mercoledì, Aprile 14

Arte moderna? Una bella cazzata

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Ironico, provocatorio, scanzonato. Ma anche -altrettanto- profondamente acuto e pungente nel proprio eloquio, preciso e puntuale: sa ben infatti quel che dice, e perché. Se c’è un’artista contemporaneo, in Italia, che ha sempre il coraggio di dire schiettamente ciò che pensa, questo è proprio Gerlando Colombo.

Classe 1956, segno zodiacale leone, siciliano naturalizzato piemontese, ha iniziato sin da subito a dedicarsi con passione a quelle che, dal secondo dopoguerra a oggi, rientrano fra le attività principali di famiglia: la produzione di cornici artistiche e il restauro di dipinti.

Prima di scoprirsi artista egli stesso, estimatore sincero com’è da sempre dei grandi maestri moderni, e non solo: perché anche l’arte del passato ha pur sempre il proprio peso. Superstars: miti e icone è una raccolta in divenire (cioè, in continuo ampliamento ed evoluzione) di oltre sessanta soggetti -raffigurati in ambito tridimensionale in stile Pop Art– che Colombo ha mutuato dall’attualità delle cronache mondiali, attingendo alle varie epoche. Sono tutti esposti nell’atelier storico di Torino.

Personaggi che, da Madre Teresa di Calcutta a San Giovanni Bosco, da Papa Wojtyla ad Anna Magnani -perfino Papa Francesco!-, a Whitney Houston al Grande Torino del 1949 e Giovanni Agnelli (giusto per non far torto a nessuno, nel capoluogo piemontese), sino a Elton John, Louis Armstrong, Elvis Presley, Frank Sinatra, Johnny Depp, Amy Winehouse, Luciano Pavarotti, Madonna, i Beatles e molti altri, Colombo ha colto in maniera tecnicamente nuova. Immortalandoli con inedito genio creativo -figurativo e scultoreo insieme- proprio nel cuore delle loro posture classiche ed espressioni facciali più significative: quelle che li hanno consegnati per sempre alla memoria del tempo.

 

Colombo, che cos’è per lei l’arte moderna?

Una bella cazzata.

 

Perché?

Battute a parte, al di là di alcuni grandi artisti – come, ad esempio, Alberto Burri, accaparratissimo dalle case d’asta internazionali, ma anche Enrico Castellani e Agostino Bonalumi – l’arte moderna dei nostri giorni non fa altro che esprimere un mondo di plastica. Come d’altronde è anche la società in cui viviamo.

 

Lei pensa che oggi il Bello non esista più?

Ovviamente, è così. Per mancanza di sensibilità individuale e scarsa conoscenza della storia dell’arte stessa, soprattutto però per assenza di paradigmi costruttivi che nei media di massa non trovano affatto posto.

 

Quanta colpa ha, secondo lei, il piccolo schermo, nella imperante diseducazione generale?

Totale. Non solo la televisione, ma anche la politica stessa in primis ne sono responsabili.

 

Esiste ancora, la politica, in Italia?

No. Oggi vi sono soltanto soldi, sangue e petrolio: i ‘nuovi valori’ che ho interpretato in ‘Società di oggi’, una delle mie ultime opere (in foto, ndr). Il mancato gusto per l’arte, insieme alla sensibilità percettiva verso ciò che è bello realmente, si sono persi per strada.

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