domenica, Maggio 16

Arte e artisti di strada: quanta libertà? Giuseppe Boron “Bisognerebbe arrivare ad avere una legge nazionale che riconosca tale figura”

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Quanto l’idea di effimero rientra nell’arte di strada e perché?

Come nell’arte c’è qualcosa di effimero, così accade anche nell’arte di strada. Diciamo che molto dipende dall’ispirazione dell’artista, se essere più o meno effimero.

 

Quanto noi italiani siamo eccellenti nell’arte di strada, e quanto invece dobbiamo ancora crescere?

Dal punto di vista del singolo artista, credo che siamo ad un livello fantastico; a livello di compagnie, invece, non c’è purtroppo, come accade invece in altri paesi (ad esempio la Francia, dove tutto è molto assistito), la possibilità di produrre grandi spettacoli artistici. C’è bisogno di soldi e questi non arrivano certo dal privato, che non ha alcun interesse ad investire, mentre dovrebbero venire dal settore pubblico.

 

Quanto e come va difesa l’arte di strada oggi?

Va difesa in quanto patrimonio culturale del Paese, ma purtroppo non è assolutamente considerata e quindi non esiste una legge a livello nazionale, ad esempio, bensì soltanto due leggi regionali, e molti regolamenti comunali, alcuni da bollino blu e altri da bollino nero!

 

Perché i musicisti vengono esclusi dall’arte di strada? Il problema di tale esclusione riguarda soltanto il settore musicale o tende ad essere più esteso?

Il problema è legato alla questione dell’amplificazione, ma credo che nel 2015 ciò non debba avvenire. Dobbiamo invece affrontare il problema dei decibel, perché se non siamo in grado di regolare una questione, non è detto che la si debba proibire a priori. Dobbiamo diventare in qualche modo professionali, e lo dovrebbero essere anche i politici, che devono aprire un tavolo di trattative al riguardo, comprendendovi artisti e cittadini che usufruiscono dell’arte di strada. A Roma, ad esempio, giace da tre anni in un cassetto dell’assessorato competente un nuovo regolamento che dovrebbe sistemare le cose, dopo che tutti o quasi i Municipi lo hanno approvato; attualmente in alcune piazze della città si tollera l’uso dell’amplificazione, nonostante il vecchio regolamento lo proibisse in centro storico e continui ad esserlo in piazza del Popolo, in piazza di Spagna, e su via dei Fori imperiali, con grave perdita per artisti e cittadini.

 

Dato questo problema, come fanno gli artisti di strada a tirare avanti? Quali sono le città che ne hanno di più e che tipo di arte praticano?

Secondo le parole di una canzone del mio duo, andare avanti non è tanto facile, ma spingere indietro lo è di più, pertanto dobbiamo dire che gli artisti si arrangiano (e qualcuno cambia anche lavoro), magari con adattamenti o formule alternative, dedicandosi anche all’insegnamento o ad altre attività. Comunque a Roma la situazione è difficile, nonostante la città sia meravigliosa e si presti a fare arte di strada, anche per la presenza turistica. Un’altra città dove questa pratica è proibita, è Venezia, per dei regolamenti assurdi. Il problema sta nel fatto che, proibendo l’arte di strada, restano solo gli abusivi, cui non interessa nulla del regolamento, né delle multe o degli spostamenti, perché poi ritornano e ricominciano come se nulla fosse.

L’arte di strada si pratica con strumenti inventati, non tradizionali, a parte la musica, e sa stupire per le soluzioni che adotta; c’è il discorso della giocoleria, del mimo, della pantomima, che sono attività che non si vedono né in televisione, né in teatro, anche se esiste un’osmosi tra quest’ultimo e l’arte di strada.

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