sabato, Maggio 8

Arte e cultura: quando piccolo è bello

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In passato, l’arte e la cultura erano appannaggio delle grandi città. Per vedere una grande mostra ci si doveva spostare, in particolare al centro nord. Negli ultimi tempi, invece, questo sistema ha subito un’inversione poiché si è capito che i grandi centri sono nel caos dal punto di vista culturale. C’è stata troppa concentrazione di interessi e allora è accaduto che alcune iniziative sono state dislocate. Ci si è accorti, infatti, che l’iniziativa importante di un piccolo, o medio, centro ha un maggiore riscontro”, ci racconta Paolo Giansiracusa, docente presso l’Accademia delle belle arti di Catania e curatore di mostre d’arte.

Per quanto riguarda i visitatori provenienti dall’estero, secondo i dati raccolti dal WWTC (World Travel e Tourism Council), nel 2016 l’Italia ha fatturato 37,2 miliardi di euro. Nel 2017, si prevede, invece, un aumento del 5,3% e il paese dovrebbe attirare 54,486,000 arrivi turistici internazionaliMentre per quanto concerne i viaggiatori nazionali l’ISTAT ritiene che, nel 2016, il numero di viaggi sia stato pari a 66 milioni e 55 mila; nell’82,8% dei casi i viaggiatori italiani scelgono come destinazione località nazionali.

Ma, oltre le grandi e famose città, esiste un’Italia che non tutti conoscono, un’Italia costituita da realtà territoriali particolari, spesso sottovalutate. Infatti, secondo il 15° censimento della popolazione condotto dall’Istat nel 2011, sono 5.702 i comuni fino a 5.000 abitanti e 1.883 i comuni che hanno dai 5.001 ai 20.000 abitanti. Esiste, dunque, una piccola grande Italia che detiene un’importante patrimonio culturale ed ambientale da valorizzare e mettere in evidenza.  

Per quanto concerne il turismo, non a caso, il 2017 è l’anno dei borghi italiani del MIBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), un’iniziativa che, rientrando nel PST (Piano Strategico del Turismo) 2017- 2022, dovrebbe fare in modo che anche i borghi d’Italia siano tra le destinazioni preferite, non solo da italiani, ma anche da stranieri.

Ma anche laddove non ci pensasse lo Stato, ci arrivano le amministrazioni locali dei piccoli centri a valorizzare luoghi di grande interesse culturale che si trovano in zone d’Italia per lo più sconosciute.

Spesso e volentieri, i piccoli borghi si caratterizzano per l’organizzazione di micro eventi, legati alla valorizzazione di prodotti tipici. Ma una nuova iniziativa di molti Comuni, che si sta rivelando molto forte ed interessante, è quella di rilanciare l’economia locale investendo sui grandi eventi artistici.

Il 22 Aprile scorso, in un piccolo Comune, Troina, della provincia di Enna, in Sicilia, è stata inaugurata la mostra dal titolo ‘Rubens e la pittura della controriforma’, “grazie alla sinergia creata con diverse istituzioni, grazie alla generosità del supporto scientifico di chi segue le nostre iniziative, come il professore Paolo Giansiracusa, e la collaborazione con Sira Waldner e Claudio Metzger dell’AION Private Art Service di Ascona, in Svizzera”, ci spiega Fabio Venezia, sindaco della città.

Obiettivo principale di questa iniziativa, la terza nella stessa città, dopo la mostra fotografica di Robert Capa e l’omaggio a Tiziano, è arricchire la collezione, creare a Troina una pinacoteca d’arte moderna. “I nostri obiettivi sono quelli di far conoscere il nostro territorio, far diventare Troina un punto di riferimento per il turismo culturale in Sicilia e, ovviamente, portare qui un bel po’ di turisti e visitatori. I numeri dei primi giorni della mostra, dell’interesse che sta suscitando la mostra, sono molto, molto, incoraggianti. C’è una grande attenzione; le mostre d’arte funzionano bene nel periodo primaverile e contiamo di raggiungere un ottimo numero di visitatori”, ci dice il sindaco e, continua, “noi crediamo molto nella tenacia culturale dei piccoli borghi poiché anche attraverso l’arte si può promuovere un modello di sviluppo virtuoso capace di produrre effetti concreti per l’economia, con dei vantaggi e delle ricadute sul territorio”, discorso confermato anche dal curatore Giansiracusa, il quale sostiene che la città di Troina “comincia ad essere frequentata da persone che provengono da altre realtà del territorio regionale, ma anche fuori dal territorio regionale; si attiva, inoltre, meglio quella che è l’attività di ristorazione; ci si presenta meglio perché non ci si rivolge più alle persone del luogo, ma anche a realtà esterne; la stessa situazione alberghiera va mutando; c’è lavoro per i giovani, che sono parte attiva in questo progetto. Insomma, si comincia a innescare tutto un sistema positivo che, nel tempo, muterà tutto il sistema economico del territorio”.

Per quanto concerne le difficoltà nell’organizzare una mostra di tale rilievo, il curatore Giansiracusa ci spiega che “da un punto di vista tecnico, organizzare una mostra a Palermo o a Troina è la stessa identica cosa. Anzi noi abbiamo cercato queste difficoltà tecniche e le abbiamo fatte diventare, guardando il risultato, valori positivi. Invece di cercare le mostre già impacchettate, abbiamo pensato noi, progettato noi, la mostra, cercato noi le opere; le abbiamo ripulite, le abbiamo rimesse in sesto. Quindi c’è anche un lavoro di preparazione che altrove non avviene”, tutto questo, ci spiega, con l’obiettivo di valorizzare e far crescere il territorio locale che è, già di per sé, meraviglioso se si pensa alla vista sul monte Etna, alla gastronomia tipica, alle feste religiose. Infatti, continua Giansiracusa, “quando noi divulghiamo la mostra, teniamo conto di tutti questi elementi che, aggregati all’elemento trainante che è la mostra, potranno costituire quel pacchetto straordinario per i visitatori”.

Ma questi obiettivi sono gli stessi che caratterizzano altri paesi e borghi d’Italia, grazie alla passione di coloro i quali intendono valorizzare tutto il territorio nazionale, al di là dei centri più grossi già consolidati.

Il mio pensiero è che il tessuto sociale, inteso come territorio nazionale, non debba essere solo composto da eventi che si svolgono nei centri più ampi e importanti, ma penso che faccia bene, a tutto il Paese, avere attività culturali ed espositive e promozionali nell’ambito della cultura, perché è una cosa anche dovuta nei confronti dei cittadini. Non solo necessariamente Milano, Roma, Firenze, Venezia, ma qualsiasi località ha il dovere di essere presente, presso la propria cittadinanza, con attività culturali e artistiche di rilievo”, ci dice Rosi Fontana, esperta in comunicazione dei beni culturali, e, continua, “quando parliamo di periferie, non vogliamo che queste lo siano anche da un punto di vista sociale; le attività culturali fanno sì che i giovani possano trovare un luogo di aggregazione, magari più sano di quello che può essere il centro commerciale o luoghi che sono quelli più contemporanei e alienati. L’attività culturale è un investimento sia sul piano economico che sul piano sociale”.

La stessa Rosi Fontana ci racconta che, oltre alle attività di più ampio raggio nazionale, si è dedicata ad altre iniziative, volte a coinvolgere le comunità più piccole. “L’anno scorso mi sono occupata del ritorno a casa del ‘Codex Purpureus Rossanensis’, il codice purpureo di Rossano. A Rossano, in Calabria, dove c’è il museo del codice, c’è il libro più prezioso e antico del mondo. Tutto il mondo ne ha parlato. E con una campagna di informazione molto ampia, a distanza di più di un anno, gli echi del ritorno a casa del codice non si sono spenti, anzi Rossano è diventato un importante luogo di visita”. Mentre, in questo periodo, ci dice che sta allestendo due mostre: una è la mostra personale di Luca Vernizzi a Castelfalfi, in provincia di Pisa; l’altra è a Domodossola, nel complesso di San Francesco, e riguarda la mostra da Kounellis a Shiota, un’iniziativa del gallerista Mimmo Scognamiglio.

Sia Giansiracusa che Fontana sono, inoltre, concordi nel ritenere che organizzare attività artistiche, di questa portata, in piccoli o medi centri sia quasi migliore rispetto alle grandi città. In questi luoghi, infatti, c’è l’attesa dell’evento e, come ci dice Giansiracusa, “se nel grande centro l’iniziativa passa inosservata, in un paese come Troina, invece, diventa l’evento più importante dell’anno. La comunità se ne accorge, si sente coinvolta, come a dire ‘ L’arte arriva fino a casa ’.  

E questi sono solo alcuni esempi di come i borghi, e i medi centri, riescano a rilanciare la propria economia, investendo sulla cultura e sull’arte. Ma soprattutto, ciò che è importante è “il ritorno sui giovani perché mi piace l’idea di essere guida per loro”, ammette Rosi Fontana, “dobbiamo aprire gli occhi alla piccola grande Italia. L’Italia tutta è un museo a cielo aperto”.

E chi può assicurarsi che questo avvenga se non le amministrazioni locali e nazionali? Tutti siamo coinvolti nel processo di crescita del nostro Paese perché è nel nostro interesse. Purtroppo però non sempre ciò accade e ci si ritrova ad aver bisogno dell’attività dei volontari, i quali hanno ancora a cuore il patrimonio culturale del nostro Paese, patrimonio che si trova anche in luoghi che non ci aspettiamo, come nell’entroterra siciliano. Giansiracusa, infatti, a tal proposito, e a malincuore, sostiene che “lo Stato non c’è, che lo Stato è assente. Tutte le iniziative che vengono attivate sono o di carattere privato o sono state realizzate con caparbietà, testardaggine, con convinzione da piccoli o grandi amministratori”.

E fortunatamente c’è ancora qualcuno che pensa a valorizzare questi meravigliosi borghi d’Italia, altrimenti sconosciuti ed ignorati. “Noi italiani dobbiamo avere una consapevolezza molto più elevata del patrimonio artistico e culturale che abbiamo sotto gli occhi”, conclude Rosi Fontana.

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