mercoledì, Ottobre 27

Arte contemporanea… nelle mani delle fondazioni private? 40

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arte contemporanea

Il 22 settembre si è costituito a Torino il Comitato delle Fondazioni d’Arte Contemporanea, da un’idea di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presentato il giorno successivo presso la sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo nell’ambito del convegno dal titolo ‘L’importanza di essere contemporanei. Turismo e distretti culturali fra politiche pubbliche ed energie private’ alla presenza del ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di promuovere l’arte contemporanea mettendo in campo le forze delle più importanti Fondazioni Italiane ed il Ministero della Cultura, promuovendo i giovani artisti con mostre e collezioni al servizio del pubblico,  ponendosi come unico interlocutore con il Ministero peri beni culturali.

Abbiamo posto qualche domanda a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo  presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sul ruolo delle fondazioni in Italia e sullo scopo del neo-comitato.

 

 

Il comitato si pone come unico referente del ministero dei beni culturali per l’arte contemporanea. Vuole spiegare cosa intende come unico riferimento?

Più che unico riferimento il comitato vuole diventare un interlocutore del ministero, perché già ce ne sono altri e ce ne saranno altri in futuro. Crediamo nei confronti di quello che è il discorso dell’arte contemporanea in Italia che ci sia ancora molto da fare al livello pubblico e nazionale. Crediamo quindi  che possa essere importante ed interessante, anche proprio a livello ministeriale, diventare una voce, un interlocutore e quindi di poter dialogare con il ministero in modo da far sì che anche l’arte contemporanea diventi maggiormente riconosciuta ed abbia soprattutto una progettualità, che ci sia un progetto per farla crescere, conoscere in Italia e quindi dare anche una maggior visibilità ai nostri artisti italiani.

Nel fare arte oggi in Italia c’è qualcosa che manca per essere alla pari dei paesi europei?

Certamente, in un paese come l’Italia che ha un immenso patrimonio artistico e architettonico, perché si è creduto nei secoli scorsi nell’importanza dell’arte, sostenendola e supportandola, mentre oggi siamo di sicuro in ritardo rispetto agli altri paesi europei e non solo. C’è molto da fare, partendo dalle scuole, dall’università, dalle accademie, bisogna  lavorare sull’educazione e sulla formazione dei giovani artisti. C’è bisogno soprattutto di sostenere gli artisti fin da giovani, aiutarli nel loro percorso e c’è bisogno di avvicinarsi e affiancarsi alle gallerie, per aiutare anche le gallerie. Le gallerie private, che ovviamente fanno più fatica che in altri paesi del mondo e poi stanno nascendo dei musei. Non dimentichiamo il primo museo di arte contemporanea italiano nazionale, nato nel 2009, quindi forse con un po’ di ritardo rispetto al MOMA di New York, che nasce nel ’29, come dire, siamo un po’ in ritardo e quindi dobbiamo recuperare il tempo perso. Credo che il lavoro che hanno svolto le fondazioni no-profit private, come sono appunto le fondazioni che hanno dato vita a questo comitato, sia stato proprio quello di affiancare il pubblico. Inoltre, credo che adesso sia giusto far conoscere il nostro lavoro e poi iniziare a far sentire una nostra voce, ma è una voce che vuole essere di aiuto,di supporto, costruttiva.

Questa intenzione come si contrappone con il disegno delle istituzioni italiane di voler rimuovere l’ora d’arte al liceo, pur non sapendo bene come si evolverà la cosa? Lei che cosa ne pensa?

Penso che sul discorso delle scuole italiane, sia primarie che secondarie,  si potrebbero dedicare ore in più all’arte, alla cultura. Ne sono fermamente convinto al punto tale che qui, in fondazione a Torino, abbiamo firmato tempo addietro una convenzione con il Ministero della Pubblica Istruzione della Regione Piemonte per far sì che gli studenti che frequentano i nostri laboratori  possano acquisire crediti formativi. Credo inoltre nell’educazione fin da piccoli e proprio per questo in fondazione abbiamo dei bambini di due anni che si mettono a fare laboratori d’arte per poi crescere con le scuole medie e superiori dove abbiamo dei progetti specifici per loro. E’ un aspetto meno noto perché si conosce di più l’attività espositiva, mentre per noi è altrettanto importante l’attività di avvicinamento, di formazione, di educazione. Noi crediamo molto nella mediazione, probabilmente se l’arte contemporanea è così in ritardo è anche perché indubbiamente per il nostro visitatore italiano è più difficile avvicinarsi,comprenderla e proprio per questo sin dall’apertura della sede di Torino nel 2002 abbiamo anche lavorato moltissimo su un discorso di azione. Nelle nostre sale espositive ci sono sempre dei giovani laureati, che arrivano dall’università, dall’accademia del DAMS, sono sempre qui a disposizione dei nostri visitatori per fare da mediazione tra l’opera d’arte e il visitatore, noi crediamo fermamente in questo. L’arte contemporanea non è facile e noi non vogliamo semplificarla dando gli strumenti a tutti per comprenderla. A tal proposito facciamo tante attività come la giornata dedicata al disegno del 5 Ottobre, che si chiama Big Drawl dove chiunque nei vari spazi della fondazione partecipa a delle attività di disegno,  non solo per bambini ma anche per adulti. Perché io credo assolutamente che un compito importante per l’Italia sarà quello di far sì che sempre più la gente abbia la possibilità di avvicinarsi all’arte contemporanea, di comprenderla, di apprezzarla o anche contestarla. Credo che questo sia lo spirito dell’arte contemporanea. Essa è un’arte che viviamo,  la conoscenza degli artisti ci permette di avere un rapporto diretto con loro. Questa è la cosa più bella dell’arte contemporanea ed è proprio da ciò che noi partiamo con tutte le nostre attività per far sì che ci sia sempre più conoscenza. Io penso che essa sia un’arte politica, sociale che ci parla del presente quindi è un’arte che ci può far pensare. Io credo che questo sia anche lo scopo dell’arte contemporanea:farci pensare.

Questo progetto didattico tra la fondazione e la Pubblica Istruzione della Regione Piemonte è estendibile anche ad altre regioni? Attraverso il comitato si potrebbe dare il l’avvio per farlo nelle altre regioni italiane?

Certo. Io credo che tra le fondazioni che fanno parte del comitato alcune già svolgano quest’attività, ognuno secondo i propri canali e secondo le proprie metodologie. A volte il lavoro che in questi anni le fondazioni private hanno compiuto non è conosciuto e questa è davvero un’occasione importante per far conoscere il nostro lavoro. Già da un po’ di tempo avevamo fatto una proposta, avevamo chiesto la possibilità,anche con il ministero, di partecipare e di trovare un modo per parlare di mediazione, perché credo che questo sia uno strumento davvero importante per avvicinare l’arte. Testimonianza di tutto ciò sono le mostre che organizziamo in diverse città, quella organizzata a Roma, ad esempio, è stata portata al MACRO e siamo riusciti a formare dei  mediatori , ragazzi residenti nel territorio che si sono mostrati capaci di seguire i nostri visitatori. Anche per i bambini abbiamo organizzato degli appuntamenti didattici che si sono svolti nelle sale del MACRO. Per questo sono certa che si possa assolutamente fare, siamo ben disposti a diffondere l’iniziativa sia a livello internazionale,sia a livello europeo.

L’arte modula la sua espressività a 360°, non ultimo il progetto con la poesia. Pensa che ci sia ancora qualcosa di inesplorato nell’arte?

L’arte contemporanea ha la sua forza nel fatto che è in continua evoluzione. Penso sempre quando nel 1800 si iniziarono a fare le prime fotografie e lo scetticismo di molte persone era molto forte. Oggi la fotografia rappresenta uno tra gli strumenti più amati e più utilizzati dagli artisti. Quando ho iniziato (nel 1992, n.d.r.) gli artisti lo utilizzavano non soltanto per fare film ma usandolo come mezzo artistico. Io sono convinta che l’arte contemporanea esplorerà in futuro altre strade, altre vie. Oggi si parla già di arte digitale, con tutte le nuove tecnologie e tutti i nuovi mezzi, quindi credo sia proprio questo il bello dell’arte questo continuare a provare a guardarsi ed esprimersi. E’ un’arte di laboratorio un’arte che effettivamente vuole sempre essere attenta al presenta ed anzi vorrei dire vuole quasi anticipare il futuro.  Sono convinta che vedremo ancora tanti altri modi interessanti di modularla e di raccontarla e di farcela vedere visivamente anche dagli artisti e soprattutto sono convinta che oggi le discipline non si possano distaccare, non si possa allontanare la poesia dall’arte contemporanea dalla musica dalla danza. Oggi le discipline devono poter dialogare e questo è il bello della contemporaneità: l’interconnessione.

Vorrei che lei spiegasse la differenza tra le fondazioni private ed i musei di arte contemporanea. Tenendo presente che per le fondazioni voi ci mettete la faccia e le risorse economiche mentre i  musei statali arrancano per la crisi di fondi

Io partirei da questa promessa: le fondazioni in Italia come all’estero, ma soprattutto in Italia, si sono sviluppate negli ultimi 15-20 anni, ad esempio la mia il prossimo anno compirà 20 anni. Per sopperire alla carenza e all’insufficienza che c’era nel nostro paese dei musei dedicati all’arte contemporanea,sono nati negli ultimi anni molti come il MAXXI a Roma, fondato nel 2009. Forse Torino è stato un caso diverso perché il museo Rivoli festeggia 30 anni quindi  ha una storia più antica. Le fondazioni private sono nate grazie alla passione dei collezionisti, al loro grande amore per l’arte. Questo ha fatto sì che molti di noi, vedendo nelle diverse regioni queste insufficienze di musei abbiamo sentito la necessità di metterci in prima persona e di partecipare in modo attivo per sostenere l’arte del nostro paese. Così sono nate queste istituzioni, esse in questi anni hanno fatto il proprio percorso, hanno mostrato di avere delle competenze sia sulle produzioni culturali che una  professionalità nelle relazioni internazionali, rapportandosi così con le comunità locali ed i visitatori. Quindi è tutto un lavoro che abbiamo svolto affiancandoci ai musei pubblici, in questo momento i musei pubblici stanno facendo molta fatica, il pubblico è in un momento difficile, i soldi sono sempre meno e purtroppo si pensa sempre che la cultura sia uno spreco e non si vede mai come un investimento. Il pubblico a volte pensa che sia uno spreco investire in cultura invece io credo che investire in cultura sia la soluzione migliore. Comunque, mancando i soldi, ed essendo la situazione economica molto difficile, è importante che noi istituzioni private ci affianchiamo interloquendo con il pubblico per far si che l’arte contemporanea sia sempre più affermata e riconosciuta anche nel nostro paese, un paese che ha tanta storia sia al livello di architettura che di arte.

 

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