautela verso questo quadrante geopolitico asiatico a causa dei deficit pubblici –un tasto dolente soprattutto in UE- in alcune Nazioni dell’area e per l’incertezza di alcune misure di natura fiscale in alcuni casi.

Sul medio-lungo periodo, la regione Asia-Pacifico si stima che continuerà ad essere un’area a sviluppo economico più veloce che nel resto del Mondo, mentre sullo sfondo la Cina riprende ad essere trainante nei prossimi decenni e –nel contingente- perché sono migliorati i livelli dei compensi in tutta l’area, così come sono migliorati i livelli degli stipendi e dei salari, il che influisce positivamente sul potere d’acquisto e questo comporta una maggior capacità di spesa ed una più rapida ricrescita economica complessiva in tutto il quadrante Asia-Pacifico e nel Sud Est Asia.

 

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