martedì, Settembre 21

Artisti uniti in un Giubileo interreligioso Intervista a Daniele Radini Tedeschi d’Aragona sulla mostra romana ‘Artisti per il Giubileo’

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La rassegna d’arte si svolgerà in due sedi diverse e prestigiose: la celebre Basilica di San Paolo fuori le mura, una delle quattro legate al Papa e seconda per ampiezza soltanto a quella di San Pietro in Vaticano (quella che, dicevamo, ospiterà l’apertura della Porta Santa l’8 dicembre), e il Palazzo Pontificio Mattei Marescotti (sede dell’UCAI di Roma), dove era collocato in precedenza il Vicariato e ancora oggi area extra-territoriale vaticana.

L’esposizione artistica sarà in collaborazione anche con la nota Fondazione d’Arte e avrà la presenza di ospiti illustri sia per il mondo ecclesiastico (come le Loro Eccellenze Valerio Nardo e Bruno Vercesi), mentre come testimone d’eccezione per l’ambito dell’arte è il Conte Daniele Radini Tedeschi d’Aragona. Egli discende da una delle più antiche e storiche famiglie nobiliari italiane, imparentate con gli Appiani d’Aragona, i Visconti, i Gonzaga, i Casati e molte altre. Storico dell’arte e commissario del Padiglione Guatemala alla Biennale di Venezia 2015, è amante della bellezza, dell’eleganza e del passato.

 

Conte Daniele Radini Tedeschi, quanto e in che modo l’evento è legato al Giubileo della Misericordia, oltre che ad averne logo ufficiale?

La mostra ‘Artisti per il Giubileo’ a cui sono stato invitato come ospite, mi è parsa subito una rassegna importante e soprattutto utile in momento storico come questo attuale. Mentre attorno a noi si distruggono i templi e i beni archeologici, è opportuno che la fede cristiana trovi quel potenziale costruttivo ed edificante che ha sempre contraddistinto il suo culto. Il Giubileo quindi, momento di gioia per la Misericordia celebrata dal Sommo Pontefice, merita un’esposizione d’arte così sentita e toccante.

Quanto una mostra come questa può sensibilizzare al tema dell’Anno Santo Straordinario e fare diventare l’arte un concetto universale legato alla ‘bellezza artistica’ in generale, anche per il grande pubblico, soprattutto quello non di esperti, non appassionati e patiti del genere artistico?

L’arte è sempre stata il linguaggio universale capace di giungere a tutti, anche agli analfabeti. La Chiesa faceva affrescare le sue cappelle, adornava gli altari con pale dipinte, decorava le sue volte proprio per far comprendere a tutti i fedeli il significato delle Sacre Scritture. Anche oggi l’arte può servire, attivando la memoria visiva dello spettatore, per mantenere salda la coscienza del buon cristiano.

Lei come storico dell’arte approva il paragone tra il concetto di ‘Bellezza artistica’ e quello di ‘Assoluto’ e il suo (dell’Assoluto) legame stretto con la spiritualità di fede religiosa oppure laica?

Certo, l’arte è spirito e la sua bellezza ha una forza liturgica, solenne, edificante, tendente all’assoluto. Il capolavoro deriva sempre da questa tensione della materia verso la sua perfezione formale.
Io ne sono convinto, anche per la mia formazione cristiana e la tradizione della mia Famiglia. Inoltre un mio avo era il Vescovo di Bergamo, Monsignor Giacomo Maria Radini Tedeschi, il quale aveva avuto come allievo e segretario il giovane Angelo Roncalli, futuro Santo e Papa Giovanni XXIII. Il ‘Papa Buono’ infatti tenne sempre a mente gli insegnamenti del suo vescovo, tanto da scrivere un libro su di lui.

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