martedì, Settembre 28

Artisti di strada per le vie di Milano Un reportage nella città di Milano per conoscere i pensieri e le storie degli artisti di strada

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Chi sono gli artisti di strada? Quale percezione ne abbiamo come cittadini? Quanta conoscenza e consapevolezza abbiamo di questo mondo? Sì, perché di mondo si tratta, non solo per le normative che lo sottendono, ma in primis per la fauna umana che lo abita, volti, corpi, voci, che spesso e volentieri incrociamo per le vie che percorriamo senza neanche voltarci presi dal tran tran della routine quotidiana. Questo reportage, condotto per le vie del centro di Milano, è l’occasione in primis per noi e, ci auguriamo, anche per voi di conoscerli meglio, in quanto artisti, ma anche in quanto esseri umani.
«Oggi la gente ti giudica,/ per quale immagine hai./ Vede soltanto le maschere,/ e non sa nemmeno chi sei». Vogliamo iniziare da queste parole della canzone di Marco Mengoni, appunto dal titolo ʻEsseri umaniʼ, e portarvi con noi in strada.

È anche un po’ difficile cogliere il momento in cui avvicinarsi perché intorno a loro può esserci grande calca di gente e per i mimi o le statue umane non ci sono tanti momenti di pausa; mentre per i musicisti li si prova a cogliere tra un’esibizione e l’altra, lo stesso vale per gli attori o i ritrattisti. In quest’ultimo caso, però, hai quasi timore che soprattutto il turista di turno pensi che l’artista sia occupato e se ne vada.
Ogni artista incontrato porta con sé un background incredibile, sia che faccia questo lavoro da anni, sia che abbia deciso di provare la strada da pochissimi giorni. Ognuno di loro ha voglia di mettersi in discussione, lo fanno attimo per attimo, insieme all’esecrazione della resistenza, che vale, in particolare, per chi mastica la polvere dell’asfalto da tempo.
Tra i tanti incrociati, troverete in questo reportage dei virgolettati tratti da tre storie, esemplificative di quell’humus che pullula tra le nostre vie in modo vivace, talvolta silente, ma c’è e ʻgridaʼ di essere incontrato dai cittadini e anche dalle istituzioni.
Ci siamo concentrati nella parte San Babilavia Dante, il cuore della città meneghina, che tanto più nel semestre di Expo e in questi mesi estivi, pullula di turisti. Questa zona è inevitabilmente molto appetibile, a distanza di pochi passi si viene accompagnati lungo tutto corso Vittorio Emanuele che porta in Duomo da illusionisti, pittori, statue viventi, musicisti.
Tra questi ultimi ci colpiscono le note di Alejandro, un giovane rumeno che calamita l’attenzione col suo violino. Suo padre, che lo guarda e lo assiste con amore e ammirazione, ci dice: “se non è troppo caricato, trasmette molta positività”, ed effettivamente si avverte quanto il ragazzo abbia voglia di suonare, di seguire le orme di Catalino, trapiantato a Napoli diversi anni fa. L’uomo ci trasmette tutto l’amore per la musica e anche la gratitudine per il lavoro di artista in strada che gli ha permesso di incontrare Enzo Gragnaniello con cui ha registrato coi componenti del gruppo il cd ʻRitmul Nostruʼ, un’esplosione di visceralità. Ma oltre all’amore per la musica c’è quello per la famiglia, il desiderio di poterla sostenere e magari portarla, un giorno, in Italia non appena le possibilità economiche lo permetteranno.
Questo pensiero ha accompagnato per tanto tempo i pensieri di Marcel, uno dei ritrattisti che animano il centro milanese. Di origini africane, lavorando sodo per vent’anni, sotto il caldo o facendo fronte alla pioggia, è riuscito a dar un tetto a moglie e figlia (ora in attesa di un altro piccolo) e mentre chiacchieriamo, si sente quanto abbia vissuto e viva per questo. Se gli si chiede come mai abbia deciso di fare l’artista di strada, ti risponde: “io questo so fare: disegnare”, sottolineando come sia importante, per lui, guadagnarsi giornalmente e dignitosamente il pane per vivere. Ecco questa risposta così serena, ma, al contempo decisa, accomuna molte delle persone intervistate e soprattutto chi l’ha scelto come mestiere/luogo di vita.

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