venerdì, Aprile 23

Arte e artisti di strada: quanta libertà? Giuseppe Boron “Bisognerebbe arrivare ad avere una legge nazionale che riconosca tale figura”

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Ogni ‘libera espressione d’arte è sancita dalla Costituzione Italiana e dovrebbe costituire un diritto innegabile e inalienabile; la condizione degli artisti di strada può essere una valida cartina tornasole di quanto questo principio trovi applicazione nel nostro Paese. In sintesi: la situazione degli artisti di strada è tragica e invalidante per i troppi divieti in città come Roma e Venezia, mentre in altre è una realtà sostenuta e bene accettata a livello locale.

Nel 1993 la sociologa statunitense Susie J. Tanenbaum, dopo lo studio decennale dei buskers della città di New York, ha concluso che nei luoghi dove si trovavano e operavano gli artisti di strada, gli indici di criminalità tendevano a scendere in maniera consistente. La loro presenza, inoltre, alleviava lo stress delle zone commerciali.
Nel 1997 Antanas Mockus, professore universitario poi diventato sindaco di Bogotà, portò avanti un curioso esperimento: assoldò dei clown al posto dei vigili urbani e li mise a dirigere il traffico locale. All’epoca vi erano 4.500 omicidi all’anno nella città, con 12 morti al giorno su un totale di 5 milioni di persone. I clown prendevano in giro gli automobilisti maleducati, danzavano e regalavano un fiore a chi rispettava le norme stradali, tanto che gli automobilisti, spaventati da essere da loro derisi in pubblico e dalle multe, avevano regolarizzato la guida e di conseguenza anche il traffico locale, con un calo degli omicidi ad esso legati.

La nascita in Italia di numerose scuole e corsi di arti circensi (oltre 150, con la ‘Cirko Vertigo’, la ‘Flic’ e la ‘Scuola Romana di Circo’ tra le più accreditate) ha contribuito ad avvicinare tanti giovani a tali discipline e a formare circa un migliaio di giocolieri, trapezisti, arealisti e verticalisti professionisti. La strada poi diventa la migliore palestra per mettere a frutto le tecniche imparate a scuola e sviluppa la capacità di relazione con il pubblico, in un passaggio quasi del tutto naturale dall’apprendimento alla realizzazione di una performance.

C’è, però, anche chi si avvicina all’arte di strada per necessità con la crisi e la chiusura dei teatri e delle orchestre, che magari licenziano per problemi di fondi i loro soci o professionisti che, improvvisamente e senza alcun preavviso, a volte si ritrovano senza lavoro e ricorrono a questo tipo d’intrattenimento per potersi un po’ sostenere.

Rimane, comunque, il problema di vedere per tali artisti riconosciuto il loro lavoro e le loro esibizioni sia sotto il profilo artistico che culturale e sociale, oltre che prettamente in senso economico, da parte della Pubblica amministrazione italiana.

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