venerdì, Maggio 7

Arte e artisti di strada: quanta libertà? Giuseppe Boron “Bisognerebbe arrivare ad avere una legge nazionale che riconosca tale figura”

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Cosa ne pensa della mercificazione della musica che imperversa oggi e dello status sociale riconosciuto al musicista attualmente?

La commercializzazione della musica dagli inizi del secolo scorso ha fatto dei passi da gigante. L’artista diventa e si forma direttamente davanti al proprio pubblico con una grande prova di coraggio, avendo ancora la voglia di mettersi in gioco senza avere una serie di costruzioni laterali.

 

Le industrie culturali quanto tendono ad offuscare e celare l’arte di strada verso un’omologazione della cultura in tutti i ceti sociali?

Io credo che queste realtà degli artisti di strada se ne freghino abbastanza, che siano in concorrenza tra loro. L’industria discografica o comunque quella della musica in genere, non può temere la concorrenza dell’arte di strada o di qualsiasi altra manifestazione che deriva da forme popolari che seguono un percorso che esula completamente da quello commerciale e di mercato.

 

L’originalità artistica quanto risente del clima di ostilità nei confronti degli artisti di strada? Quanto le persone escluse tendono ad abbandonare questa forma d’arte?

Quando non si riesce a guadagnare abbastanza si abbandona il campo e l’artista che prima era arrivato o abitava in una città come Roma e poteva tranquillamente andare in piazza e trovare un luogo dove potersi esibire, raccogliendo una parte della sua rendita per poter avere quello che serve per vivere durante l’anno, ora escluso si dirige verso altre manifestazioni e chermesse artistiche, che però appaiono sempre più chiuse ed elitarie. Non esistono poi tanti locali che fanno suonare i musicisti, o teatri che facciano lavorare altri attori rispetto a quelli usuali. Purtroppo è un discorso che si riflette su una realtà più generale.

 

La distanza tra l’autore dell’opera e la stessa quanto viene ad avvicinarsi nell’arte di strada?

L’artista di strada fa un po’ quello che piace a lui, e un po’ quello che piace al pubblico. Del resto, l’arte di strada è una forma di mediazione tra queste due cose, perché l’artista deve badare molto alla raccolta e quindi la sua performance tiene conto innanzitutto della sua voglia di esprimersi, ma anche del responso che il pubblico ne dà rispetto a quello che si vuole esprimere.

 

Quanto lo star system ha invaso anche questo settore?

In questi anni tantissimo! Se si guarda la televisione, nella maggior parte nei talent show si trovano artisti di strada o circensi.

 

Quanto l’arte di strada è considerata un’anomalia del sistema e se invece non lo è, quanto rientra nel sistema Paese?

Io direi che dal momento che nella Costituzione è scritta e sancita la libera espressione artistica, quest’ultima dovrebbe essere addirittura insegnata nelle scuole e rientrare quindi nel sistema Paese, come l’arte; l’espressione dell’individuo dovrebbe diventare un punto cardine della società.

 

Lei è un sassofonista: la musica di strada si può possedere, acquistare e consumare? E se sì, come ciò può avvenire?

Innanzitutto questo deve avvenire per le strade, e pertanto bisogna ripopolare le strade, farci andare gli artisti, e fare sì che essi possano esprimersi sul posto, perchè questa è la finalità dell’arte di strada e non vi sono altri luoghi dove ciò può avvenire. Poi uno può portarsi a casa un ricordo dell’artista, costituito da uno o più pezzi incisi da lui su cd, un manufatto, una fotografia, un filmato ecc.

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